Il partito di centrodestra Lista Unita del primo ministro lettone Andris Kulbergs ha vinto le elezioni parlamentari nel Paese baltico, secondo i risultati preliminari diffusi domenica.
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Il partito di Kulbergs è in testa con il 35,4% dei voti, riferisce la televisione pubblica. Nel Parlamento, composto da 100 seggi, il partito Lista Unita ne ha conquistati 42: è un record nella storia del Paese ex sovietico dopo l’indipendenza, secondo i media locali.
I risultati indicano per la Lettonia il proseguimento di una linea filoeuropea e filoucraina.
Kulbergs, diventato primo ministro solo a maggio, ha spiegato che il risultato è superiore alle attese e conferma il vantaggio emerso dagli exit poll. “Questo significa che le persone vogliono davvero un cambiamento”, ha detto, aggiungendo che per lui ciò vuol dire “crescita economica” e “un futuro per i figli della Lettonia”.
La sua coalizione, che secondo i sondaggi pre-elettorali appariva in indebolimento, non sopravviverà nella forma attuale. Una delle forze che la compongono sembra destinata a perdere i propri seggi e le altre hanno ottenuto risultati peggiori del previsto.
I partiti populisti, però, hanno registrato risultati importanti, grazie anche al sostegno della minoranza russofona della Lettonia, al termine di una campagna dominata dai timori legati alla vicina Russia e al carovita.
La sicurezza al centro del dibattito
A più di quattro anni dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, la sicurezza resta un tema centrale nella politica lettone. Paese membro della NATO e dell’Unione europea dal 2004, questo piccolo Stato balcanico considera Mosca la principale minaccia alla propria sicurezza e ha aumentato nettamente la spesa per la difesa.
“Poiché siamo il confine esterno dell’Europa, dobbiamo avere un’economia forte… una regione di frontiera forte”, ha dichiarato Kulbergs. “Questo è il compito principale”.
Carovita in aumento, bassi salari, un sistema sanitario sotto pressione e il calo demografico di lungo periodo sono stati altri temi centrali del dibattito elettorale.
La maggior parte dei partiti destinati a entrare in Parlamento sostiene sia l’alto livello di spesa militare sia la continuazione degli aiuti a Kiev. L’eccezione è il partito Potere Sovrano, contrario agli aiuti militari all’Ucraina e a nuovi incrementi del bilancio della difesa. Incentrando la campagna sul carovita, sembra avviato a chiudere al terzo posto.
Tuttavia, i suoi detrattori lo accusano di essere filorusso e la maggior parte dei grandi partiti ha escluso qualsiasi collaborazione.
Prima la Lettonia, partito conservatore guidato da un magnate immobiliare spesso paragonato al presidente statunitense Donald Trump, sembra invece destinato a piazzarsi al secondo posto.
Entrambi i partiti populisti sembrano aver beneficiato dei cambiamenti nelle abitudini di voto della minoranza russofona, che rappresenta un terzo della popolazione.
Per anni questa minoranza aveva trovato il proprio riferimento nel Partito Socialdemocratico Armonia, considerato in generale filorusso e, in passato, la principale forza politica del Paese.
Il sostegno ad Armonia è però crollato drasticamente alle ultime elezioni, svoltesi poco dopo l’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia, e il partito ha perso la propria rappresentanza in Parlamento.
Risorse addizionali per questo articolo • AP
