Foto: INA
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La prima fase del progetto si è conclusa con successo già nel 2025 attraverso la realizzazione di due pozzi. Uno di questi, denominato Ana-4 DIR, ha erogato durante la produzione di prova circa 155-160 mila metri cubi di gas naturale al giorno. Attualmente è in pieno svolgimento la seconda fase della campagna di perforazione, focalizzata sulla realizzazione di altri tre pozzi metaniferi. Al momento, la compagnia petrolifera INA non pubblica dati dettagliati sulle capacità produttive e sulle riserve a livello di singolo pozzo, spiegando che la complessità del piano prevede fasi diversificate per quanto concerne la costruzione, i test, il collegamento e l’avviamento degli impianti. I dati complessivi sull’andamento estrattivo saranno regolarmente integrati nei rapporti finanziari e aziendali del Gruppo INA.
Oltre a questo programma interamente controllato dall’ azienda croata, sono previsti ulteriori investimenti per 71 milioni di euro nello sviluppo del giacimento di gas Irena, situato all’interno del blocco Izabela. Il progetto è gestito dalla compagnia operativa ED-INA, una joint venture paritaria (50:50), ma le quote di partecipazione reali alla concessione vedono l’italiana Energean al 70% (avendo rilevato gli asset di Edison) e INA al 30%. I fondi stanziati (50 milioni di euro da parte di Energean e 21 milioni da INA) serviranno per la costruzione della nuova piattaforma Irena-3, il collegamento a circa nove chilometri di gasdotto esistente e lo sfruttamento del campo. L’avvio della produzione è programmato per la prima metà del 2027, con un picco massimo giornaliero stimato in 300.000 metri cubi.
Foto: Energean
Fino all’avvio del piano, i giacimenti adriatici di INA garantivano circa 393 mila metri cubi di gas al giorno; con il completamento di tutti gli impianti (previsto entro l’ultimo trimestre del 2027), la produzione complessiva dovrebbe sfiorare gli 856 mila metri cubi giornalieri, più che raddoppiando i volumi attuali. Sebbene la produzione nazionale copra storicamente circa il 20% del consumo di gas in Croazia, queste nuove risorse miglioreranno notevolmente il bilancio energetico del Paese, che continuerà comunque a coprire la quota restante del fabbisogno tramite altre fonti e importazioni, in particolare sfruttando il terminale GNL di Veglia (Krk). La storia estrattiva della Croazia (all’epoca parte della Jugoslavia) affonda le radici nel 1970 con le prime trivellazioni esplorative, seguite tre anni dopo dalla scoperta del grande giacimento Ivana, situato al largo di Pola lungo la costa occidentale istriana. Lo sfruttamento commerciale su larga scala è iniziato però solo nei primi anni 2000. Il confronto storico mostra un’attività asimmetrica a favore dell’Italia: nella sponda croata si contano circa 133 perforazioni e una ventina di piattaforme attive focalizzate sul gas naturale, contro le oltre 1.300 trivellazioni e più di 100 piattaforme italiane che estraggono sia gas sia petrolio. La proclamazione e il riconoscimento delle rispettive zone economiche esclusive tra Italia e Croazia forniscono il quadro giuridico per regolamentare eventuali permessi di ricerca e coltivazione di gas e petrolio già esistenti, bilanciandoli con le normative europee di sicurezza in mare e sulla transizione ecologica, senza tuttavia autorizzare automaticamente nuove trivellazioni. (lpa)
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