La Lettonia va alle urne in un clima che pochi anni fa sarebbe stato impensabile. Le elezioni parlamentari di sabato non rappresentano soltanto una scelta tra programmi economici e schieramenti politici, ma un vero referendum sulla sicurezza nazionale in una regione che vive sempre più all’ombra della guerra in Ucraina.
I sondaggi indicano in vantaggio il primo ministro centrista Andris Kulbergs, arrivato al potere lo scorso maggio dopo la caduta del precedente governo. La sua leadership si è consolidata attorno a una linea fortemente favorevole a Kiev e a un deciso rafforzamento delle capacità difensive del Paese. Kulbergs sostiene che la miglior garanzia di sicurezza per Riga sia aiutare l’Ucraina a prevalere nel conflitto e mantenere una spesa militare pari al 5% del Pil, una delle più elevate all’interno della NATO.
Le sue posizioni trovano consenso in una parte rilevante dell’elettorato, preoccupata dall’aumento degli incidenti aerei nella regione baltica e dalle ripetute segnalazioni di droni militari entrati nello spazio aereo lettone. Sebbene Mosca respinga le accuse occidentali e neghi qualsiasi intenzione aggressiva verso l’Alleanza Atlantica, il timore di possibili escalation continua a influenzare il dibattito pubblico.
Sul fronte opposto si colloca Sovereign Power, formazione apertamente vicina alle posizioni del Cremlino e attualmente seconda nei sondaggi. Il partito sostiene che il governo abbia dato eccessiva priorità al sostegno all’Ucraina, trascurando il costo della vita e le difficoltà economiche di molte famiglie. La sua leader, Julia Stepanenko, propone di interrompere gli aiuti a Kiev e di puntare con maggiore decisione su negoziati di pace.
Il voto riflette anche le profonde divisioni interne di una società composta da circa 1,9 milioni di abitanti, nella quale vive una consistente minoranza russofona. Per molti cittadini la guerra è una minaccia esistenziale; per altri, invece, il problema più urgente resta l’impatto economico delle tensioni internazionali. A complicare ulteriormente il quadro vi è la forte frammentazione politica. Oltre ai due principali contendenti, potrebbero entrare in Parlamento anche il partito populista Latvia First e i Progressisti, formazione di centrosinistra particolarmente apprezzata dagli elettori più giovani.
