La guerra tra Russia e Ucraina torna ad allargare i suoi effetti sul Mar Nero e sul territorio russo, in una delle giornate più intense sul fronte degli attacchi con droni. Due navi mercantili sono state colpite nella zona economica esclusiva della Bulgaria, a circa 80 miglia dalla costa, mentre nella notte centinaia di velivoli senza pilota hanno preso di mira la regione di Mosca. Il bilancio riferito dalle autorità russe è di due morti e nove feriti. Sul fronte marittimo, invece, una delle imbarcazioni attaccate è affondata e non si hanno ancora notizie certe sulla sorte del suo equipaggio.

    Due navi mercantili colpite al largo della Bulgaria

    L’allarme nel Mar Nero è scattato dopo che due navi commerciali sono state raggiunte da droni nella zona economica esclusiva bulgara. Secondo le informazioni diffuse dalle autorità di Sofia, le imbarcazioni coinvolte sono la Alfa Watan, battente bandiera del Togo, e la Able, battente bandiera di Palau. Entrambe sarebbero di proprietà di società turche.

    Le navi avrebbero lanciato i segnali di soccorso intorno alle 4 del mattino, ora locale, mentre si trovavano a circa 80 miglia nautiche, pari a circa 128 chilometri, dalle coste della Bulgaria, a est di Capo Sant’Atanas e della città di Byala. Al momento le autorità bulgare non hanno stabilito la provenienza dei droni né attribuito formalmente la responsabilità dell’attacco.

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    La Alfa Watan affonda, nessuna notizia dell’equipaggio

    Le conseguenze più gravi riguardano la Alfa Watan, nave cargo battente bandiera del Togo. Dopo aver riportato pesanti danni, l’imbarcazione è affondata nelle acque del Mar Nero. Roumen Nikolov, direttore del Centro di coordinamento delle operazioni di soccorso marittimo di Varna, ha riferito alla radio pubblica bulgara BNR che l’equipaggio risulta disperso.

    Intorno alle 9 del mattino la nave sarebbe scomparsa dai radar della Guardia di frontiera. Le operazioni di ricerca e soccorso sono quindi diventate la priorità delle autorità bulgare, ma al momento non sono state diffuse informazioni definitive sul numero delle persone presenti a bordo né sulla loro sorte.

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    Incendio sulla Able, evacuati i 18 marinai

    Diversa la situazione della Able, battente bandiera di Palau, sulla quale dopo l’attacco è divampato un violento incendio. I 18 membri dell’equipaggio sono riusciti ad abbandonare la nave e sono stati soccorsi anche grazie all’intervento di un traghetto battente bandiera bulgara, dirottato nell’area per partecipare alle operazioni.

    Secondo quanto comunicato dalle autorità al termine della riunione d’emergenza convocata a Sofia, due marinai hanno riportato ferite gravi e sono stati trasferiti in elicottero in un ospedale della città portuale di Varna. Gli altri componenti dell’equipaggio sono stati messi in salvo.

    Sofia convoca una riunione d’emergenza

    La gravità dell’accaduto ha portato il governo bulgaro a convocare una riunione straordinaria con i vertici delle principali istituzioni coinvolte nella sicurezza nazionale e marittima. Al confronto hanno partecipato rappresentanti dei ministeri della Difesa, dell’Interno, dei Trasporti e dell’Ambiente, oltre alla Presidenza della Repubblica e ai servizi di sicurezza.

    L’episodio assume un rilievo particolare anche perché la Bulgaria è un Paese membro della Nato e, secondo le autorità bulgare, si tratta del primo attacco contro la navigazione registrato nella zona economica esclusiva del Paese nel Mar Nero. Resta tuttavia un elemento fondamentale ancora da chiarire: non è stata accertata l’origine dei droni che hanno colpito le due navi.

    Cresce l’allarme per la sicurezza della navigazione nel Mar Nero

    L’attacco riporta in primo piano i rischi per la navigazione commerciale in un bacino direttamente coinvolto nelle conseguenze della guerra russo-ucraina. Mine, droni, ordigni e altri residuati legati al conflitto hanno più volte fatto scattare allarmi nelle acque della regione, interessando in particolare Romania, Bulgaria e Turchia.

    La sicurezza delle rotte commerciali è particolarmente delicata perché il Mar Nero rappresenta un corridoio strategico per il trasporto di cereali, prodotti energetici e altre merci. Qualsiasi intensificazione degli attacchi contro navi civili rischia quindi di produrre conseguenze che vanno oltre il piano strettamente militare, coinvolgendo i traffici internazionali e la sicurezza marittima dei Paesi rivieraschi.

    Mosca sotto un attacco con centinaia di droni

    Contemporaneamente all’emergenza nel Mar Nero, la regione di Mosca è stata investita nella notte tra il 5 e il 6 ottobre da un attacco di eccezionale intensità. Secondo le autorità russe, circa 650 droni si sarebbero diretti verso la regione della capitale tra le 20.30 e le 5 del mattino, ora locale.

    Il sindaco di Mosca Sergej Sobjanin ha affermato che la maggior parte dei velivoli senza pilota è stata intercettata dalle difese antiaeree russe. In particolare, 105 droni sarebbero stati abbattuti mentre si avvicinavano alla capitale. Secondo i calcoli riportati dall’agenzia statale Tass, si tratterebbe del secondo attacco più massiccio contro Mosca registrato negli ultimi mesi.

