Nell’ultimo fine settimana è successo in piazza dei Signori a Treviso, in via Palazzo a Mestre e in piazzetta Bertossi a Pordenone. Ma in precedenza era accaduto pure in corso del Popolo a Rovigo e in via Altinate a Padova. Non nelle malfamate periferie: è nei salotti buoni del Nordest che, sempre più spesso, avvengono accoltellamenti, sassaiole, scazzottate. Peraltro anche a orari, come le dieci di un sabato sera di quasi estate, in cui i centri sono ancora affollati di famiglie.
APPROFONDIMENTI
«Chi arriva in città per creare problemi, deve sentire il fiato sul collo: dobbiamo rendere la vita impossibile ai rompiballe», è sbottato ieri Mario Conte, sindaco del capoluogo della Marca e presidente di Anci Veneto, al termine del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica in cui è stato deciso di potenziare ulteriormente i controlli rispetto alla “zona rossa”, in attesa che giovedì il caso venga anche portato all’attenzione dei ministri Matteo Piantedosi (Interno) e Carlo Nordio (Giustizia). Un’analoga richiesta per una maggiore presenza di forze dell’ordine approderà domani sul tavolo della Prefettura di Venezia, dove sarà affrontata l’emergenza che è tornata a presentarsi nel cuore della terraferma, già teatro nei giorni scorsi di una recrudescenza dei furti (emblematico il 48° colpo alla carrozzeria Moderna), tanto da avvilire la vicesindaca Francesca Zaccariotto: «Se chi viene fermato torna rapidamente in libertà, ed è nelle condizioni di continuare a delinquere, rischiamo di trovarci davanti a una sorta di tela di Penelope».
Linea dura contro le baby gang
Conte ha condiviso lo stesso sconforto, commentando l’episodio di Treviso, dove un 21enne a passeggio con la fidanzata era stato accoltellato al fianco da un 18enne di origine gambiana, poi arrestato per tentato omicidio. La stessa accusa che, con la formula del concorso, potrebbe essere contestata ai suoi amici italiani, un 19enne e due 17enni che sono stati denunciati. Linea dura, dunque, da parte della Polizia. Ma anche della Prefettura, ha promesso il rappresentante territoriale di governo Angelo Sidoti, assicurando una maggiore incisività dei controlli: «Ci sarà anche una maggiore inflessibilità soprattutto nell’area della “zona rossa”. Evidentemente occorre un ulteriore giro di vite».
Va detto che nel capoluogo trevigiano la “zona rossa” fa perno sulla stazione ferroviaria, comprendendo anche il quartiere di San Zeno da una parte e di via Roma dall’altra, senza però includere piazza dei Signori: sarebbe impensabile, trattandosi del centro del centro. Ma siccome proprio in quell’area è accaduto l’accoltellamento, per il sindaco Conte la misura è colma, come dirà ai due ministri. Innanzi tutto a Piantedosi: «Porterò richieste precise: più forze dell’ordine per Treviso e maggiori risorse per consentire ai Comuni di assumere nuovi agenti di Polizia locale. Perché la sicurezza si garantisce prima di tutto con uomini e donne sul territorio. Poi qualcuno dovrà spiegarmi come sia possibile che una persona con precedenti possa girare nel cuore della città, in piazza dei Signori, con una lama in tasca. Sono stanco di assistere a situazioni del genere. E sono stanchi i cittadini». Quindi a Nordio: «Capita persino di vedere ragazzi che, mentre vengono identificati, se la ridono di gusto. Se non temono l’autorità significa che qualcosa non funziona. Evidentemente non hanno paura della legge e delle conseguenze delle loro azioni. Penso invece che le conseguenze devono essere certe. La legge deve essere rispettata e la sua applicazione deve rappresentare un deterrente reale per chi pensa di poter vivere violando sistematicamente le regole».
La richiesta di controlli a Venezia
Parole con cui il leghista, presidente di Anci Veneto, si è fatto interprete del malcontento di tanti colleghi. Non a caso domani la richiesta di maggiori controlli sarà formulata a Venezia, nel corso del vertice presieduto dal prefetto Darco Pellos. In città la “zona rossa” in laguna e in terraferma non è più attiva, anche se il regolamento comunale di polizia e sicurezza prevede comunque il Daspo urbano. L’esperienza sul campo aveva però evidenziato il ruolo di deterrenza rivestito dal presidio fisso nel centro di Mestre. Proprio là dove trentenne tunisino ubriaco prima aveva dato in escandescenze contro un barista che aveva rifiutato di dargli da bere e poi aveva ingaggiato una rissa con 8 connazionali contro i 5 albanesi che lo avevano messo in fuga. Ma il problema è sempre lo stesso: le forze dell’ordine hanno abbastanza personale per essere dovunque serva?
