
Vista del parlamento lettone durante una sessione, Riga, Lettonia, 31 maggio 2023. REUTERS/Ints Kalnins
C’è l’economia, certo: con l’inflazione arrivata al 3,6%, spinta anche dal brusco aumento del costo dei carburanti, un potere d’acquisto al di sotto della media UE e un debito pubblico che ormai sfiora il 50% del Pil. Ma in cima alle preoccupazioni degli elettori della Lettonia, che sabato prossimo, 3 ottobre, sono chiamati alle urne per il rinnovo del Parlamento unicamerale, la Saeima, resta senza dubbio il tema, cruciale, della sicurezza: questione assai delicata, dal momento che la Lettonia, unica tra le nazioni baltiche, condivide geograficamente un confine diretto sia con la Russia sia con la Bielorussia (l’Estonia confina soltanto con la Russia, la Lituania con la sola Bielorussia), e di fatto rappresenta un avamposto, una cerniera al tempo stesso fondamentale e potenzialmente vulnerabile sia per l’Unione Europea sia per la NATO. Bisogna considerare inoltre che la Lettonia, dopo l’invasione russa in Ucraina, è stata ed è una delle nazioni che con più fermezza ha sostenuto Kiev, con l’approvazione delle sanzioni a Mosca e con il crollo del commercio bilaterale, che prima rappresentava invece una delle sue voci economiche più rilevanti. Ma il timore d’incursioni russe, o di interferenze di vario genere, è talmente alto che il governo uscente ha invitato l’OSCE (Organization for Security and Co-operation in Europe), attraverso l’Office for Democratic Institutions and Human Rights (ODIHR), a osservare da vicino, e con estrema attenzione, lo svolgimento di queste elezioni.
Crescenti violazioni dello spazio aereo
L’emittente radiofonica Radio Free Europe/Radio Liberty (RFE/RL) aveva già rivelato che il 30 luglio scorso i tre commissari europei baltici (Kaja Kallas, Andrius Kubilius e Valdis Dombrovskis) avevano firmato e inviato alla presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, una lettera per denunciare la “crescente preoccupazione per l’aggressione russa negli Stati baltici”, descrivendo il “deterioramento dell’ambiente di sicurezza” in conseguenza di una “frequenza crescente di violazioni dello spazio aereo con incursioni di droni”. Le tre nazioni baltiche hanno già raggiunto, o stanno per raggiungere, l’obiettivo fissato dalla NATO per il 2035 di spendere il 5% del PIL per la difesa (la Lettonia, con i 2 miliardi di euro stanziati nel 2026 per la difesa, è al 4.91%). Mentre l’Unione Europea ha promesso circa 14 miliardi di prestiti per investimenti in difesa e sicurezza nella regione. D’altro canto il Cremlino è certo, da mesi, che la Lettonia possa diventare una base “naturale” di lancio per droni militari: le smentite del governo uscente lettone non sono bastate ad attenuare la pressione. Secondo il Consiglio degli Stati del Mar Baltico (CBSS) potrebbe essere auspicabile, in un prossimo futuro, anche una sorta di “Schengen militare” per la regione.
Una tensione comunque palpabile, confermata anche dal Centre for Eastern Studies (OSW), con sede a Varsavia, in Polonia, che ha pubblicato un’analisi proprio in vista delle elezioni parlamentari di sabato prossimo: “Il livello di minaccia in Lettonia – scrivono i ricercatori – non è cambiato prima delle elezioni e la situazione rimane stabile, seppur tesa. Secondo i servizi segreti e le forze armate lettoni, la principale sfida di questo autunno è l’intensificazione delle attività ostili da parte di Russia e Bielorussia, tra cui la pressione migratoria, la disinformazione, il sabotaggio (incluso incendio doloso) e le violazioni dello spazio aereo. Dall’inizio del 2026, circa 11.500 tentativi di attraversare illegalmente il confine dalla Bielorussia sono stati ostacolati, rispetto ai 12.000 nel corso del 2025. Le incursioni nello spazio aereo lettone da parte di sistemi aerei senza equipaggio russi e ucraini rappresentano un’altra sfida. Su richiesta della Lettonia, la NATO ha schierato due coppie di Eurofighter tedeschi alla base aerea di Lielvārde per la durata del periodo elettorale”.
Insomma, non si tratta di elezioni qualsiasi: perché qualsiasi “spostamento politico” alla guida della piccola nazione baltica (complessivamente 1,89 milioni di abitanti) potrebbe avere conseguenze enormi sugli equilibri nella regione, messi a dura prova negli ultimi anni dopo l’invasione russa in Ucraina. Anche se la Lettonia, secondo l’edizione 2026 di Freedom House, resta ai vertici delle nazioni considerate “libere e democratiche”, con un punteggio stabile di 89/100 (37/40 sui diritti politici, 52/60 nelle libertà civili).
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Frammentazione della politica
Il contesto politico resta assai frammentato: alle elezioni si presentano 14 partiti (ma la soglia di sbarramento è piuttosto alta, al 5%), con 1428 candidati in lizza per conquistare i 100 seggi della Saeima. Con la coalizione storica di centro-destra Nuova Unità (JV) in netta flessione dopo aver presieduto la gran parte dei governi dall’indipendenza del 1991, ma che lo scorso maggio, in seguito a una forte polemica sulla gestione di alcuni droni ucraini finiti per errore in territorio lettone, ha dovuto cedere la guida del paese alla Lista Unita (in lettone Apvienotais saraksts, AS), guidata dal primo ministro uscente, il conservatore Andris Kulbergs. Che tutti i sondaggi danno come sicuro vincitore di questa tornata elettorale, ma con percentuali troppo esigue (siamo attorno al 22% di preferenze) per ambire a guidare in solitaria il governo che verrà.
