Foto: Radio Capodistria/Fifaco

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    Il mare, in realtà, comincia molto prima della costa. Comincia in montagna, nei boschi, nei fiumi e nelle falde. È questo il concetto alla base di “The Blue Way – Il mare inizia in montagna”, l’evento che oggi, a Trieste, ha segnato la conclusione del progetto Interreg Italia-Slovenia WABIN.

    Oltre due anni di attività per costruire una fotografia condivisa delle risorse idriche nell’area transfrontaliera, con particolare attenzione al bacino dell’Isonzo-Soča.
    L’obiettivo è arrivare a una vera e propria contabilità dell’acqua: capire quanta risorsa è disponibile, quanta ne viene utilizzata per gli usi civili, agricoli e industriali, come si ricaricano le falde e quali conseguenze possono avere siccità, alluvioni e cambiamenti climatici.

    Uno degli strumenti principali realizzati dal progetto è un modello idrogeologico tridimensionale del bacino, costruito mettendo insieme dati provenienti dai due Paesi. Una sorta di mappa dinamica dell’acqua, utile non soltanto per conoscere la situazione attuale, ma anche per simulare possibili scenari futuri.

    WABIN, finanziato dal programma Interreg Italia-Slovenia con un budget di circa 902 mila euro, non si ferma però alla ricerca scientifica. Il progetto punta infatti a dare continuità alla collaborazione tra istituzioni, esperti e territori attraverso un network transfrontaliero e un Memorandum of Understanding.

    Ed è proprio sulla necessità di superare i confini che si è soffermato Ervin Vivoda, del Ministero sloveno dell’Ambiente e della Pianificazione territoriale.
    “Quando si tratta di proteggere l’acqua – ha sottolineato – non esistono confini tracciati dall’uomo: il fiume non li conosce, la pioggia non li conosce e nemmeno il mare.”

    Da qui la necessità di soluzioni comuni e responsabilità condivise, perché la qualità dell’Adriatico dipende anche da ciò che accade molto più lontano dalla costa.
    Durante l’evento sono stati quindi presentati i risultati del progetto, il modello di bilancio idrico transfrontaliero e il Memorandum che punta a proseguire la cooperazione tra Italia e Slovenia.

    Un percorso che guarda anche alle nuove generazioni, con la mostra “L’acqua con gli occhi dei giovani” e con il progetto AQUA-SHELF, dedicato alle riserve di acqua dolce presenti sotto i fondali marini.
    Dalla montagna all’Adriatico, dunque, la sfida è la stessa: conoscere meglio l’acqua per poterla proteggere. Perché, come ha ricordato Vivoda, “il mare inizia in montagna e la cura del suo destino dipende da ognuno di noi”.

    Davide Fifaco


    Foto: Radio Capodistria/Fifaco

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