Atene vuole introdurre un regime d’emergenza attivabile in presenza di arrivi di massa o di flussi utilizzati da Paesi terzi come strumento di destabilizzazione.

    ATENE – Diversi governi europei hanno mostrato apertura verso il piano presentato dal ministro greco Thanos Plevris, che potrebbe entrare nel nuovo quadro comunitario per la gestione delle emergenze alle frontiere.

    Il ministro greco della Migrazione e dell’Asilo Thanos Plevris ha presentato la proposta ieri (ora locale), chiedendo che venga inserita nel futuro European Emergency Response Framework della Commissione Europea.

    Il meccanismo, denominato Special Derogation Regime, potrebbe essere attivato soltanto in circostanze eccezionali, tra le quali un rapido aumento degli arrivi irregolari, una forte sollecitazione delle infrastrutture locali e prove che i flussi siano organizzati o agevolati da Paesi esterni all’UE.

    In caso di attivazione, gli Stati interessati potrebbero sospendere temporaneamente la presentazione delle domande d’asilo, applicare procedure accelerate di rimpatrio e ricevere assistenza immediata da Frontex.

    La misura segnerebbe un cambiamento rilevante rispetto al sistema attuale, che prevede l’esame individuale delle richieste di protezione. I critici sostengono che una sospensione generalizzata potrebbe tradursi in respingimenti collettivi, vietati dalla normativa europea vigente.

    La proposta greca ha ricevuto segnali di apertura da parte di diversi governi. Polonia, Germania, Austria e Danimarca figurano tra i Paesi disposti a esaminarla.

    Il ministro dell’Interno tedesco Alexander Dobrindt ha sostenuto che le procedure ordinarie non sarebbero adeguate quando un afflusso di massa non presenta caratteristiche umanitarie ma appare collegato a traffico di persone o campagne di disinformazione.

    Il collega austriaco Gerhard Karner ha osservato che l’arrivo di decine di migliaia di persone in un solo giorno richiederebbe strumenti diversi da quelli previsti dalle regole ordinarie.

    Anche il ministro belga della Migrazione Anneleen Van Bossuyt ha affermato che non dovrebbero esistere “tabù” nella ricerca di sistemi più efficaci per il rimpatrio di chi non ha diritto a restare nell’Unione.

    La proposta trova però l’opposizione di esponenti della sinistra, esperti di migrazione e organizzazioni della società civile, secondo cui sospendere un diritto fondamentale costituirebbe un precedente senza eguali e potrebbe indebolire le garanzie esistenti.

    Alcuni Stati hanno già adottato misure temporanee a livello nazionale. La Grecia sospese l’esame delle domande per un mese nel marzo 2020 e per tre mesi nel luglio 2025, mentre la Polonia introdusse un provvedimento analogo alla frontiera con la Bielorussia nel marzo dello stesso anno.

    Nel primo semestre del 2026, circa 332mila persone hanno presentato domanda d’asilo nei Paesi dell’UE, in Svizzera e in Norvegia, il 17 per cento in meno rispetto allo stesso periodo del 2025.

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