I padroni di casa vincono 2-0 l’amichevole tra i due club di Dan Sucu. Tra i rossoblù buone indicazioni da Traoré e Robinho Junior, preoccupa l’infortunio alla caviglia di Colombo

    Un derby tutto in casa propria. E non solo per la presenza fra i tesserati del Rapid Bucarest di Andrei Sucu (subentrato nel finale), figlio di Dan, patron sia del club rumeno che del Genoa. Ma utile pure per spezzare la lunghissima sosta nazionali, non disperdere il ritmo partita e soprattutto testare diversi giovanissimi e valutare coloro che nelle prime 5 giornate di campionato si sono visti ben poco a causa di svariati infortuni. In palio non c’era chiaramente nulla, però il presidente della multiproprietà si augurava fosse una partita vera. Così è stato, ma la risposta del Genoa è stata in linea con un avvio di campionato a rilento: al di sotto delle aspettative, distratta, caratterizzata da evidenti limiti specialmente nel secondo tempo giustificati solo in parte dai 9 convocati dalle rispettive nazionali in giro per il mondo.

    Sconfitta e altro guaio—  

    Il Grifone, inoltre, dovrà fare i conti pure con l’infortunio di Colombo, da monitorare con attenzione a causa di un movimento innaturale della caviglia sinistra. Di sicuro c’è che la bella figura sotto gli occhi del presidente Sucu l’ha fatta il Rapid Bucarest, capace di controllare la ripresa in maniera netta a seguito di un primo tempo tutto sommato equilibrato e cannibale nel capitalizzare un paio di occasioni prima che la bilancia pendesse verso il gruppo guidato da Pancu. Decidono la punizione deviata in porta dalla barriera di Stoijlkovic e il graffio del subentrato Pop. Qualche indicazione positiva per De Rossi viene lasciata in eredità dai primi 45’: soprattutto la prima presenza da titolare di Hamed Traoré – prestazione di livello a tutto campo – e la partita di Robinho Junior, ancora evidentemente leggerino sul piano fisico ma ambizioso e tecnicamente valido. Il rumore di fondo finale, ciò che realmente resta di questa amichevole, è quello dei circa 200 genoani accorsi in Romania per seguire la squadra anche di giorno feriale, anche in amichevole: fischi e sbracciate per cacciare la squadra presentatasi sotto il settore ospiti.

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