(AGENPARL) – Roma, 3 Ottobre 2026 – La Polonia punta a ottenere un posto permanente nel G20 e ritiene di avere argomenti economici e politici sufficientemente forti per sostenere la propria candidatura. Il percorso, tuttavia, resta tutt’altro che semplice.

    A ribadirlo è stato il ministro polacco delle Finanze e dell’Economia, Andrzej Domański, che in un’intervista all’agenzia di stampa PAP ha parlato apertamente di negoziati «difficili e complessi», pur sottolineando come Varsavia disponga, a suo giudizio, di «carte forti» da giocare.

    A margine della riunione dei ministri del Commercio del G20 negli Stati Uniti, Domański ha intensificato l’attività diplomatica, incontrando bilateralmente rappresentanti di alcune delle principali economie mondiali. Nel corso della prima giornata del vertice ha avuto colloqui con i suoi omologhi di India, Cina e Canada, oltre che con ministri di Australia e Regno Unito.

    L’obiettivo polacco è rafforzare il consenso internazionale attorno alla prospettiva di una partecipazione stabile del Paese al G20, andando oltre gli inviti occasionali ai lavori del gruppo.

    Varsavia cerca spazio tra le grandi economie

    Domański ha confermato di guidare personalmente i colloqui relativi alla possibile adesione permanente della Polonia e alla partecipazione del Paese ai futuri vertici.

    Il contesto diplomatico sarà particolarmente importante nei prossimi anni: il Regno Unito assumerà la presidenza del G20 il prossimo anno, mentre successivamente sarà il turno della Corea del Sud.

    Il ministro polacco non ha però nascosto le difficoltà del processo.

    Secondo Domański, il G20 non amplia da molti anni la propria composizione centrale e qualsiasi modifica degli equilibri interni richiede un lavoro diplomatico lungo e delicato.

    «È un processo difficile, ma la Polonia ha delle carte vincenti», ha affermato il ministro, indicando nella crescita economica del Paese uno dei principali elementi a sostegno della candidatura.

    Varsavia intende infatti presentarsi come uno dei casi di maggior successo economico dell’Europa centro-orientale e come una realtà ormai pienamente inserita tra le economie di maggiore peso del continente.

    Domański: crescita e occupazione rafforzano la candidatura

    Secondo il ministro, l’esperienza economica polacca potrebbe fornire un contributo rilevante alle discussioni all’interno del G20.

    Domański ha sottolineato in particolare la rapidità della crescita della Polonia rispetto alle altre grandi economie dell’Unione europea, insieme al livello relativamente basso della disoccupazione.

    «Attualmente siamo l’economia di grandi dimensioni con la crescita più rapida nell’Unione europea», ha dichiarato, aggiungendo che il tasso di crescita polacco sarebbe nettamente superiore a quello registrato dalle altre principali economie dell’UE.

    Per Varsavia, questi risultati rappresentano non soltanto un successo economico interno, ma anche uno strumento diplomatico: la Polonia intende dimostrare di avere ormai dimensioni, stabilità e peso politico sufficienti per partecipare in modo permanente ai principali tavoli della governance economica globale.

    Il nodo politico e la presenza della Russia

    Il ministro ha tuttavia invitato alla prudenza.

    Gran parte delle trattative, ha spiegato, si svolge lontano dai riflettori e coinvolge interessi geopolitici molto più ampi della semplice valutazione delle performance economiche polacche.

    Domański ha evidenziato che gli Stati Uniti sostengono l’ingresso della Polonia nel G20 e che Varsavia è stata invitata a prendere parte ai lavori dell’anno in corso.

    La composizione del gruppo, tuttavia, comprende anche Paesi con cui la Polonia intrattiene rapporti molto più difficili, a partire dalla Russia, oltre ad economie con le quali Varsavia mantiene relazioni positive ma non ancora sufficientemente profonde dal punto di vista commerciale.

    «Pur essendo ottimista, raccomando prudenza», ha osservato Domański.

    È proprio questa combinazione tra sostegno internazionale, interessi economici e tensioni geopolitiche a rendere l’eventuale allargamento del G20 un dossier particolarmente delicato.

    La condanna della Russia sul grano ucraino

    Durante il vertice, Domański è intervenuto anche nella sessione dedicata alle pratiche commerciali sleali nel settore agricolo.

    La Polonia ha assunto una posizione particolarmente dura nei confronti della Russia, accusata di avere ostacolato le esportazioni ucraine di cereali attraverso le proprie azioni nel Mar Nero.

    «Abbiamo assunto una posizione molto decisa, condannando le azioni della Russia nel Mar Nero che hanno sabotato le esportazioni di grano ucraino», ha dichiarato il ministro.

    Secondo Domański, le conseguenze non riguardano soltanto l’economia dell’Ucraina, ma l’intero mercato alimentare mondiale.

    L’Ucraina rappresenta infatti uno dei maggiori esportatori internazionali di prodotti agricoli e qualsiasi limitazione alla sua capacità di raggiungere i mercati globali rischia di incidere sulla disponibilità di derrate alimentari e sui prezzi.

    Il ministro ha riferito inoltre che, durante gli incontri di Milwaukee, sarebbe emerso un ampio consenso nel condannare le azioni dirette a colpire il commercio internazionale di prodotti alimentari.

    Una candidatura che misura le nuove ambizioni polacche

    La corsa della Polonia verso un seggio permanente nel G20 rappresenta quindi qualcosa di più di una semplice questione diplomatica.

    È anche il simbolo delle crescenti ambizioni internazionali di Varsavia, che punta a tradurre il proprio peso economico e strategico in una maggiore presenza nelle principali istituzioni della governance globale.

    La candidatura polacca può contare su una crescita economica sostenuta, su un ruolo sempre più rilevante nell’Europa centro-orientale e sul sostegno di partner importanti.

    Resta però da superare l’ostacolo più difficile: convincere un gruppo di potenze dagli interessi spesso divergenti a modificare un equilibrio consolidato da anni.

    Domański mostra ottimismo, ma non nasconde la realtà: il negoziato sarà lungo, discreto e inevitabilmente politico.

    Share.
    Leave A Reply