    Due morti e nove feriti nella regione della capitale

    Il governatore della regione di Mosca, Andrey Vorobyov, ha aggiornato il bilancio riferendo di due persone morte e nove ferite. Una delle vittime è un giovane di 20 anni rimasto ucciso nel villaggio di Radumlya, nel comune di Solnechnogorsk.

    La seconda vittima è un uomo di 71 anni, il cui corpo è stato recuperato dai soccorritori sotto le macerie di un’abitazione privata a Barybino, nel comune di Domodedovo. Una donna che si trovava all’interno della stessa abitazione è rimasta ferita. Le autorità hanno inoltre segnalato danni ad abitazioni e strutture in diverse località della regione.

    Nel mirino anche un importante impianto petrolifero

    Secondo fonti ucraine e canali di monitoraggio, una parte dei droni avrebbe preso di mira il Centro di Produzione e Distribuzione Lineare di Volodarsk, nei pressi del villaggio di Konstantinovo, a circa 40 chilometri dal centro di Mosca e centinaia di chilometri dal confine ucraino.

    L’attacco avrebbe provocato un incendio nell’impianto petrolifero, indicato come una struttura strategica per la movimentazione di carburanti. Il sito è utilizzato per lo stoccaggio e il trasporto di benzina, carburante per l’aviazione e gasolio e dispone di collegamenti con infrastrutture che servono il grande nodo aeroportuale moscovita, compresi gli scali di Vnukovo, Domodedovo e Sheremetyevo.

    Mosca annuncia l’abbattimento di un pallone con Starlink

    Il ministero della Difesa russo ha inoltre riferito l’abbattimento di un pallone aerostatico attribuito alle forze ucraine, che avrebbe trasportato un drone dotato di un modulo Starlink. Secondo la versione fornita da Mosca, l’intercettazione sarebbe avvenuta a oltre 10mila metri di quota attraverso un drone intercettore appartenente alla brigata autonoma “Varyag” delle forze russe per i sistemi senza pilota.

    Anche in questo caso le informazioni provengono dalle autorità militari russe e devono essere considerate nel quadro delle differenti versioni fornite dalle parti in guerra.

    Zaporizhzhia, accuse incrociate tra Russia e Ucraina

    Gli attacchi hanno interessato anche la regione di Zaporizhzhia, dove Mosca e Kiev hanno diffuso versioni relative a episodi distinti. Evgeny Balitsky, capo dell’amministrazione filorussa della parte della regione controllata da Mosca, ha affermato che un drone ucraino avrebbe colpito un minibus nel villaggio di Basan, nel distretto di Pologovsky.

    Secondo Balitsky, il bilancio preliminare sarebbe di tre morti e tre feriti. Si tratta di informazioni provenienti dall’amministrazione insediata dalla Russia nei territori occupati e non accompagnate, al momento, da una verifica indipendente.

    Kiev denuncia l’attacco russo contro un ponte sul Dnipro

    Sul versante opposto, le autorità ucraine hanno riferito che un drone russo avrebbe colpito un ponte sul fiume Dnipro a Zaporizhzhia, provocando danni alla carreggiata e costringendo alla chiusura della struttura con conseguente deviazione del traffico.

    Secondo Mykhailo Semikin, capo ad interim dell’amministrazione locale, cinque persone sono rimaste ferite, tra cui due operatori della Croce Rossa che si stavano recando al lavoro. Anche questo episodio si inserisce nella crescente intensità degli attacchi condotti con sistemi senza pilota contro infrastrutture e collegamenti strategici.

    La guerra dei droni entra in una nuova fase

    La sequenza di attacchi conferma il peso sempre maggiore assunto dai droni nella guerra tra Russia e Ucraina. Kiev ha progressivamente sviluppato sistemi capaci di raggiungere obiettivi situati a centinaia di chilometri dal fronte, concentrando parte delle operazioni contro infrastrutture petrolifere, energetiche e logistiche russe. Mosca, parallelamente, continua a impiegare massicciamente droni e missili contro città e infrastrutture ucraine.

    La Russia ha annunciato nei giorni scorsi l’intenzione di intensificare gli attacchi contro le infrastrutture ucraine, mentre il presidente Volodymyr Zelensky ha indicato la volontà di aumentare le operazioni contro le raffinerie e altre strutture strategiche russe. La dinamica alimenta così una spirale di attacchi e rappresaglie che interessa aree sempre più lontane dalla linea del fronte.

    Sale la tensione sul fianco orientale della Nato

    La crisi nel Mar Nero arriva mentre cresce anche la preoccupazione dei Paesi europei più vicini alla Russia. In Germania il capo dell’intelligence Martin Jaeger ha lanciato un nuovo allarme sul rischio di un confronto con Mosca, sostenendo che la Russia starebbe conducendo una “guerra nell’ombra” contro Berlino.

    L’Estonia, secondo quanto riportato dal Financial Times, sta invece rafforzando la propria postura militare nelle aree più vicine al confine russo e si sta dotando di armamenti capaci di colpire obiettivi in profondità. Tallinn non ritiene imminente una guerra su vasta scala tra Russia e Nato, ma considera necessario prepararsi all’eventualità di un deterioramento della sicurezza regionale.

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