Le elezioni parlamentari in Lettonia hanno consegnato una netta vittoria al partito centrista ed europeista “United List” guidato dal primo ministro Andris Kulbergs. Il risultato rappresenta una conferma significativa per il leader lettone, arrivato alla guida del governo solo pochi mesi fa, e indica che il Paese baltico intende proseguire sulla strada del sostegno all’Unione Europea e all’Ucraina.

    Secondo i dati preliminari dello scrutinio, “United List” ha ottenuto un vantaggio molto ampio sugli avversari, distaccando nettamente la formazione populista Latvia First. L’esito del voto costituisce il primo importante test elettorale per Kulbergs dopo il suo insediamento a maggio, avvenuto in un contesto politico particolarmente delicato. Il precedente esecutivo era infatti caduto sotto la pressione delle polemiche legate a una serie di incursioni di droni provenienti dall’area del conflitto ucraino.

    Nonostante il successo personale del premier, la strada verso la formazione del nuovo governo potrebbe rivelarsi più complessa del previsto. La politica lettone è tradizionalmente frammentata e raramente un singolo partito riesce a ottenere una forza sufficiente per governare da solo. La campagna elettorale è stata dominata soprattutto da questioni economiche e sociali; temi interni che, per molti elettori, si sono rivelati altrettanto importanti delle questioni geopolitiche.

    Le possibili alleanze

    Tra i possibili partner di governo figura “Latvia First”, partito nazional-populista che sostiene l’Ucraina pur mantenendo una retorica fortemente orientata agli interessi nazionali. Più problematica appare invece la posizione di “Sovereign Power”, formazione che afferma di voler vedere Kiev prevalere nel conflitto ma ritiene che una quota maggiore delle risorse pubbliche dovrebbe essere destinata alle esigenze interne del Paese. Diverse altre forze politiche hanno già escluso la possibilità di collaborare con questo partito.

    Dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, Riga ha aumentato in modo significativo gli investimenti nella difesa, arrivando a destinare quasi il 5% del proprio prodotto interno lordo alla sicurezza nazionale. Per uno Stato che confina direttamente con la Russia e che conserva viva la memoria del periodo sovietico, la tutela della sicurezza resta una priorità assoluta.

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