Il semaforo verde di Mosca avvicina l’uscita definitiva di Unicredit dalla Russia, mentre a Piazza Affari il mercato sembra già scommettere sul successo di Intesa Sanpaolo nella partita per il Monte dei Paschi. Il presidente russo Vladimir Putin ha autorizzato con un decreto la riorganizzazione di AO Unicredit Bank. A maggio il gruppo guidato da Andrea Orcel (in foto) aveva firmato un accordo non vincolante con un investitore privato degli Emirati Arabi Uniti per la cessione di parte delle attività. Il progetto prevede lo scorporo di una «New Bank», che resterà controllata da Unicredit, mentre l’acquirente rileverà la «Remaining Bank». Il perfezionamento dell’operazione è atteso nel primo semestre del 2027 e resta subordinato agli accordi vincolanti e alle autorizzazioni delle autorità competenti. Unicredit ha ridotto la propria presenza in Russia, uscendo dal retail e comprimendo al minimo il corporate. Nella «New Bank» resteranno soprattutto le attività di pagamento internazionale, in euro e dollari per la clientela corporate non soggetta a sanzioni. L’operazione dovrebbe generare un beneficio complessivo sul capitale di circa 35 punti base, senza modificare i target di utile del piano.

    Sul fronte italiano, Intesa Sanpaolo incassa dal mercato una prima risposta positiva al rilancio dell’Opas su Mps. Dopo l’aumento da 1 a 1,25 euro della componente cash, è arrivata anche l’adesione di Delfin, primo azionista del Monte con il 17,5%. La Borsa ieri ha letto il nuovo scenario come un rafforzamento delle possibilità di successo di Ca’ de Sass. Intesa è salita dell’1,5%, Mps dello 0,8% a leggero sconto rispetto al prezzo di offerta. mentre Mediobanca ha perso il 5,1%. Acquisti anche su Unipol e Bper che acquisiranno 625 sportelli senesi in caso di successo.

    A Siena, però, l’ad Luigi Lovaglio non sembra intenzionato ad arrendersi. Il manager ha trascorso buona parte della giornata con gli advisor per valutare una possibile risposta in vista dell’assemblea del 29 ottobre. Il problema è la matematica. Per approvare le operazioni difensive su Banco Bpm e Banca Generali e il maxi-dividendo da 4 miliardi serve una maggioranza dei due terzi. E dopo la scelta di Delfin, alla quale potrebbe aggiungersi quella di Francesco Gaetano Caltagirone, secondo azionista di Mps con il 13,5%, il fronte contrario a Lovaglio diventerebbe consistente.

    Autonomous ritiene «altamente improbabile» che i soci del Monte possano approvare a maggioranza dei due terzi le delibere che Intesa considera incompatibili con la propria offerta. Anche perché, con Delfin e Caltagirone contrari, per riuscire servirebbe una partecipazione in assemblea nell’ordine del 92-93%, contro un’affluenza storicamente vicina al 70%. Barclays sostiene che il blitz abbia «rafforzato» la posizione di Intesa, Equita giudica il rilancio «ancora più attraente».

    Lovaglio aveva lasciato aperta la porta a una sorpresa: «Non ho un piano B al momento, ma l’ispirazione può venire, come spesso accade, quando vuoi fare qualcosa di importante per i tuoi azionisti». Ma la nuova offerta di Intesa ha cambiato i rapporti di forza. E il mercato, almeno per ora, sembra aver già scelto da che parte stare.

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