– Da venerdì 2 a domenica 4 ottobre, lungo un itinerario che attraversa il cuore del Parco del Pollino e arriva fino alla Sibaritide, escursioni, ciclopasseggiate, archeologia, degustazioni e concerti all’insegna della contaminazione– Alfio Antico, Colapesce e Mario Conte aggiornano i suoni dell’album “Antico” del 2016 mandando in cortocircuito epoche diverse e lontane. Il mondo ancestrale viene raccolto e trasformato attraverso chitarre e sintetizzatori– CCCC è invece il nuovo progetto nato dall’incontro fra Chiara Civello e Clap! Clap!, «Il suo sguardo antropologico e insieme sciamanico, i suoi beat, mi hanno aperto porte che da sola forse non avrei trovato», dice la jazzista

    Ci sono festival che costruiscono un recinto intorno alla musica e poi invitano il pubblico a entrarci. E poi ci sono rassegne che fanno esattamente il contrario: tolgono il recinto, allargano il palcoscenico e lasciano che siano le montagne, i boschi, i sentieri, i borghi e le rovine antiche a suggerire la direzione.

    È questa la filosofia della rassegna itinerante che da venerdì 2 a domenica 4 ottobre attraverserà il territorio compreso fra il Parco Nazionale del Pollino e la Sibaritide, intrecciando musica, natura, archeologia e cultura del paesaggio. Tre giornate pensate come un percorso più che come una semplice sequenza di appuntamenti, durante le quali il pubblico sarà invitato a spostarsi, camminare, pedalare, osservare, assaggiare e infine ascoltare.

    L’idea è semplice e, proprio per questo, tutt’altro che scontata: mettere in relazione il patrimonio naturale e archeologico con la musica contemporanea, evitando che il territorio sia soltanto lo sfondo fotografico di un evento. Il paesaggio diventa invece parte integrante dell’esperienza, qualcosa da attraversare con tempi e modalità differenti.

    Il programma alterna infatti escursioni, ciclopasseggiate, visite guidate, degustazioni e concerti, costruendo una sorta di racconto itinerante che dalle montagne del Pollino conduce verso la pianura e il mare della Sibaritide. Un viaggio dentro una Calabria spesso raccontata per singoli luoghi e che qui viene invece proposta come un sistema di paesaggi, memorie e comunità.

    La montagna è il punto di partenza, ma non è una frontiera. Il Pollino, con la sua straordinaria biodiversità e i suoi paesaggi, dialoga con la storia millenaria della costa ionica e con le testimonianze della Magna Grecia. In mezzo ci sono sentieri, piccoli centri, produzioni locali, tradizioni e una geografia che invita naturalmente alla scoperta lenta.

    Non è dunque soltanto una rassegna musicale e nemmeno una semplice proposta di turismo culturale. È un tentativo di tenere insieme esperienze che normalmente vengono offerte separatamente: la passeggiata naturalistica da una parte, la visita archeologica dall’altra, la gastronomia in un altro momento ancora e la musica confinata, spesso, alla sera. Qui tutto concorre invece alla costruzione di un unico itinerario.

    Domenica 4 ottobre, la musica prende il paesaggioDa sinistra: Mario Conte, Alfio Antico e Colapesce

    Il cuore musicale della manifestazione arriverà domenica 4 ottobre con due progetti che, pur molto diversi fra loro, condividono una forte vocazione alla contaminazione.

    L’album “Antico” (2016)

    Il primo è ANTICO, progetto che riunisce Alfio Antico, Lorenzo Urciullo (Colapesce) e Mario Conte attorno al lavoro di musica popolare radicale nato dall’omonimo album del 2016. È un incontro che mette fianco a fianco mondi apparentemente lontani e proprio per questo particolarmente fertili. Da una parte Alfio Antico, figura unica della musica popolare siciliana, maestro del tamburo a cornice, strumento che nelle sue mani ha perso da tempo qualsiasi funzione semplicemente folkloristica per trasformarsi in un’estensione del corpo, della voce e della memoria.

    Antico porta sul palco una materia sonora antichissima: il ritmo, la voce, la fisicità del tamburo, le immagini di un mondo contadino e pastorale. Ma quella materia viene raccolta e trasformata da Colapesce e Mario Conte, attraverso chitarre, sintetizzatori, elettronica e produzione contemporanea.

    Il risultato è un cortocircuito fra epoche. Il tamburo sembra arrivare da un tempo remoto, l’elettronica lo proietta in avanti. La voce conserva il peso della memoria mentre i suoni elettronici aprono prospettive futuristiche. È una musica nella quale la tradizione non viene imbalsamata, ma rimessa in movimento. Ed è questo il significato più interessante di ANTICO: non la nostalgia per ciò che è stato, ma la possibilità di far dialogare ciò che è stato con ciò che ancora non esiste.

    Il progetto assume così un significato particolare proprio all’interno di una manifestazione che mette in relazione paesaggio e memoria. Il Pollino e la Sibaritide sono territori nei quali il passato non è una decorazione, ma una presenza concreta: nelle architetture, nei dialetti, nelle tradizioni, nei paesaggi modellati dall’uomo e nei reperti che raccontano civiltà scomparse. La musica di ANTICO sembra fare la stessa cosa: prende una memoria e la rimette in circolo.

    CCCC, dall’altra parte dell’Atlantico e ritornoChiara Civello e Clap! Clap! (Cristiano Crisci)

    La seconda proposta della giornata è CCCC, nuovo progetto nato dall’incontro fra Chiara Civello e Clap! Clap!, due figure con una forte proiezione internazionale.

    Cantautrice, compositrice e musicista, Civello ha costruito una carriera sviluppata fra Europa, Stati Uniti e Sudamerica, attraversando territori musicali diversi e muovendosi con naturalezza fra canzone, jazz e pop. Un percorso internazionale che trova in CCCC un nuovo spazio di ricerca e confronto. Al suo fianco Clap! Clap! (Cristiano Crisci), producer e compositore riconosciuto a livello globale per il suo linguaggio sonoro capace di intrecciare elettronica, ritmi globali, ricerca timbrica e cultura club, collaborando negli anni anche con Paul Simon.

    «Il prossimo 30 ottobre esce il nuovo album nato dall’incontro con Clap! Clap! e la prima release della mia nuova label», annuncia Chiara Civello. «È un disco in cui ho spostato gli equilibri e cercato il baricentro un po’ più in là. Per comporre mi sono scomposta e ho chiesto aiuto ad alcuni dei miei idoli: Clarice Lispector, Thich Nhat Hanh, Emily Dickinson. Non avrei potuto attraversare tutto questo senza incontrare un altro cuore capace di battere a un ritmo simile al mio: Clap! Clap! La sua profondità, il suo sguardo antropologico e insieme sciamanico sulla musica, i suoi beat, mi hanno aperto porte che da sola forse non avrei trovato».

    Dopo il dialogo fra memoria popolare ed elettronica di ANTICO, CCCC porta dunque la rassegna su un’altra traiettoria: quella di una musica senza confini geografici rigidi, costruita sullo scambio e sulla contaminazione. È una scelta coerente con lo spirito dell’intero percorso: il territorio non come luogo chiuso in se stesso, ma come punto di partenza. Si può partire da una montagna calabrese e arrivare alla Magna Grecia; si può partire da un tamburo siciliano e incontrare l’elettronica; si può partire dalla canzone e attraversare jazz, pop, Sudamerica, Europa e Stati Uniti.

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