Da Bruxelles – Puntellare il nuovo regolamento Erasmus+ per il settennato 2028-2034, per renderlo, prima ancora che un programma di mobilità, un anticipo concreto dell’integrazione europea. È questa la direzione verso cui spinge la commissione Cultura e Istruzione del Parlamento europeo, intenzionata a chiedere maggiori risorse, regole più inclusive e un accesso graduale sempre più ampio ai programmi dell’Unione per i Paesi candidati.
In cima alla lista figurano Ucraina e Moldavia. Secondo il relatore Bogdan Zdrojewski (Ppe, Polonia), gli studenti dei due Paesi dovrebbero poter accedere più facilmente alla mobilità e beneficiare di maggiori risorse, con borse calibrate sul costo della vita, sugli affitti, sull’inflazione e sul potere d’acquisto nei rispettivi Paesi. Attenzione, però: non si tratterebbe di un ingresso automatico alle condizioni riservate agli Stati membri, bensì di un avvicinamento progressivo, vincolato al rispetto delle regole europee e a precise garanzie finanziarie e democratiche.
Per Kiev, dove l’invasione su larga scala della Russia ha sconvolto università, scuole e percorsi di vita di un’intera generazione, Erasmus+ può contribuire a garantire continuità educativa e a mantenere il sistema universitario legato allo spazio europeo dell’istruzione. Per Chișinău, impegnata nel percorso di adesione, la mobilità di studenti, docenti e giovani lavoratori potrebbe invece rappresentare uno degli effetti più visibili dell’integrazione con l’Unione: una prospettiva alla quale il Paese guarda da tempo, sia pure in un contesto di forti tensioni interne.
Un’associazione a tappe
L’apertura all’Ucraina e alla Moldavia non equivale dunque a un ingresso automatico e completo in Erasmus+. Accanto all’associazione piena, prevista per i Paesi terzi che concludono uno specifico accordo con l’Unione, il Parlamento propone di introdurre una forma di associazione parziale più ampia rispetto a quelle previste finora.
Per i Paesi candidati e potenziali candidati, l’associazione piena a Erasmus+ resta il punto di arrivo, mentre quella parziale potrebbe costituire un passaggio transitorio per gli Stati non ancora pronti – sul piano amministrativo, finanziario o operativo – a partecipare all’intero programma. L’obiettivo dichiarato dalla commissione parlamentare è superare gradualmente la distanza tra la partecipazione limitata dei Paesi terzi non associati e l’accesso riconosciuto ai Paesi associati.
Verso una cooperazione più ampia
In termini pratici, il cambiamento riguarderebbe anzitutto il modo in cui studenti e università dei due Paesi accedono al programma. Oggi Ucraina e Moldavia sono Paesi terzi non associati: possono partecipare soltanto a determinate azioni, in genere tramite accordi tra i loro atenei e un partner dell’Unione finanziato per uno specifico progetto di mobilità.
Un’associazione parziale potrebbe trasformare questo accesso da episodico a più strutturale, ampliando progressivamente le linee aperte alla partecipazione e riducendo la dipendenza da singoli partenariati. Per le università, il salto sarebbe nella possibilità di entrare più stabilmente nelle reti europee; per studenti, docenti, tirocinanti e organizzazioni giovanili, in un numero maggiore di canali di mobilità e cooperazione.
Il passaggio, tuttavia, non significherebbe l’equiparazione immediata a uno Stato membro o associato a Erasmus+, dal momento che l’estensione effettiva dei diritti dipenderebbe dall’accordo con Bruxelles: quali azioni saranno aperte, quale contributo finanziario dovrà versare il Paese associato, quali controlli saranno richiesti e con quali tempi si potrà arrivare all’associazione piena.
Cosa può cambiare concretamente
Per l’Ucraina, un accesso più ampio avrebbe anche una funzione di continuità educativa. Le università del Paese partecipano già a progetti di mobilità e cooperazione, ma una formula di associazione potrebbe rendere più stabile l’accesso a scambi, formazione del personale, partenariati per l’aggiornamento dei corsi e iniziative rivolte agli studenti colpiti dalla guerra o costretti a proseguire gli studi lontano dalla propria sede. Non sarebbe soltanto un canale per partire all’estero, ma uno strumento per mantenere collegate le università ucraine allo spazio europeo dell’istruzione durante la ricostruzione.
In Moldavia il passaggio è già visibile sul piano amministrativo: il ministero dell’Istruzione ha avviato la creazione di una futura Agenzia nazionale Erasmus+, un’infrastruttura necessaria per passare dalla partecipazione a singoli progetti a una gestione più stabile del programma. Bruxelles ha stanziato 5 milioni di euro per sostenere i Paesi candidati che preparano l’associazione.
Il precedente ungherese
Erasmus+ si riconferma così anche uno strumento politico: può avvicinare i Paesi candidati all’ecosistema europeo dell’istruzione, ma anche limitarne l’accesso quando vengono meno le condizioni fissate da Bruxelles. Il caso più recente è quello dell’Ungheria: lo scorso 23 settembre, la Commissione europea ha proposto al Consiglio di revocare le misure adottate nel 2022 contro una cospicua parte del sistema universitario ungherese, esclusa non solo da Erasmus+, ma anche da Horizon Europe.
L’esecutivo comunitario ha richiamato le riforme introdotte da Budapest per rafforzare i controlli, prevenire i conflitti di interesse e proteggere le risorse europee. Per il Parlamento, tuttavia, le sovvenzioni alla mobilità devono restare “condizionate al rispetto dei valori dell’Unione e dei suoi interessi finanziari”: per questo, Zdrojewski chiede monitoraggi più efficaci, misure antifrode rafforzate e “sospensioni rapide ove necessario”.
Verso il negoziato
Dopo il passaggio in commissione Cultura e Istruzione, la posizione del Parlamento dovrà essere definita in plenaria prima del negoziato con il Consiglio. Quest’ultimo ha già raggiunto un orientamento generale parziale sul regolamento, rinviando le questioni finanziarie e orizzontali alla trattativa sul quadro finanziario pluriennale.
L’esito del negoziato dirà quanto resterà davvero del progetto parlamentare volto ad aumentare le risorse e a favorire una maggiore apertura, anche graduale, verso Paesi come Ucraina e Moldavia. E quanto Erasmus+ possa svolgere non soltanto il ruolo di strumento d’investimento nell’istruzione e nella mobilità, ma anche una prima leva concreta per avvicinare i Paesi candidati senza però perdere di vista il principio della condizionalità.
Foto: European Union 2026 – Source : EP
