Una doppietta in zona Cesarini salva il Paese dall’ennesima crisi politica e istituzionale. Ma il secondo gol arriva qualche minuto oltre il tempo massimo, e il rischio di sorprese negative non è del tutto escluso.

    E se il linguaggio calcistico può ben descrivere avvenimenti politici, questa è la cronaca che riguarda il Kosovo, dove nella notte tra martedì e mercoledì il Parlamento ha finalmente agito per uscire dall’estenuante impasse riguardante la scelta del nuovo presidente della Repubblica, causa primaria della lunghissima crisi che, da più di un anno e mezzo, sta destabilizzando il piccolo Paese balcanico.

    Kosovo, ricordiamo, che rischiava di tornare nuovamente alle urne – la quarta volta in meno di due anni – per nuove elezioni anticipate, dato che proprio il 6 ottobre scadeva il termine ultimo, stabilito dalla Corte costituzionale, per eleggere il nuovo capo dello Stato. Fino alla tardissima serata di martedì, tutto indicava che non si sarebbe riusciti a trovare un’intesa in extremis.

    Poi, la svolta – doppia – con il via libera a emendamenti che rischiano di mettere Pristina in rotta di collisione con la comunità internazionale, svolta seguita a stretto giro di posta dall’elezione presidenziale.

    Emendamenti, votati da 88 deputati poco prima di mezzanotte, che hanno dato luce verde a importanti modifiche – fortemente volute dal maggior partito di opposizione, il Pdk – che vanno a limitare pesantemente le competenze delle cosiddette Camere specializzate del Kosovo (Ksc), tribunale con sede all’Aja e giudici internazionali, ma che giudica sulla base del diritto kosovaro e che ha di recente condannato per crimini di guerra l’ex presidente Thaçi, già leader del Pdk e altri ex alti papaveri dell’Uçk, Kadri Veseli, Rexhep Selim e Jakup Krasniqi, scatenando la rabbia della piazza, a Pristina.

    Conflitto in Kosovo, Thaçi condannato a 25 anni per crimini di guerra

    La redazione

    La sentenza di primo grado del tribunale dell’Aja. L’ex presidente si trova già in carcere, dove si è consegnato nel 2020. A Pristina una folla ha assistito al verdetto sui maxischermi. Condannati con lui altri tre ex alti esponenti dell’Esercito di liberazione

    L'ex presidente kosovaro Hashim Thaçi

    Fra le modifiche più rilevanti e controverse, l’introduzione di un tetto alle condanne, con un massimo di 15 anni di carcere che potranno essere scontati in Kosovo e non in detenzione all’estero. E soprattutto la possibilità di accedere alla grazia presidenziale. Alcuni degli emendamenti approvati martedì notte, tuttavia, sollevano dubbi di costituzionalità.

    Il Pdk aveva esplicitamente legato l’approvazione della legge “salva Uçk” alla concessione del proprio appoggio all’elezione del nuovo presidente. E dopo il via libera agli emendamenti è arrivata subito l’attesissima fumata bianca. Pdk che ha così accettato la proposta del premier Albin Kurti di convogliare anche i propri voti su un candidato accettabile per maggioranza e opposizioni.

    Si tratta di Justina Shiroka Pula, nuova presidente del Kosovo, eletta al primo scrutinio con 81 voti, uno in più della maggioranza dei due terzi richiesta dalla Costituzione. Chi è, la prescelta? Nata nel 1953, economista dalle lunghe esperienze accademiche a Pristina, Zagabria e negli Usa, Shiroka Pula è stata ministra dell’Energia nel governo Thaçi (2008-11) e poi deputata Pdk tra il 2011 e il 2014. «Mi impegno a dedicare tutte le mie forze alla salvaguardia dell’indipendenza, della sovranità e dell’integrità territoriale del Kosovo», ha promesso la neo presidente.

    Tutto bene? Forse no, perché l’elezione di Shiroka Pula è avvenuta a mezzanotte e tre minuti, tecnicamente oltre il termine previsto. È dunque valida?

    Le risposte potrebbero essere date solo dalla Consulta, dopo che un avvocato, Arianit Koci, si è rivolto mercoledì ai giudici costituzionali, chiedendo di verificare se quanto andato in scena al Parlamento ha fondamento giuridico. O è avvenuto a partita ormai finita, tre minuti dopo il fischio finale.

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