Foto: MMC RTV SLO

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    La condanna di tre agenti dei servizi segreti egiziani a dieci anni per il sequestro di Giulio Regeni viene accolta in Friuli Venezia Giulia come un passaggio importante, ma non conclusivo, nel lungo percorso verso la verità sulla morte del ricercatore friulano.

    Il governatore Massimiliano Fedriga invita a non alimentare nuove contrapposizioni politiche. Secondo Fedriga, dispiace che, anche dopo una decisione così importante, il dibattito si concentri sulle polemiche. Il presidente della Regione parla di un “primo passo” e auspica che si possa proseguire per arrivare alla verità completa, che la sentenza, come ha sottolineato anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani, non ha ancora definito.

    Di segno diverso le parole di Massimo Moretuzzo, capogruppo del Patto per l’Autonomia-Civica Fvg in Consiglio regionale. Moretuzzo definisce la sentenza un passaggio importante perché consegna alla verità giudiziaria fatti che, per troppo tempo, sono stati accompagnati da omissioni e ostacoli. Il consigliere sottolinea soprattutto la tenacia della famiglia Regeni, che ha continuato a chiedere verità e giustizia. Per Moretuzzo, la sentenza non chiude tutte le questioni ancora aperte, ma rappresenta un punto fermo nella storia giudiziaria del caso. E proprio per questo, aggiunge, le istituzioni italiane ed europee devono ora impegnarsi affinché quella verità non resti senza conseguenze.

    Dal Partito democratico, Elly Schlein ha chiesto al governo di fare di più sul piano diplomatico e politico nei confronti del Cairo, mentre dalle altre forze di opposizione arrivano richieste di un intervento diretto della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

    La segretaria regionale del Pd Friuli Venezia Giulia, Caterina Conti, auspica che dalla sua regione parta un appello affinché la giustizia non si fermi a quanto deciso finora dal tribunale ma che tutte le forze politiche e civili sollecitino il Governo perché attivi formalmente i canali diplomatici e giudiziari internazionali per chiedere all’Egitto l’estradizione dei condannati o che comunque scontino le pene comminate dalla giustizia italiana.

    Sul piano giudiziario, intanto, le difese dei tre agenti egiziani condannati hanno annunciato l’intenzione di ricorrere in appello. Il quarto imputato, il generale Tariq Sabir, è stato invece assolto. Gli imputati, tutti da anni irreperibili per la mancata collaborazione delle autorità egiziane, non hanno mai partecipato a un’udienza.

    Davide Fifaco

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