Da Alba ai Carpazi, passando per i mercati globali. L’impero della dolcezza piemontese compie un nuovo, decisivo passo verso l’espansione internazionale, ma la mossa riaccende inevitabilmente i riflettori — e qualche apprensione — sul futuro della produzione radicata in patria.
Secondo indiscrezioni del sito rumeno Profit.ro, confermate direttamente dall’azienda al Sole 24 Ore Radiocor, il gruppo guidato da Giovanni Ferrero è ormai nella fase finale delle trattative per l’acquisto di un sito industriale esistente a Timisoara. L’obiettivo dichiarato è ambizioso: realizzare uno stabilimento all’avanguardia, sfruttando la solida tradizione manifatturiera della Romania, la sua posizione strategica e la disponibilità di personale qualificato.
Il boom a Timisoara e i conti d’oro del colosso di Alba
Fino a oggi, la presenza di Ferrero in Romania si era mossa soprattutto sul versante commerciale. La filiale locale conta circa 120 dipendenti e viaggia a ritmi impressionanti: l’ultimo esercizio ha archiviato un fatturato di ben 1,9 miliardi di lei (in crescita del 23% rispetto all’anno precedente) e un utile netto vicino ai 20 milioni di lei. Mancava, tuttavia, il tassello produttivo sul campo. Un vuoto che ora la multinazionale si appresta a colmare con un investimento di peso.
Un’espansione che si inserisce nella poderosa marcia globale del gruppo: l’ultimo bilancio consolidato ha certificato ricavi record per 19,3 miliardi di euro (in aumento del 4,6% rispetto all’esercizio precedente), sostenuti da una rete che ormai supera i 50.000 dipendenti in tutto il mondo.
Il patron Giovanni Ferrero e il rebus dei confini produttivi
Dall’azienda fanno sapere che «maggiori informazioni saranno fornite al momento opportuno». Ma nel frattempo, la notizia scuote il mondo economico e industriale piemontese. Giovanni Ferrero, forte di un patrimonio personale stimato da Forbes attorno ai 48,6 miliardi di dollari che lo riconferma saldamente ai vertici della ricchezza nazionale, gestisce un impero che si muove con una spregiudicatezza finanziaria e geografica sempre più sganciata dai confini patri.
E qui si apre il grande interrogativo che scotta all’ombra della Mole e nelle valli cuneesi: l’espansione nei Paesi a più basso costo di produzione o ad alta attrattività strategica, come la Romania, rischia di sottrarre linfa, investimenti e volumi agli storici stabilimenti italiani?
La preoccupazione dell’indotto
Perché se è vero che la multinazionale della Nutella continua a difendere il proprio cuore produttivo storico, è altrettanto vero che la tendenza dei grandi gruppi globali a potenziare hub esteri fa tremare l’indotto locale, soprattutto per quelle produzioni che sono in subappalto, anche nello stesso Albese, come i Kinder Sorpresa. I lavoratori, i sindacati e il territorio osservano con attenzione ogni mossa del quartier generale.
La crescita record sui mercati internazionali è una medaglia che brilla per i profitti della proprietà, ma per il Piemonte il campanello d’allarme resta acceso.
