di
Irene Soave
Il nuovo referendum della Confederazione riguarda l’inserimento nella Costituzione di una definizione ancora più rigida della secolare neutralità del Paese
Urne chiuse a mezzogiorno: si è votato per poche ore, domenica mattina, nei diversi Cantoni della Svizzera, su due questioni. Una è l’introduzione di regole più stringenti sull’alimentazione naturale. E una è meno domestica: uno dei due quesiti referendari chiede agli elettori svizzeri se inserire nella Costituzione una definizione più rigida della secolare neutralità del Paese.
Se passasse il sì, tra le conseguenze più concrete nell’immediato ci sarebbe l’impossibilità per la Svizzera di imporre sanzioni alla Russia; a meno che queste non siano approvate dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, dove però Mosca dispone del diritto di veto. Non c’è bisogno di dire che, come scrive Politico.eu, la Russia ha sostenuto l’iniziativa apertamente.
Quanto si può essere effettivamente neutrali nell’attuale scenario della sicurezza europea, dove persino altri Paesi storicamente neutrali, come Austria e Irlanda, cercano di aumentare la spesa per la difesa?
Al momento il diritto internazionale riconosce già l’eccezionale neutralità permanente della Confederazione elvetica. Il governo di Berna ha la possibilità di applicarla con qualche discrezionalità. Non può far partecipare la Svizzera a guerre, o inviare aiuti militari; ma può decidere se imporre sanzioni economiche o cooperare con alleanze militari, pur senza aderire.
Al centro del referendum di domenica c’è proprio questo margine. Si chiede cioè agli elettori se la neutralità deve avere limiti ancora più rigidi. Per esempio, appunto, riguardo alle sanzioni.
Dal 2022 il governo svizzero ha seguito le sanzioni dell’Unione europea contro Mosca, e questo in patria ha i suoi critici. Il referendum è stato infatti lanciato da un gruppo nazional-conservatore, Pro Schweiz, legato ai cristiano-democratici che sono un pilastro della destra svizzera e anche l’unico partito che sostiene il referendum. Il governo di Berna si oppone alla proposta. Il rischio, si legge sulla stampa svizzera, è che la neutralità finisca per diventare isolamento. E i sondaggi sembrano mostrare che due terzi degli elettori sono contrari all’iniziativa.
Le origini della neutralità svizzera vengono spesso fatte risalire alla sconfitta dei Confederati nella battaglia di Marignano del 1515. Fu formalmente riconosciuta dagli altri Paesi europei nel 1815 e inserita nella Costituzione nel 1848. La Svizzera riuscì ad attraversare entrambe le guerre mondiali senza schierarsi ufficialmente: ma durante la Seconda un atteggiamento «pragmatico» la portò a contribuire allo sforzo bellico della Germania, oltre che a chiudere le frontiere agli ebrei d’Europa che cercavano rifugio.
Il Paese ha partecipato alle sanzioni contro l’Iraq nel 1990; e ora l’invasione dell’Ucraina ha costretto di nuovo Berna a confrontarsi col significato concreto della neutralità.
27 settembre 2026
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