Secondo gli inquirenti, utilizzando un falso nome, sarebbe responsabile di traffico di esseri umani favorendo l’immigrazione clandestina di decine di extracomunitari dai quali si sarebbe fatta pagare migliaia e migliaia di euro per riuscire ad attraversare la frontiera dalla Turchia alla Grecia ed avere così accesso all’Europa. Per questo motivo era stato emesso un mandato di arresto internazionale e per la stessa ragione la polizia di frontiera di Ancona, mentre scendeva dalla nave proveniente dall’Albania, l’ha arrestata per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
In manette è finita una donna di 42 anni residente a Grottazzolina, ma di origini albanesi, già condannata in Grecia a 13 anni e tre mesi di reclusione. Ieri la donna, difesa dall’avvocato Massimo Monaldi, è finita davanti alla Corte di Appello di Ancona proprio per il procedimento penale che ha come oggetto il mandato di arresto Europeo, emesso dall’autorità giudiziaria della Grecia. La 42enne è destinataria di una sentenza di condanna emessa dalla Corte di Appello di Salonicco in Grecia di anni 13 e mesi 3 per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
La donna, dopo essere stata arrestata, è stata rinchiusa nel carcere femminile di Pesaro, il giorno successivo c’è stata l’udienza di convalida dell’arresto e la Corte di Appello di Ancona ha confermato il provvedimento della reclusione in carcere. La difesa, però, ha impugnato la sentenza chiedendo la misura alternativa della detenzione domiciliare, che è stata accolta. La Corte di Appello di Ancona ha anche negato l’estradizione richiesta dalla Grecia, perché le condizioni delle carceri greche esporrebbero la condannata ad un rischio di trattamenti inumani e degradanti e la esporrebbero a un rischio di violazione dei diritti umani fondamentali.
“La Corte di Appello di Ancona – spiega l’avvocato Monaldi – in forza di quanto me rappresentato, ha chiesto all’autorità giudiziaria greca informazioni in merito alla conformità del trattamento penitenziario individualizzato cui la persona richiesta in consegna sarebbe stata sottoposta. E’ stato risposto con una nota che secondo la Corte di Appello di Ancona rendeva informazioni assai limitate senza alcun chiarimento agli impegni che scandiscono la vita quotidiana, attivazione di corsi nella struttura detentiva volti ad assicurare la rieducazione della condannata, inoltre, non è stata fornita nessuna informazione sulle modalità con cui la condannata avrebbe potuto mantenere i rapporti con la figlia ed il marito”.
Alla fine la Corte di Appello di Ancona ha affermato, seppur implicitamente, che la cooperazione giudiziaria europea non può prevalere sui diritti fondamentali della persona, negando la consegna dell’albanese all’autorità giudiziaria greca e revocando la misura degli arresti domiciliari. Inoltre ha disposto che la pena detentiva venga espiata in Italia.
Fabio Castori
