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    Alla più grande messa papale celebrata a Parigi da molti anni manca Emmanuel Macron, come del resto era stato annunciato. In compenso, nelle tribune di Place de la Concorde sfila una parte consistente della politica francese. Ci sono Marine Le Pen, Jordan Bardella, Gabriel Attal, Édouard Philippe e altri esponenti ed ex protagonisti della vita pubblica. Una presenza trasversale che aggiunge un significato politico,  senza trasformarla in un appuntamento politico a pochi mesi dalle presidenziali. 


    APPROFONDIMENTI

    Ma la vera immagine della giornata – potentissima – è fuori dalle tribune. Place de la Concorde, gli Champs-Élysées, Place de l’Étoile e parte dell’avenue de la Grande-Armée sono diventati un unico asse lungo circa tre chilometri, predisposto dopo che le iscrizioni avevano sfiorato quota 600 mila. La folla in visibilio accompagna Leone XIV mentre attraversa Parigi, le transenne faticano a contenere l’entusiasmo, attorno all’Arco di Trionfo l’arrivo della papamobile viene accolto da un’esplosione di applausi.

    La scenografia è potente anche per il luogo scelto.

    Il Papa celebra nel cuore della Francia repubblicana, sulla piazza che porta il nome della Concordia ma che durante la Rivoluzione fu anche teatro della ghigliottina e delle esecuzioni di Luigi XVI e Maria Antonietta. Due secoli dopo, proprio da qui Leone XIV parla di unità, pace, accoglienza e capacità di «fare spazio» agli altri.

    Il confronto con Giovanni Paolo II viene spontaneo, ma va letto nelle proporzioni corrette. Nell’agosto 1997 la messa conclusiva della Giornata mondiale della gioventù, celebrata all’ippodromo di Longchamp, richiamò circa un milione di persone, provenienti però da numerosi Paesi. La particolarità dell’appuntamento di oggi è totalmente diversa: la mobilitazione avviene nel cuore della capitale e intercetta in larga misura la Chiesa francese, in un Paese molto più secolarizzato rispetto alla Francia incontrata da Wojtyla allora.

    Leone XIV però non parla a una Francia tornata improvvisamente cattolica. Parla a una società nella quale la pratica religiosa tradizionale si è fortemente ridotta, ma dove contemporaneamente stanno emergendo segnali inattesi di una nuova domanda spirituale, soprattutto tra i giovani.

    Nell’omelia torna il filo che attraversa l’intero viaggio. «La storia dell’umanità non è scritta da chi sembra vincere, imponendosi e occupando lo spazio, ma da chi “fa spazio”, avvia processi di pace, genera fiducia e incoraggia alla vita». Non semplice esortazione morale, precisa il Papa, ma «decisioni e investimenti controcorrente» che possiedono un rilievo pubblico e possono costruire futuro.

    È la stessa idea di unità proposta il giorno precedente all’Eliseo e all’Unesco, questa volta tradotta nel linguaggio evangelico dell’incontro: «Nessuno è così povero da non avere qualcosa da dare; nessuno è così ricco da non avere qualcosa da ricevere». Leone ricorda che fin dalle origini il cristianesimo è stato accolto da persone di diversa estrazione e provenienza, «fra cui molti poveri e schiavi», accostandoli alla condizione di alcuni migranti di oggi.

    Il tema dell’accoglienza aveva già segnato la mattinata alla Maison Bakhita, il centro cattolico che accompagna migranti e persone in condizioni di vulnerabilità. (Léon XIV en France) «Incontrarsi e vivere insieme nella dignità e nella pace è possibile attraverso l’accoglienza, l’ascolto, la formazione, l’accompagnamento e l’integrazione sociale», ha detto il Papa, sottolineando anche il ruolo delle donne nella costruzione di «una civiltà dell’amore» alternativa a una cultura che disgrega le comunità e produce solitudine.

    Poi, però, c’è un’altra Francia che Leone XIV ha voluto incontrare: quella di chi si avvicina per la prima volta al cristianesimo. I numeri spiegano perché. Nel 2025 in Francia sono stati battezzati più di 17.800 tra adulti e adolescenti: 10.384 adulti e oltre 7.400 ragazzi tra gli 11 e i 17 anni. Per i soli adulti l’incremento rispetto al 2024 è stato del 45 per cento, il livello più alto registrato dall’inizio delle rilevazioni della Conferenza episcopale francese nel 2002. Ancora più significativo è il dato generazionale: tra i nuovi battezzati adulti, i 18-25enni rappresentano ormai il 42 per cento e hanno superato la fascia tra i 26 e i 40 anni, che tradizionalmente costituiva il nucleo principale dei catecumeni. 

    È un fenomeno che non rovescia la secolarizzazione, tuttavia la rende meno lineare di quanto apparisse fino a pochi anni fa. Il giornalista di Famille Chrétienne Antoine Pasquier, che al fenomeno ha dedicato un libro-inchiesta, individua due percorsi prevalenti. Ci sono ragazzi cresciuti in famiglie di tradizione cattolica nelle quali la trasmissione della fede si è interrotta con la generazione dei genitori: spesso sono i nonni, e soprattutto le nonne, a conservare il filo della memoria religiosa. E ci sono giovani provenienti da ambienti completamente atei che approdano al cattolicesimo attraverso un percorso personale, dopo avere esplorato altre forme di spiritualità e cercato autonomamente risposte alle grandi domande sull’esistenza.

    Ad accomunarli è soprattutto l’assenza di quel bagaglio di diffidenza verso la Chiesa che aveva segnato le generazioni precedenti. Molti leggono la Bibbia autonomamente, cercano informazioni in rete, utilizzano social e piattaforme digitali non tanto come origine della conversione, quanto come strumenti attraverso i quali approfondire una domanda già maturata.

    Ed è a questa generazione che Leone XIV parla quando invita i cattolici a intercettare non soltanto i bisogni materiali, ma «una sete di senso, di verità e di compimento che abita nel cuore di ciascuno». Per la Chiesa francese la sfida, a questo punto, non consiste soltanto nel registrare l’aumento dei battesimi, ma nel capire che cosa accade dopo: come accompagnare questi ragazzi, inserirli nelle comunità e trasformare una ricerca spesso individuale in appartenenza.

    La folla degli Champs-Élysées non cancella decenni di secolarizzazione. Mostra però che sotto la superficie di una società largamente distaccata dalla pratica religiosa qualcosa si sta muovendo. Il cattolicesimo francese che perde peso come tradizione ereditata sembra contemporaneamente attirare una minoranza di giovani proprio perché non è più un’eredità obbligata. La fede ricevuta automaticamente dalla famiglia diminuisce; quella cercata e scelta personalmente, almeno nei numeri del catecumenato, cresce.


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