In tanti pensavano che sarebbe finito tutto quel 3 luglio, nel torbido clima di Toronto, tra un ciuffo di capelli malandrino e lo stacco imperioso del futuro compagno Goncalo Ramos a rendere triste e amara l’ultima di Luka Modric con la sua nazionale. E, invece, rieccolo lì, quasi tre mesi pieni dopo, ancora con la maglia a scacchi (eccezionalmente blu per la sfida alla Repubblica Ceca), la numero 10, la fascia da capitano al braccio e una incredibile aura che continua a vestirsi da leggenda. A 41 anni, il genietto di Zara non smette di stupire: con la rete siglata sabato a Praga, è diventato, infatti, il più anziano – o meno giovane, meglio – marcatore della storia della sua nazionale. Una statistica di altissimo livello, ma che pari quasi un’inezia di fronte a quello che tutti affermano sulla parte nord dei Balcani: Modric è il più forte calciatore croato di sempre. 

    Due motivi

    Forse – anzi, sicuramente – non avrebbe avuto bisogno di dimostrarlo ancora. Quella eliminazione contro il Portogallo dell’amico Cristiano Ronaldo non avrebbe tolto nulla ad una carriera straordinaria con la madrepatria, ma Modric non ha voluto dire basta. In primis, per la sua nazionale: tutti, tra nuovo commissario tecnico, federazione e compagni, gli hanno chiesto di essere ancora presente in rosa per guidare la transizione della nazionale verso i nuovi obiettivi senza quei calciatori che hanno scritto la storia recente del Paese. Bilic lo ha confermato anche nel post gara: «Per noi Luka è tutto in termini di stabilità e di ritmo». Non solo, si potrebbe aggiungere senza timore di smentita. D’altronde, ci aveva già pensato lo stesso ct a inizio ritiro: «Siamo tutti estremamente felici che lui continui. La sua voglia di giocare e la sua passione per la nazionale non sono mai state in discussione. Piuttosto erano i giornalisti a chiedere a Luka “quando smetterai”, così che lui ha dovuto reagire. Io, dai colloqui avuti con lui prima ancora di diventare commissario tecnico, ho notato che la nazionale è tutto per lui. Ma è l’ultimo che vuole vivacchiare a sbafo. Sia nel club che in nazionale. Con il Lecce ha giocato, il Milan sembra lo stesso con lui o senza di lui. E finché gioca per il Milan, finché è importante per loro, giocherà anche per noi». Del secondo motivo per cui ha scelto di continuare, c’è già l’evidenza: rabbia per come sarebbe potuta finire quel 3 luglio, voglia di rivalsa, passione per il gioco.

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    Rapporto

    Tutte sensazioni e reazioni che – coincidenza, ma non troppo – si ritrovano anche nella sua scelta di proseguire per un altro anno con la maglia del Milan. Luka non aveva voglia di lasciare con un fallimento: vuole portare il “suo” club alla vittoria, riavvicinarlo ai fasti che sono i motivi per cui ne è diventato grandissimo tifoso, vuole lottare ancora per la maglia e dare il suo contributo, nei tempi e nei modi che poi deciderà l’allenatore. Con Amorim, il rapporto è molto sincero: il tecnico sa cosa può chiedere al suo numero 14 e il numero 14 sa cosa può dare; se qualche volta andrà in panchina, non farà alcuna storia, nessun muso lungo, nessuna lamentela. Lui, tanto, la storia l’ha già scritta. E, di questo passo, la farà ancora. 

     

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