La mediazione, chiamiamola così, di Goffredo Bettini è furbetta. Armi all’Ucraina ma «difensive», una cosa che in guerra non significa niente: mandiamo pistole ad acqua?

    E poi solo in un quadro negoziale, cioè un’aporia: se si tratta è chiaro che non si spara. Ma siccome non dice seccamente «no alle armi», la trovata di Goffredone non va bene nemmeno al bettiniano Giuseppe Conte. Ma questo è niente. È tutto il resto della lettera pubblicata dal Corriere della Sera (sarebbe stato più congruo Il Fatto) che davvero sembra molto ispirato alle tesi del Cremlino.

    «Le ragioni di Mosca» che non sarebbero state tenute in considerazione; lo sprezzo per il capo della resistenza antifascista Volodymyr Zelensky; la volontà espansionistica della Nato: e via dicendo. Il tutto, certamente, nel quadro in cui si riafferma che l’aggressione era da respingere (e meno male), ma che subito si sarebbe dovuta intavolare la mitica trattativa, che nessuno ha mai saputo bene come indicare, tanto più che ancora ieri Vladimir Putin ha negato di aver aggredito l’Ucraina. Insomma, a volerla fare breve, la lettera di Bettini al Corriere sembra un pezzo di Alessandro Orsini o di Marco Travaglio, ma con l’antica sapienza retorica del Pci degli anni Cinquanta e l’aria della mediazione alta laddove si tratta invece di uno spostamento persino valoriale e di un sostanziale abbandono della trincea ucraina.

    È una linea che ovviamente nulla c’entra con le posizioni del socialismo europeo e dei laburisti inglesi, rilanciate queste ultime dal coraggioso Andy Burnham al congresso di Liverpool (ecco un leader serio, altro che gli opossum). Bettini si conferma dunque il ponte tra Elly Schlein e l’avvocato del populismo, anche a costo, nel merito, di  scontentare entrambi, ma costruendo comunque una canale di comunicazione tra i due in un momento molto delicato.

    Le voci su un Conte tentato dal correre da solo sono certo eccessive (se rompe il campo largo riconsegnando il Paese a Giorgia Meloni poi che fa?) ma confermano l’idea che il capo del M5S non intende fare sconti. Bettini, alla vigilia di una Direzione nella quale Schlein intende fare piazza pulita di ogni voce critica nel nome del suo potere assoluto  negando di fatto agibilità politica ai riformisti – questo è il senso del no a candidature dem alle primarie diverse dalla sua – sembra voler dire alla segretaria che è necessario mollare le istanze più filo-ucraine se vuole un clima più sereno con il Conte scatenato. 

    È da vedere se Schlein sarà disposta a barattare anche gli ultimi scampoli di empatia con Kyjiv, dove pure non è mai andata, pur di evitare l’assalto lavroviano dell’avvocato e dei suoi oggettivi cavalli di Troia al Nazareno.

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