Roma, 3 ottobre – Qualche malumore nella Lega era filtrato già ieri, subito dopo le parole del ministro (sulla carta di bandiera) Giancarlo Giorgetti a commento del Dpfp (Documento programmatico di finanza pubblica). Il titolare del Mef ha predicato “prudenza” sui conti in vista della manovra 2027, sottolineando la difficoltà “nel fare previsioni”.  Una linea diventata ormai mantra delle sue ultime uscite e, pare, concordata in un vertice con gli alleati, alla presenza della presidente del Consiglio. Un approccio che, evidentemente, se ha creato qualche frizione nella maggioranza, non è andato giù in primis ai suoi colleghi di partito.

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    “Quando diciamo che ci vuole una finanziaria coraggiosa non significa essere imprudenti, ma muoversi in anticipo rispetto a possibili future recessioni”, dice oggi il senatore del Carroccio Claudio Borghi, interpellato sulla manovra e sull’invito di Giorgetti. Meloni, osserva, è stata “ligia” alle regole Ue ma ora “dovrebbe fregarsene” di rincorrere la discesa sotto il 3% di deficit: “Dobbiamo uscire dalla sindrome di Calimero, abbiamo un’economia messa largamente meglio di tre quarti d’Europa”.

    Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti durante il Consiglio dei Ministri (Cdm) sul Documento Programmatico di Finanza Pubblica (Dpfp) (Ansa)

    Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti durante il Consiglio dei Ministri (Cdm) sul Documento Programmatico di Finanza Pubblica (Dpfp) (Ansa)

    Priorità irrinunciabili Quota 64 e Flat Tax

    E, a proposito del collega di partito e ministro: “Comprendo Giorgetti”, aggiunge Borghi, ma “all’approssimarsi del temporale” serve “mettere più denaro in circolo per attutire i possibili colpi”. Da prudenti gestori della cosa pubblica dovremmo muoverci in anticipo”, evidenzia, indicando come priorità irrinunciabili Quota 64 e la flat tax. Non è certo la prima volta che il Carroccio si scontra con il suo ministro. E il casus belli è sempre il ‘rigore’ di Giorgetti. Tensioni sono emerse sin dalla scorsa manovra attorno al pacchetto pensioni. 

    Manovra, Lega a nervi tesi. Borghi sconfessa Giorgetti: “Serve coraggio. Meloni se ne freghi del patto Ue, priorità a Quota 64 e flat tax”
    Attacco alle regole Ue e paragone con la Francia

    Ora per Borghi il nodo è anche nelle stesse regole europee. “Sono sbagliate”, ribadisce il senatore leghista a proposito del Patto di stabilità, ricordando come il vero malato d’Europa sia “la Francia e non l’Italia” e come diversi Paesi sotto procedura per deficit eccessivo abbiano disavanzi superiori a quello italiano, “dal 5,4%” di Parigi, “che alcune stime danno anche verso il 6%, alla Polonia”.

    “E il problema dovremmo diventare noi?”, si chiede. Secondo Borghi, inseguire a tutti i costi il rientro sotto il 3% rischia di penalizzare la crescita proprio mentre i tassi stanno salendo a livello internazionale. “Più si alzano i tassi, più c’è il rischio che questa crescita già piccola venga affossata in culla”, avverte.

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    Lo scostamento di bilancio

    Con il Dpfp di ieri il Governo ha previsto uno scostamento di bilancio di circa 29 miliardi in due anni, parimenti suddiviso fra 2027 e 2028. Ridimensionata, rispetto alle aspettative, di circa 8 miliardi la ‘flessibilità’ per la Difesa, con il ministro Guido Crosetto lasciato con l’amaro in bocca.  L’iter ora è stringente: il 13 ottobre è previsto il voto sulla relazione, poi il 20 i conti finiranno nero su bianco sul Documento Programmatico di Bilancio che dovrà essere licenziato dal Cdm. Quindi ancora un paio di mesi per ‘giocare’ la partita della manovra che andrà approvata, senza appelli, entro fine dicembre.

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