La donna uccise una compagna di corso con la complicità dell’allora fidanzato 17enne. Dopo la condanna emersero abusi sessuali e fisici nel suo passato e le furono diagnosticati problemi di salute mentale. Il governatore Bill Lee ha respinto ogni appello delle associazioni per i diritti umani, confermando l’esecuzione per il 30 settembre, ma una corte d’appello ha fermato tutto per chiarire se durante il processo furono adeguatamente presi in considerazione gli abusi subiti

    L’avrebbero dovuta giustiziare oggi, mercoledì 30 settembre, ma una corte d’appello federale negli Usa ha bloccato la sua esecuzione dopo che il governatore del Tennessee Bill Lee le aveva negato la grazia. Christa Pike era stata condannata a 18 anni per l’omicidio di una collega di corso con la complicità dell’allora fidanzato 17enne Tadaryl Sheep e ora, 30 anni dopo, i giudici hanno dichiarato di voler verificare se le sue accuse di abusi sessuali e stupro subiti da bambina siano state pienamente prese in considerazione prima della condanna a morte. Non è ancora chiaro se il procuratore generale del Tennessee abbia presentato ricorso contro la decisione o per quanto tempo l’esecuzione possa essere ritardata. I testimoni dell’esecuzione si erano già radunati presso l’istituto penitenziario di massima sicurezza di Riverbend a Nashville quando l’ordine è stato emesso intorno alle 9 del mattino. Pike sarebbe stata anche la prima donna giustiziata in tutti gli Stati Uniti dal 2023, la prima nel Tennessee da 200 anni.

    L’omicidio e la condanna

    Christa Pike è stata giudicata colpevole dell’omicidio di Colleen Slemmer, una collega di corso 19enne al Knoxville Job Corps, un centro che forniva formazione professionale a giovani di famiglie in difficoltà. Pike, maggiorenne, venne condannata a morte un anno dopo, mentre Shipp, era tutelato dalla legge contro la pena capitale e venne condannato all’ergastolo.

    Il caso

    Il caso suscitò grande clamore per le modalità dell’omicidio. Slammer fu torturata e uccisa con un’arma dal taglio, sul suo corpo fu inciso un simbolo satanico. La tragedia portò alla chiusura della scuola di formazione e Pike divenne la donna più giovane a finire nel braccio della morte nella storia degli Stati Uniti. “Rivivo questa esecuzione ogni giorno nel mio cuore”, ha dichiarato la condannata in una registrazione audio inedita diffusa dai suoi avvocati al New York Times. “Qualunque cosa accada il 30 settembre, questo non sarà più il mio inferno”.

    Gli abusi subiti da Pike

    Dopo la condanna emersero dettagli pesanti sul passato di Pike, vittima di abusi sessuali e affetta da problemi di salute mentale. Negli anni seguenti le furono diagnosticati il disturbo bipolare e la sindrome da stress post traumatico. Ciononostante, la decisione del governatore Lee è stata irremovibile: “Dopo un’attenta valutazione della richiesta di clemenza di Christa Gail Pike e un esame approfondito del caso, confermo la sentenza dello Stato del Tennessee e non intendo intervenire”, ha dichiarato in un comunicato il governatore nonostante le pressioni dei gruppi per i diritti umani, con Amnesty International che aveva lanciato una petizione per tentare di ottenere una grazie dell’ultimo minuto.

    Gli appelli delle organizzazioni per i diritti umani

    Alcuni esperti mettono in dubbio che Pike verrebbe condannata a morte se processata oggi, dato che le negligenze e gli abusi sessuali e fisici subiti durante l’infanzia non furono presentati al processo. “Molte cose sono cambiate”, ha dichiarato al Times Robin Maher, direttrice esecutiva del Death Penalty Information Center. All’inizio di settembre, esperti dell’Onu hanno chiesto alle autorità statunitensi e del Tennessee di sospendere “immediatamente” l’esecuzione e di commutare la pena di Pike, sottolineando gli abusi subiti nell’infanzia e le sofferenze fisiche e psicologiche patite nel braccio della morte.

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