Dopo quasi due anni di proteste studentesche, la Serbia si prepara alle elezioni anticipate del 25 ottobre
BELGRADO – Il presidente serbo Aleksandar Vučić si è dimesso per partecipare “come libero cittadino” alle elezioni parlamentari anticipate del 25 ottobre e puntare alla carica di primo ministro. Una scelta che apre una nuova fase politica in Serbia dopo quasi due anni di proteste guidate dagli studenti, che avevano fatto del ritorno anticipato alle urne una delle loro principali richieste.
Vučić aveva sciolto il Parlamento il 9 settembre, convocando le elezioni anticipate. La Costituzione gli impedisce di concorrere per un terzo mandato consecutivo alla presidenza, mentre le dimissioni anticipate gli consentono ora di guidare la campagna del suo Partito progressista serbo (SNS) e, in caso di formazione di un nuovo governo da parte del partito, di puntare alla carica di premier.
“Mi dimetto dalla carica di presidente”, ha annunciato dal palazzo presidenziale di Belgrado, mentre all’esterno i suoi sostenitori scandivano il suo nome.
Vučić trasferirà le proprie funzioni alla presidente dell’Assemblea nazionale Ana Brnabić, che assumerà ad interim la guida dello Stato. Le elezioni presidenziali dovranno invece tenersi entro la fine di dicembre.
“Per me la democrazia come forma di regime politico è molto importante”, ha affermato Vučić spiegando la decisione di lasciare anticipatamente l’incarico. Il suo secondo mandato presidenziale sarebbe scaduto nel maggio del prossimo anno.
La scelta arriva dopo una lunga stagione di mobilitazioni antigovernative iniziata in seguito al crollo, nel novembre 2024, di una pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad, costato la vita a 16 persone.
Le proteste, partite dalla richiesta di accertare le responsabilità della tragedia e contrastare la corruzione, si sono progressivamente trasformate in un movimento politico che ha chiesto elezioni anticipate.
Figura dominante della politica serba da oltre un decennio, Vučić ha attraversato profonde trasformazioni politiche. Nato nel 1970, negli anni Novanta fu alleato dell’ultranazionalista Vojislav Šešelj e ministro dell’Informazione durante la presidenza di Slobodan Milošević.
Dopo la caduta di Milošević, rimase tra i protagonisti del Partito radicale serbo fino alla svolta del 2008, quando abbandonò la formazione e contribuì alla nascita del Partito progressista serbo.
L’SNS si impose alle legislative del 2012 e da allora occupa una posizione centrale nella politica del Paese.
Vučić è stato vicepremier, ministro della Difesa e primo ministro prima di diventare presidente nel 2017.
Negli anni ha costruito la propria leadership puntando sulla stabilità politica, sulla crescita economica e sull’attrazione degli investimenti stranieri, mantenendo contemporaneamente un difficile equilibrio internazionale tra l’obiettivo dell’ingresso della Serbia nell’Unione europea e i tradizionali rapporti con Mosca.
I suoi oppositori e organizzazioni internazionali lo hanno accusato di un progressivo arretramento democratico e di esercitare un forte controllo sulle istituzioni e sui media, accuse che Vučić e il suo partito respingono.
Ora la sua lunga permanenza ai vertici della Serbia entra in una nuova fase. Lasciato il palazzo presidenziale, Vučić torna direttamente nella competizione politica per cercare di guidare il prossimo governo, mentre il movimento nato dalle proteste studentesche si prepara a misurare nelle urne il consenso raccolto nelle piazze.