Dunque coalizione: ma con chi? E su quale programma? Gli alleati più probabili potrebbero essere l’Unione dei Verdi e dei Contadini (ZZS), stimato attorno all’8%, e i nazionalisti di Alleanza Nazionale (NA, circa 9%), ma i numeri potrebbero non essere sufficienti. Mentre più complesse, per differenti “visioni” e aspettative degli elettori, potrebbero essere le trattative con la Nuova Unità, scivolata ormai all’8%, e i Progressisti, di centro-sinistra, accreditati di un 12% che potrebbe far gola a Andris Kulbergs. Tra i partiti che di certo supereranno lo sbarramento del 5% ci sono inoltre gli estremisti di destra “Prima la Lettonia” (LPV), pro Cremlino, che potrebbe ottenere il 13%, e Potere Sovrano/Giovani Lettoni (SV/J), populista, anche lui filorusso, attorno al 12%.
Il ruolo della minoranza russofona
Una delle questioni dirimenti sarà il comportamento della popolazione russofona, che alle elezioni russe (chiamiamole così) del 21 settembre scorso ha disertato in massa il seggio allestito all’ambasciata russa a Riga (ha partecipato soltanto lo 0,8% degli aventi diritto). Scrive al proposito il centro di ricerca e studi The Robert Schuman Foundation: “La Lettonia, come l’Estonia, ospita una significativa minoranza russa, che rappresenta circa il 25% della popolazione totale di 1,89 milioni di abitanti. La loro integrazione è sempre stata una sfida per la società lettone. Dall’indipendenza nel 1991, e in particolare dopo il conflitto tra Ucraina e Russia, sono state approvate leggi – talvolta considerate controverse – per limitare l’uso della lingua russa nell’istruzione e nei media. Durante le elezioni, numerosi partiti di lingua russa o quelli allineati con la minoranza russa si candidano, ma pochi hanno probabilità di ottenere seggi, ad eccezione di Potere Sovrano (SV). La domanda che sorge alla luce delle numerose leggi recentemente approvate è questa: come si orienterà l’elettorato russofono, che ha il diritto di voto? Opterà ancora una volta per la lealtà verso la Lettonia? La domanda è cruciale dato il quadro demografico: la maggior parte dei partiti propone soluzioni per risolvere una situazione nazionale critica. Alcuni russi che vivono nel paese sono classificati come ‘non cittadini’ perché non parlano lettone”.
E le divisioni non mancano anche all’interno dell’elettorato russofono: dei quattro partiti politici favorevoli, diciamo così, a una maggiore influenza del Cremlino sulla politica lettone, soltanto due (Prima la Lettonia e Potere Sovrano) sono certi di ottenere seggi. Tra i due “minori” c’è Stabilitātei! (Per la Stabilità), il cui leader, Aleksejs Rosļikovs, è fuggito in Bielorussia la primavera scorsa per sfuggire a procedimenti penali in Lettonia, e da lì continua a proporre una campagna aggressiva, basata spesso sulla disinformazione. L’ultimo, Saskaņas Centrs (Centro dell’Armonia), è una formazione di sinistra che punta a reintrodurre l’insegnamento nelle scuole delle lingue delle minoranze, nuove tassazioni per i più ricchi e l’elezione diretta del Presidente della Repubblica.
“Il dovere del governo è garantire la sicurezza della Lettonia nel senso più ampio”, ha più volte ribadito il primo ministro uscente, Andris Kulbergs. “Ciò significa garantire la sicurezza esterna dello Stato, la sicurezza economica, la sicurezza energetica, ma anche il senso di sicurezza delle persone nel proprio paese”. Le operazioni di voto si terranno nella sola giornata di sabato 3 ottobre, dalle 8 alle 20. L’elettore, oltre a scegliere il partito più affine alle sue idee, può anche barrare una casella verde “PAR” (a favore) o rossa “PRET” (contro) accanto al nome di uno o più candidati di quella lista, il che determinerà alla fine dello spoglio una “classifica” tra i candidati più o meno graditi. In un articolo di “presentazione” del prossimo appuntamento elettorale, il portale di notizie Latvian Public Service Media (LSM) ha tenuto a fare una raccomandazione inusuale agli elettori lettoni: “Un consiglio per tutti i potenziali elettori: per favore, non usate l’Intelligenza Artificiale per decidere in quale direzione votare: usate la vostra intelligenza. Avendo letto tutti i manifesti riassunti dei partiti, è chiaro che esiste una grande varietà di formati, promesse, piani e sogni. Alcuni sono realistici, altri no. Dato che il sistema multipartitico della Lettonia rende estremamente improbabile che un solo partito possa dominare, è praticamente impossibile che uno qualsiasi di questi manifesti venga attuato integralmente. L’IA ti dirà cosa ogni partito dice di rappresentare e cosa dice che farà, ma l’IA è anche notoriamente credulona e distaccata. Quello che serve qui è un po’ di vecchio sospetto umano, ma si potrebbe persino definire cinismo”.
