di
    Maddalena Berbenni

    Alle Poste di Rovetta, la denuncia di due 84enni a cui sono stati sottratti 90 mila euro (lui) e 58 mila (lei). Le irregolarità emerse da alcune verifiche interne, tra prelievi disconosciuti e firme false: «Gravi irregolarità accertate»

    L’ufficio postale di Rovetta è ai piedi di una palazzina di tre piani con le facciate giallo canarino, le ringhiere in ferro battuto e le tapparelle verde acqua. Come si usava una volta. Sta a due passi dalla chiesa e dal municipio. È minuscolo, la gente aspetta il suo turno sulla soglia, al sole, e se ne va apparentemente senza pensieri. Non te l’aspetteresti un terremoto in un posto così. «La direttrice non c’è, hanno mandato me a sostituirla», risponde con gentilezza, ma senza andare oltre, una delle due impiegate allo sportello.

    La «direttrice» è Paola Cavaliere, ha una quarantina d’anni e un figlio, vive a Fino del Monte e il padre è un carabiniere in congedo. È assente perché Poste Italiane l’ha licenziata dopo alcune verifiche interne sui risparmi non si sa bene di quanti correntisti. Manca almeno mezzo milione di euro, è stato calcolato per ora, che la donna avrebbe sottratto dai libretti di chi si fidava di lei. Come una coppia di 84enni del paese, forse i primi a sporgere denuncia in caserma, a giugno, e a mettere a verbale un paio di cifre: 90 mila euro lui e 58 mila lei. Era ciò che avevano accantonato dal lavoro di una vita e da alcune eredità. Ed è ciò che sarebbe stato rubato loro sotto il naso. Finché, appunto, non è scoppiato il terremoto.



















































    È successo a fine maggio quando sono stati convocati all’ufficio postale, dove hanno trovato due ispettori di Poste, mandati da Milano, a chiedere conto di 2.500 euro che Cavaliere aveva consegnato loro in contanti. I coniugi hanno spiegato che erano soldi che avevano chiesto di svincolare per pagare alcuni lavori di ristrutturazione e che era stata l’ex direttrice a suggerire la modalità. Hanno scoperto così che i loro conti erano a secco, decimati da infiniti prelievi fatti a loro insaputa. 

    Dal conto della moglie ne sono stati eseguiti una ventina in due anni, da 2.500, 3.000, 5.000, anche 7.000 euro a botta. Tutti disconosciuti. All’ufficio postale, l’anziana andava solo per ritirare la pensione, quelli erano risparmi che non toccava. Nel caso del marito, risultano oltre 150 prelievi da 600 euro. Tutte le richieste sarebbero state fatte con firme falsificate, o, almeno, i due anziani hanno negato che fossero le loro. Allo stesso modo entrambi sostengono di non avere mai chiesto il rimborso di parte dei loro buoni fruttiferi, come emerso.

    La moglie ha raccontato di avere conosciuto Cavaliere dopo il Covid. Era gentile e disponibile. Si fidava di lei, tanto da arrivare a convincere il marito a spostare a Rovetta i libretti che lui aveva in un altro ufficio postale della valle. L’ex direttrice aveva spiegato al pensionato che la procedura prevedeva che fossero inviati a Roma per essere accorpati in un unico, nuovo libretto. Dopo varie richieste, all’uomo era stato consegnato il numero di riferimento e aveva iniziato a investire in buoni fruttiferi. O, almeno, credeva. 

    Cavaliere compilava le rendicontazioni a mano, nella stanza accanto agli sportelli, e poi le inseriva in buste che riportavano sempre il timbro delle Poste. Le cose hanno iniziato a complicarsi a inizio anno, quando la coppia ha chiesto di svincolare 10.000 euro per rifare il tetto di casa. Cavaliere si sarebbe mostrata reticente e poi avrebbe consigliato di non ritirate l’intera somma, ma di spacchettarla in quattro prelievi da 2.500 euro in contanti, per evitare di incappare in controlli della Guardia di finanza. I coniugi l’hanno seguita e hanno ritirato le somme a cadenza di una volta al mese. Hanno spiegato di avere notato qualcosa di strano solo per la terza tranche. Il giorno dopo averla data alla moglie, Cavaliere avrebbe telefonato per chiedere di riportarla indietro, perché doveva fare alcune verifiche. Sarebbe stata riconsegnata loro il giorno dopo ancora.

    Da dove venissero quei soldi non è chiaro. Di sicuro, non dai conti di marito e moglie, perché erano già vuoti. Sull’ex direttrice, dalla quale non è stato possibile avere una replica, indagano i carabinieri della compagnia di Clusone. «Poste Italiane, parte lesa nella vicenda, si impegna a garantire agli aventi diritto il rimborso delle somme indebitamente sottratte — comunica la società in una nota — e rende noto di avere già adottato provvedimenti nei confronti della dipendente, licenziata a seguito delle gravi irregolarità accertate».

    Vai a tutte le notizie di Bergamo

    10 ottobre 2026 ( modifica il 10 ottobre 2026 | 19:48)

    Share.
    Leave A Reply