Nanni Schiavo, giornalista, collaboratore di Linkiesta e dell’Europeista, analizza il voto di sabato 3 ottobre in Lettonia, dove la Lista unita del primo ministro Andris Kulbergs, partito di centrodestra europeista, ha vinto le elezioni per il Parlamento monocamerale con oltre il 35 per cento dei consensi.
Kulbergs era diventato primo ministro dopo la crisi di maggio, quando la premier precedente si era dimessa perché alcuni droni ucraini, dirottati dalla Russia, avevano colpito una cisterna di petrolio vuota.
Da primo ministro di passaggio, osserva il giornalista, Kulbergs riceve ora un …
mandato importante, quello di tenere la Lettonia agganciata all’Europa e di continuare a sostenere l’Ucraina come partner affidabile.
Sulla composizione del prossimo governo, secondo Schiavo, non cambierà molto.
Il Parlamento è eletto con un sistema proporzionale con soglia di sbarramento al 5 per cento.
Il partito dei Verdi e dei Contadini, che faceva parte della maggioranza, resta fuori, ma le altre forze della coalizione escono rafforzate dal voto, e il governo che si formerà sarà probabilmente simile a quello uscente.
Il dato più interessante, per l’ospite, è il risultato migliore del previsto dei due partiti vicini alla Russia, Lettonia prima e Potere sovrano.
Lo schema è classico, con un partito esplicitamente vicino al Cremlino e uno più cauto nel dichiararlo.
Sarebbe però un errore, avverte il collaboratore di Linkiesta, considerare compatto dietro Mosca l’elettorato russofono, che rappresenta circa un quarto degli elettori.
Questi partiti raccolgono anche consensi di protesta, secondo uno schema populista classico, e dopo l’invasione dell’Ucraina del 2022 una parte dei russofoni si è avvicinata all’Europa.
Non tutti i russofoni, inoltre, possono votare: dopo l’indipendenza la legge escluse dal voto una parte di loro, i cosiddetti “non cittadini”, mentre i figli nati oggi possono chiedere la cittadinanza.
Il miglioramento dei partiti filorussi va quindi letto soprattutto come un ritorno alle urne di questo elettorato, concentrato nella capitale e nell’estremo est del Paese.
La guerra in Ucraina, conclude il giornalista, pesa sulla vita politica lettone in modo totale.
Il governo afferma apertamente che la Russia minaccia anche i Paesi dell’Unione europea, e il tema divide.
L’opposizione populista e filorussa sostiene che gli aiuti all’Ucraina sottraggono fondi allo Stato sociale e allontanano la pace, mentre la Lista unita richiama la responsabilità europea, quella verso l’Ucraina e la sicurezza, perché le repubbliche baltiche avvertono la minaccia russa in modo molto diverso da come la percepiamo in Italia.
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