La Russia ha un piano in caso di uccisione di Putin. O meglio, ha riattivato un progetto già esistente. E lo scenario è inquietante: una rappresaglia nucleare. Qualcosa ha cominciato a muoversi nel 2018 nelle remote foreste degli Urali. Camion carichi di acciaio, cemento, cavi elettrici, sistemi di ventilazione e sofisticate attrezzature per lo scavo hanno iniziato a raggiungere il piccolo villaggio di Kytlym, ai piedi del monte Kosvinsky. Dietro quei lavori, secondo un’inchiesta condotta da Danwatch insieme al Sunday Times e al Dossier Center, ci sarebbe il potenziamento di uno dei luoghi più segreti dell’apparato militare russo: l’Object 1335, un enorme bunker di comando scavato nella montagna e protetto da centinaia di metri di roccia.

    La struttura è considerata il centro di comando delle Forze missilistiche strategiche russe e, secondo gli esperti consultati dall’inchiesta, sarebbe legata al sistema Perimeter, conosciuto in Occidente come “Mano Morta” (Dead Hand): un sistema concepito durante la Guerra Fredda per garantire una rappresaglia nucleare anche nel caso in cui la leadership politica e militare (ovvero Putin) fosse stata eliminata da un attacco.

    Migliaia di appalti per il bunker

    La ricerca si basa sull’analisi di oltre due milioni di documenti relativi agli appalti militari russi. I dati mostrano che dal 2018 il ministero della Difesa di Mosca ha commissionato una enorme quantità di materiali destinati all’Object 1335. Tra questi figurano circa 22.000 tonnellate di acciaio, oltre 56.000 tonnellate di cemento, circa 600 chilometri di cavi elettrici e migliaia di lampade. Ma anche macchinari per scavare nella roccia, impianti di ventilazione, filtri per materiali chimici e radioattivi, sottostazioni elettriche e sistemi di sicurezza.

    Le dimensioni dell’intervento hanno colpito anche gli esperti di costruzioni consultati dall’inchiesta, che parlano di un progetto di proporzioni eccezionali. Alcuni documenti degli appalti fanno inoltre riferimento esplicito all’Object 1335 come a una struttura destinata a ospitare sistemi di controllo, comunicazione e sicurezza, oltre ad alloggi permanenti per il personale militare. Per lavorare nel complesso era richiesta una speciale autorizzazione dell’Fsb (i servizi segreti di Mosca) per le attività coperte dal segreto di Stato.

    Che cos’è la “Mano Morta”

    Il sistema Perimeter nacque negli anni Settanta, nel pieno della Guerra Fredda. L’idea era quella di creare una sorta di assicurazione contro il rischio che un attacco nucleare potesse decapitare la leadership sovietica e distruggere i normali canali di comando. In caso di attacco, il sistema avrebbe dovuto verificare una serie di segnali, tra cui l’interruzione delle comunicazioni e gli effetti di eventuali esplosioni nucleari. Se la leadership non fosse stata più in grado di impartire ordini, il sistema avrebbe potuto consentire l’avvio della rappresaglia.

    Il suo scopo, quindi, non era quello di facilitare un primo attacco, ma di assicurare che la Russia potesse comunque rispondere a un’aggressione nucleare. Secondo l’inchiesta, proprio questo sistema potrebbe essere stato modernizzato negli ultimi anni. Jeffrey Lewis, esperto di disarmo nucleare e controllo degli armamenti dell’Università di Stanford, dopo aver esaminato la documentazione ha definito plausibile l’ipotesi che la Russia stia rimettendo in funzione la “Mano Morta”.

    Anche Tom Røseth, esperto di sicurezza russa dell’Accademia di Stato Maggiore norvegese, ritiene che i lavori siano compatibili con una modernizzazione di Perimeter. Secondo la sua interpretazione, tuttavia, il rafforzamento della struttura potrebbe essere soprattutto legato alla necessità di proteggere il centro di comando da eventuali attacchi alle installazioni sotterranee.

    Il sistema sarebbe stato aggiornato

    A rafforzare l’ipotesi ci sono anche le dichiarazioni di alcuni veterani delle Forze missilistiche strategiche russe pubblicate su una rivista militare. Tra loro c’è il generale di divisione in pensione V.G. Khalin, che partecipò allo sviluppo del Perimeter originale. Secondo quanto riportato, il sistema sarebbe stato sottoposto a un processo di modernizzazione e avrebbe raggiunto nuovamente uno “stato di prontezza operativa” nel 2023. Khalin parla di un aggiornamento del sistema di automazione, di nuove capacità tecniche, posti di comando mobili e comunicazioni satellitari.

    Sono elementi che, secondo gli esperti, assumono particolare rilevanza perché le dichiarazioni non sono state rilasciate a media stranieri, ma pubblicate in una rivista destinata ai veterani delle Forze missilistiche strategiche russe.

    Cosa può succedere

    Per Steven Pifer, ex ambasciatore statunitense in Ucraina e diplomatico a Mosca, il sistema era stato concepito soprattutto per evitare che la leadership sovietica reagisse in preda al panico a un possibile attacco. La sua eventuale modernizzazione, però, solleva interrogativi proprio perché potrebbe ridurre il ruolo dell’intervento umano nel processo decisionale.

    L’ammodernamento dell’Object 1335 si inserirebbe inoltre in un più ampio programma russo di potenziamento delle infrastrutture nucleari. Danwatch aveva già documentato, insieme a Der Spiegel, la ricostruzione e l’aggiornamento di numerosi siti militari russi destinati alle forze nucleari. La portata effettiva dei lavori e soprattutto lo stato operativo attuale di Perimeter restano tuttavia difficili da verificare dall’esterno. La Russia ha ammesso in passato l’esistenza del sistema: nel 2011 il comandante delle Forze missilistiche strategiche, Sergej Karakaev, ne confermò pubblicamente l’esistenza. Più recentemente, nel 2025, l’ex presidente russo Dmitry Medvedev ha evocato pubblicamente la “Mano Morta” in un messaggio rivolto a Donald Trump. Danwatch, il Sunday Times e il Dossier Center hanno sottoposto le conclusioni dell’inchiesta al Cremlino, attraverso l’ufficio stampa e direttamente al portavoce Dmitry Peskov. Non hanno (come prevedibile) ricevuto risposta.


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