Reggio Emilia, 3 ottobre 2026 –  Si è ucciso in carcere, trovato impiccato in cella ieri sera poco dopo le 20, Mena Istafanous, 26enne che domenica scorsa a Reggio Emilia ha aggredito e ferito tre persone, a lui sconosciute, ad un distributore di benzina. Il giovane aveva colpito prima una donna con un cacciavite poi aveva investito altri due che si erano avvicinati per fermarlo. Nel giro di un’ ora era stato arrestato e fermato. Risultava in cura al Centro di salute mentale.

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    Detenuto in una sezione comune del carcere di via Settembrini

    Mena Istafanous si trovava detenuto in una sezione comune del carcere di via Settembrini di Reggio Emilia, in cui ci sono circa 25 celle. Il 26enne era sottoposto a un trattamento ordinario, con l’ora d’aria, non aveva particolari restrizioni. Al momento della tragedia si trovava in una cella da solo. L’agente che ha fatto il controllo alle 20 lo ha trovato impiccato. Sarà comunque avviata un’indagine interna da parte del carcere per capire come  possa essere accaduto.

    Il legale: “La famiglia è distrutta e vuole sapere cosa è successo”

    “Ho parlato con la pm di turno Giulia Galfano della Procura di Reggio Emilia che sta lavorando in maniera rapida e ha già disposto l’autopsia, inoltre chiederà l’acquisizione di tutte le cartelle cliniche, dei verbali e di tutto quello che ha riguardato questi pochi giorni di permanenza in carcere di Mena. La famiglia del ragazzo è distrutta e vuole sapere cosa è successo. Bisogna accertare se ci sono responsabilità, parliamo di un soggetto fragile, che era seguito dai servizi di salute mentale”. Lo ha detto l’avvocato Franco Beretti, che assisteva il 26enne Mena Istafaunos. “Stanotte sono stato avvertito dalla polizia penitenziaria e poi ho chiamato il padre di Mena, che ho ricevuto anche pochi minuti fa. E’ scioccato. Dopo l’arresto non sono riusciti più a vederlo, anche ieri durante la convalida Mena era in condizioni difficili e non se l’è sentita di farsi vedere dai familiari”, spiega il legale del 26enne. “La Procura dovrà capire se il ragazzo, alla sua prima esperienza carceraria, era sorvegliato vista la situazione. La sua famiglia pretende di saperlo. Non voglio colpevolizzare nessuno – ha aggiunto -, ma era una persona con una malattia mentale, con una profonda fragilità e con una terapia farmacologica prescritta che seguiva saltuariamente, perché i familiari non potevano imboccarlo. Ho parlato con lo psichiatra in carcere, mi ha detto che hanno subito ripristinato la terapia, potenziandola. Quindi era una persona da attenzionare molto bene”.

    L’avvocato di una delle donne ferite: “Una tragedia nella tragedia”

    Sull’episodio interviene l’avvocato Matteo Marchesini, che assisteva una parte offesa, la prima donna 66enne di Scandiano colpita con il cacciavite al distributore Ego di Due Maestà: “Esprimo profonda tristezza e amarezza di fronte agli ultimi drammatici sviluppi della vicenda. Ci troviamo di fronte a una tragedia nella tragedia, a un dramma doloroso che non conoscerà spiegazione, lasciando solo tante domande senza risposta.Da avvocato penalista, inoltre, prima ancora che da difensore di una parte, ritengo che un suicidio all’interno di un istituto penitenziario rappresenti sempre una sconfitta per l’intero sistema e per la società tutta”.

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    Il drammatico assalto

    Mena Istafanous, nato in città da famiglia di origine egiziane, verso le 19 di domenica 27 settembre, fermo al distributore, all’improvviso è sceso e ha colpito una donna con un cacciavite e ha investito due persone che hanno tentato di soccorrerla. L’aggressore di 26 anni – arrestato dopo un’ora dalla fuga – aveva avuto dalla famiglia un’educazione cristiana, copto ortodossa ed era seguito dal centro di salute mentale con anche problemi di tossicodipendenza.

    Il garante per i detenuti

    “Si tratta del secondo suicidio quest’anno in Emilia Romagna di persone con patologia psichiatrica”, dice il garante regionale per i detenuti Roberto Cavalieri. Nel 2026 nelle carceri della regione, ricorda il Garante risultano altri 4 suicidi e altrettante morti da verificare.

    La testimonianza 

    “Ho visto la morte in faccia: ho avuto paura che quel pazzo mi uccidesse. Ci è piombato addosso con la macchina, mentre io e un’altra giovane stavamo sorreggendo una donna da lui ferita poco prima col cacciavite. Ci ha presi di mira tutti e tre: io ho fatto un volo di diversi metri, forse dieci, e sono caduto a terra, sull’asfalto. Temevo che tornasse di nuovo indietro con l’auto e mi finisse. Così ho chiesto a mio figlio, che ha 15 anni, di spostarmi sul pratino accanto”. A parlare dal letto dell’ospedale Santa Maria Nuova, era stato  Guido Ruozi, 49 anni. Era stato sottoposto a un intervento chirurgico la sera stessa al ginocchio. Lui, che insieme a una ragazza di 24 anni ha soccorso una 66enne aggredita col cacciavite, non ha mai perso conoscenza nonostante l’impatto violento con la Seat Ibiza guidata da Mena Istafanous, 26 anni.

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