In quel campo di patate che era lunedì sera il Timsah Arena di Bursa, Turchia, la grande novità è stata che l’Italia ha giocato da squadra, almeno per cinquanta minuti assai bene, e ha vinto per 1–4 contro la Nazionale turca.
Va detto: non ci eravamo abituati. Va chiesto: tutto merito degli Azzurri oppure questa Turchia è squadra modesta e mal messa in campo?
Una domanda legittima. La distanza tra la Nazionale italiana dell’Olimpico e quella del Timsah Arena è enorme, ben più dei 1.200 chilometri che li separano in linea d’aria, senz’altro più lunga dei tre giorni di distanza tra una partita e l’altra. Forse c’aveva visto Roberto Mancini quando aveva scorto nella ripresa contro il Belgio un lume di gioco e orgoglio. Forse la Nazionale guidata da Vincenzo Montella era avversario sempliciotto. L’una non esclude l’altra. Fatto sta che il commissario tecnico ha trovato il modo di mettere qualche pezza ai problemi degli Azzurri, che ci sono ancora, rimangono preoccupanti, ma un po’ meno di prima. Perché quanto meno dalla Turchia è arrivata la sensazione che i giocatori abbiano trovato la voglia di correre e di dannarsi in campo. E rispetto agli ultimi quattro anni non è poco.
L’Italia di Roberto Mancini ha giocato un primo tempo buonissimo, a tratti divertente. È tornata negli spogliatoi sul 0-3, grazie alle reti di Alessandro Bastoni, Davide Frattesi e Michael Kayode, senza aver patito il gioco, o meglio non gioco, avversario. Il secondo tempo era iniziato con la sensazione del disastro imminente. La Nazionale sembrava aver perso di nuovo concentrazione e voglia e Barış Alper Yılmaz aveva segnato dopo due minuti dal secondo via. Tre minuti dopo però la difesa turca aveva sbagliato un passaggio, Nicolò Cambiaghi aveva recuperato palla, l’aveva concessa a Sandro Tonali che ha fatto una cosa buona delle tante che ha fatto ieri, un tiro angolato, il palo. Francesco Pio Esposito era lì, in mezzo alla disattenzione dei difensori turchi e di testa ha segnato l’1-4.
Poi l’Italia ha sofferto. Anche se mai troppo. Dopo cinquantacinque minuti di sonno, Arda Güler ha deciso di giocare e lì Roberto Mancini ha sbuffato, s’è guardato attorno, ha forse invidiato il collega. Un giocatore così il ct non ce l’ha, uno bravo davvero con i piedi e con il guizzo e il talento di un numero 10 non si vede da un po’ con addosso la maglia azzurra. Roberto Mancini si è crucciato per qualche minuto. Pochi minuti soltanto, poi è tornato a sbraitare, a chiedere ai giocatori di rispettare distanze e posizioni. Tutto sommato è stata una mezz’ora di calcio d’antan, con l’Italia brava, o meglio bravina, a non prendere gol.
Ora serve aspettare venerdì e vedere come andrà con la Francia nella terza giornata della Nations League. Sperando che l’entusiasmo dei meno esperti abbia portato un po’ di voglia di sacrificarsi ai più esperti.
