Il campione dei Knicks avrà l’anulare sinistro fasciato per il resto della carriera. Il dito è ormai troppo danneggiato, servirebbe una protesi, ma dovrebbe smettere. Eppure Hart ci ha giocato sopra la miglior stagione al tiro della carriera

    Le dita “insaccate” sono un grande classico della pallacanestro. Dolorose pallonate, ma anche lussazioni e fratture, lasciano dita gonfie e nere e l’immancabile cerotto bianco a tenerle protette. Ma si continua a giocarci sopra, finché si può, aumentando inevitabilmente il rischio di peggiorare la situazione. Josh Hart, con l’infortunio all’anulare della mano sinistra, è andato oltre: “L’unica opzione rimasta, visto quanto è danneggiato, è una sostituzione completa dell’articolazione, ma con una protesi non posso giocare”, ha spiegato il giocatore dei Knicks. “Con la protesi non puoi continuare a prenderci colpi: un rimbalzo, tenere il pallone con una mano, tirare, ricevere la palla, fare tutte queste cose. Se dovessi farla, dovrei smettere di giocare. Immagino allora che le alternative siano continuare a fasciarlo fino a quando mi ritirerò oppure tagliarlo”. In pratica Josh Hart avrà il dito fasciato per tutta la carriera. 

    l’infortunio—  

    Hart si era infortunato durante le finali della Eastern Conference 2025 contro i Pacers. Dopo la serie si era operato, ma si era fatto nuovamente male in allenamento marcando Mikal Bridges. All’inizio della scorsa stagione aveva spiegato che il piano era giocare tutto il 2025-26 con una protezione e risolvere con un’altra operazione in estate. Ma l’articolazione era ormai troppo danneggiata: “Quindi, in pratica, le uniche alternative sono: sostituire l’articolazione, lasciarlo così oppure amputarlo” (dice scherzando). Nonostante il problema, Josh Hart ha vissuto la miglior stagione al tiro della carriera. In regular season ha segnato con il 41% da tre punti e tirato con la sua miglior percentuale reale di sempre. Tutto questo mentre, per usare le sue parole, le condizioni del dito “continuavano a peggiorare”. Coach Mike Brown ci ha scherzato: “Josh è un bel ragazzo, ma quel dito è veramente brutto! Ma questo testimonia la sua tenacia”. Già, perché per giocare quel numero di partite, con quel dolore, servono forza mentale per non farsi condizionare e spirito di sacrificio: “Ci sono giorni in cui va bene. Altri in cui mi fa male persino prendere la palla e stringere il pugno”.

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