Roma, 1 ottobre 2026 – Prima il richiamo, forte, poi il chiarimento. Il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, in mattinata lancia un avvertimento sui conti pubblici: non si può dire “disinteressiamoci alla tenuta e sforiamo, anche per iniziative lodevoli, non per sperperare i soldi”, premette in un incontro con la giunta esecutiva dí Confartigianato. “Con tutta sincerità vi devo dire sarà una legge di bilancio difficile – ammette –. Per l’effetto dell’inflazione, per effetto della tenuta dei conti pubblici, per effetto del debito pubblico nel momento in cui noi andiamo a fare emissione dei titoli”.

    In vista della manovra, sottolinea che “dobbiamo veramente essere prudenti perché nel momento in cui facciamo misure un po’ più disinvolte rischiamo un tracollo per lo Stato, ricordate cose è successo in Grecia tanti anni fa”.  Quindi ricorda che altri Paesi che hanno fatto ampi sforamenti “non hanno un debito pubblico come l’Italia” e “bisogna vedere le ricadute che hanno”. 

    E ancora: “Avete visto lo spread, lo abbiamo tenuto sempre sotto controllo e per effetto dell’aumento di energia sta arrivando a 100. Speriamo che l’Unione Europea capisca questa situazione e ci venga incontro, ci dia più flessibilità e questo ci dia un po’ più d’ossigeno nel fare degli interventi più mirati”.

    Il chiarimento: “Situazione italiana non paragonabile alla Grecia”

    Meno di due ore dopo arriva la retromarcia, o meglio la precisazione: lo stesso viceministro diffonde una nota in cui puntualizza che “i conti pubblici italiani si trovano in una situazione di forte solidità, risultato del lavoro portato avanti in questi anni dal Governo Meloni con prudenza, equilibrio e responsabilità”.

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    Un percorso, assicura Leo, “che colloca l’Italia in una posizione migliore rispetto a quella di altri Paesi europei. Siamo assolutamente lontani anni luce, quindi, da una situazione paragonabile alla crisi vissuta dalla Grecia diversi anni fa”. Il viceministro invita quindi a “continuare su questa strada, senza disperdere i risultati raggiunti”. Ribadisce, a scanso di equivoci, che “mantenere i conti in ordine è la condizione necessaria per consolidare la crescita e tradurre gli sforzi compiuti e da farsi in benefici concreti per famiglie e imprese”.

    Il primo ministro ceco Andrej Babis e la premier Giorgia Meloni (Ansa)

    Il primo ministro ceco Andrej Babis e la premier Giorgia Meloni (Ansa)

    Inviate a Bruxelles due lettere

    E, a proposito di conti, in mattinata è stata recapitata ai vertici di Bruxelles la lettera elaborata da Italia e Repubblica Ceca in cui si propongono interventi sul caro energia, per dare ossigeno alle famiglie. Nel dettaglio, oggetto della missiva che i piani alti Ue confermano di aver ricevuto, sarebbe l’Ets (Emissions Trading System) il sistema Ue per lo scambio di quote di anidride carbonica, un tema sul quale le posizioni di Giorgia Meloni e del primo ministro di Praga Andrej Babis sono allineate.

    Paula Pinho, portavoce della Commissione europea

    Paula Pinho, portavoce della Commissione europea

    La premier, intervenendo alla Cna, ha anche annunciato di aver inviato una seconda lettera alla Commissione, l’atteso documento in tema di flessibilità, altro strumento per affrontare la crisi energetica. ”Stiamo ponendo alla presidente von der Leyen il problema dell’impatto sui conti pubblici dell’inflazione rispetto all’inflazione programmata, è un problema che hanno tutti gli Stati membri, pensate alle pensioni, all’assegno unico. Non si può non tenere in considerazione che non dipende dalle scelte del governo. Non siamo gli unici a chiederlo”, le parole della presidente del Consiglio. Ma la doccia gelata, tuttavia, era arrivata in mattinata, quando ancora la lettera non era stata ricevuta dai vertici di Bruxelles: “Abbiamo già dato più flessibilità agli Stati membri”, aveva laconicamente commentato la portavoce della Commissione Ue Paula Pinho, chiudendo implicitamente le porte alla richiesta dell’Italia. 

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