Il premier spagnolo Pedro Sanchez ha indetto elezioni anticipate dopo che il Parlamento ha bocciato i decreti del suo governo contro la crisi abitativa. Da giorni, in Spagna, sono in corso massicce proteste contro una crisi abitativa che dura da anni, scaturite dal caso di un’anziana sfrattata dalla propria abitazione a Madrid.
Allo stesso modo, in Francia gli studenti liceali sono scesi in piazza per protestare contro le condizioni della scuola pubblica. Si tratta di problemi che colpiscono anche l’Italia, ma la reazione popolare non è comparabile.
La crisi abitativa in Spagna
Negli ultimi 25 anni la Spagna è passata dall’avere meno di 40 milioni di abitanti a quasi 50 milioni. Nonostante la bassa fertilità, l’economia in crescita ha attratto sempre più immigrati, soprattutto da territori storicamente legati all’ex impero spagnolo e alle sue ex colonie. Il quotidiano El Pais l’ha definita come un Paese con 50 milioni di abitanti ma con infrastrutture per 40 milioni.
Tra queste infrastrutture ci sono anche le case. Alla fine del 2025 il prezzo delle abitazioni erano cresciuti su base annua del 12,9%, mentre il 26,8% delle famiglie destinava circa la metà del proprio reddito all’affitto.
Le ragioni della crisi abitativa spagnola
Oltre alla forte pressione demografica, il settore immobiliare spagnolo deve far fronte anche:
alla domanda di alloggi che i 100 milioni di turisti che ogni anno arrivano nel Paese creano;
alla costante migrazione verso le grandi città, fenomeno che caratterizza quasi tutte le grandi economie europee.
Le scuole in Francia sono messe male?
Anche in Francia, nelle ultime settimane, sono partite grandi manifestazioni, sul tema però della scuola pubblica. Gli studenti di liceo hanno iniziato a manifestare in tutto il Paese con slogan come “abbiamo più topi che insegnanti”. La Francia dedica circa il 5,26% di Pil all’istruzione, più del 4,6% della spesa media europea.
Non abbastanza, evidentemente, per mantenere un livello di edilizia e di servizio scolastico soddisfacente. Anche lunedì 5 ottobre, più di 500 scuole sono rimaste chiuse a causa delle occupazioni.
Perché in Italia non si protesta per la casa
Nonostante i problemi dell’edilizia scolastica e abitativa siano molto sentiti anche in Italia, non ci sono state reazioni popolari simili a quella spagnola e francese nel nostro Paese. Per quanto riguarda le case, anche se in Italia esistono fenomeni simili a quelli spagnoli, le proporzioni sono diverse.
Nel 2025 in Italia i prezzi delle case, in media, sono aumentati del 4%. Anche al netto della minore crescita dei salari italiani rispetto a quelli spagnoli, si tratta di un dato molto minore rispetto al 12,9% della Spagna. Nel nostro Paese, inoltre, più dell’81% delle famiglie vive in case di proprietà, un dato in aumento, contro il 73% spagnolo, in calo. Questo riduce il numero di persone in cerca di casa e, quindi, gli effetti della crisi abitativa.
Nonostante il problema della casa esista anche in Italia, quindi, il suo impatto è minore ed è concentrato soprattutto in poche grandi città, mentre in provincia i prezzi delle case rimangono abbordabili.
La situazione della scuola in Italia
Per quanto riguarda, invece, l’edilizia scolastica e in generale gli investimenti in istruzione, l’Italia risulta peggiore della Francia in più o meno ogni parametro. Il nostro Paese investe meno nel sistema scolastico in generale, solo il 4% del Pil, ha più edifici scolastici inagibili e paga meno i propri insegnanti.
Confronto tra scuola italiana e francese (Dati Ocse, governo italiano e francese)
Italia
Francia
Spesa per l’istruzione
4,06% del Pil
5,26% del Pil
Stipendio degli insegnanti a fine carriera
40.772 € lordi
49.296 € lordi
Percentuale di edifici vetusti
circa il 40%
circa il 30%
