L’esponente di lungo corso del Pd ne parla sottovoce e pretende l’anonimato per sopravvivere. «Elly la sanguinaria» è spietata: ha in mano 39 deroghe di esponenti del gotha del PD che dopo due mandati hanno bisogno di un lasciacondotto della segretaria per essere ricandidati. E, se non stai al suo gioco: «Zac!», via la testa.

    Incassata la promessa con tanto di stretta di mano il testimone accetta di narrare un’operazione rimasta sulla carta che ha coinvolto tanti protagonisti del campo largo: «Il terzo nome di Conte, quello su cui Giuseppe era pronto a fare un passo indietro? Roberto Gualtieri. Non era – e non è – una boutade, non è un’idea campata in aria. È un tentativo che ha coinvolto tanta gente: tutta la sinistra Pd, anche un pezzo di quella che alberga nel correntone di Franceschini; e ancora D’Alema, Fratoianni, Bonelli e dintorni. E naturalmente i grillini che si sentono tutelati dall’ex ministro dell’Economia che insieme a Conte controfirmò il superbonus».

    Di più l’incappucciato non dice, ma basta e avanza. Anche perché l’inedito fa tornare in mente una conversazione con l’ex premier alla buvette di Montecitorio sul possibile nome che avrebbe risolto l’impasse tra lui ed Elly. In quell’occasione di fronte a una miriade di giornalisti, come al solito Conte, non si sbilanciò ma di punto in bianco chiese ai presenti: «A voi piace Gualtieri?».

    Segnali, tramestii, strimpelli che vanno avanti da mesi. L’ex ministro di Giuseppi può vantare similitudini con i protagonisti principali della storia della sinistra nella Seconda Repubblica: è sindaco di Roma come lo è stato Veltroni, il fondatore del Pd; e come Romano Prodi è un professore dai tratti nazional-popolari con un forte anelito europeista. Non guasta neppure che ami la chitarra come la speranza dei laburisti inglesi, Andy Burnham: solo che quest’ultimo la suona mentre Gualtieri la strimpella in modo terrificante come Assurancetourix, il bardo imbavagliato di Asterix. Negli ultimi tempi è uscito dal letargo: è volato a New York per incontrare il sindaco Zohran Mamdani e strizzare l’occhio ai pro Pal; e in un’intervista è stato più netto sull’appoggio all’Ucraina per simpatizzare con i liberal. Segnali.

    Dato da non trascurare Gualtieri è iscritto al Pd a differenza di Manfredi e della Salis: quindi sarebbe un candidato premier del Pd che piace anche al di fuori del Pd. Il personaggio è una figura inclusiva, non è come quei leader di partito forti e ammirati nella loro comunità politica ma che proprio per questo non allargano il consenso sul piano elettorale. Prodi è l’unico leader che ha fatto vincere le elezioni al centro-sinistra ma non è mai stato il leader di un partito. D’Alema è stato un grande leader di partito ma non ha mai guidato alle elezioni la coalizione.

    Insomma, l’ipotesi Gualtieri era sul tappeto e Conte non aveva detto di «No». Solo che Elly «l’ostinata», Elly «la sanguinaria» l’opzione del passo indietro non la contempla proprio. Con lei l’argomento è tabù. Se lo accenni, un attimo dopo sei fuori dalla porta. Ne sa qualcosa Franceschini. E ieri in direzione ha lanciato la sua candidatura alle primarie provocando Conte sulla vecchia massima grillina: «La nostra sarà un’alleanza inclusiva, ma non è che uno vale uno».

    Così arriviamo al punto: lo scontro tra Elly e Giuseppi che avrà toni infuocati potrebbe mettere a dura prova la tenuta della coalizione e far saltare l’intesa con i grillini. Ecco perché l’Assurancetourix del campo largo potrebbe tornare in voga. In più i dubbi sull’appeal elettorale della segretaria non mancano. La Schlein sente quest’aria di pessimismo e per reazione riesuma il solito copione dell’attacco dei poteri forti. Con il rischio di avvitarsi. Vede complotti dappertutto. Solo che se vuoi vincere, devi avere dietro una coalizione compatta cosa che per ora non è. Anzi, le riserve delle personalità di riferimento del mondo progressista si moltiplicano. L’altro ieri il fondatore della comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, parlava del campo largo con malcelato scetticismo: «Conte è furbo. E la Schlein si è fatta risucchiare da questa storia delle primarie che per la gente ha tanto il sapore dei giochi di Palazzo. Ho visto Prodi: è disperato!».

    Una disperazione che spinge quei mondi a scendere in campo. Ieri è stata la volta di Franco Gabrielli, ex capo della Polizia, che per rilanciare l’area moderata del centro-sinistra ha affiancato l’ex direttore dell’agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini. Tutte persone che sono di casa al Quirinale. Pure lassù sono disperati ma su un punto hanno le idee chiare: le elezioni non si terranno fino a quando la Consulta non darà il suo ok sulla legge elettorale. La speranza non muore mai.

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