All’annuncio di Donald Trump di acquistare diesel russo l’Unione europea risponderà con «il pacchetto di sanzioni più grande di sempre» contro Mosca dall’inizio della guerra in Ucraina. La fermezza che l’Alto rappresentante Ue per gli Affari esteri Kaja Kallas chiederà di confermare domani ai ministri europei sancisce una nuova frattura nei rapporti con l’alleato americano, che rischia ora di contribuire a finanziare la guerra di Mosca.

    La promessa del tycoon di permettere l’immediata esportazione di 300 mila tonnellate di diesel russo e ulteriori 4,5 milioni nei prossimi mesi ha subito fatto scendere del 4,5% il prezzo al gallone del gasolio statunitense. Una mossa, quella di Trump, che punta a placare le pressioni interne in vista delle elezioni di midterm e che tradisce lo sforzo degli alleati europei di rilasciare 100 milioni di barili di petrolio annunciato dal G7 a inizio mese.

    La risposta

    Più smaccatamente l’accordo con Vladimir Putin viaggia in direzione opposta alla volontà dei 27 di strozzare le casse del Cremlino per costringerlo ad arrendersi nella guerra contro Kiev. «Gli attacchi russi hanno causato la morte di oltre 80 civili ucraini in due giorni e aumentano gli attacchi ibridi contro l’Europa: non è questo il momento di allentare la pressione sulla Russia, e l’Europa non lo farà», si legge nel post pubblicato su X di Kaja Kallas.

    Al prossimo Consiglio Affari Esteri i 27 ministri non si limiteranno soltanto a prendere atto della nuova fuga di Donald Trump, nonostante la risposta delle capitali sia al momento timida. Il portavoce del governo tedesco, Stefan Kornelius, ha dato un’anticipazione. «La Germania ribadisce il sostegno all’Ucraina», ha sottolineato.

    Lunedì sono previste sanzioni contro quasi 1.600 persone, imprese, associazioni ed enti dell’apparato statale russo ritenuti colpevoli di alimentare gli attacchi contro l’Ucraina. I 27 cercano un riscatto dopo l’esclusione dei magnati Alisher Usmanov e Mikhail Fridman dalla lista delle sanzioni. Il primo ritenuto da Parigi funzionale per i buoni rapporti con il governo azero che ha rilasciato la grazia all’imprenditore francese Martin Ryan. Il secondo è stato rimosso per permettere al Lussemburgo di evitare una controversia sul congelamento dei beni dell’oligarca.

    A poche settimane di distanza quel compromesso pesa come un passo falso che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha immediatamente ricordato nella risposta all’accordo Trump-Putin. «Da allora, gli attacchi russi e le sofferenze della popolazione non hanno fatto che aumentare», ha tuonato puntando il dito sugli alleati europei.

    Nel mentre l’effetto immediato dell’intesa Trump-Putin ha provocato il rientro anticipato a Kiev della delegazione diplomatica ucraina dai colloqui di pace in corso a Miami. A lungo termine il dietrofront del presidente americano si misurerà ancora una volta sul sostegno militare. Gli attacchi contro le infrastrutture russe che l’Ucraina mette a segno grazie ai missili acquistati da Washington – e finanziati dall’Ue – minano le capacità di raffinazione di Mosca, ferme al momento al 60%.

    Un corto circuito per Trump. «Vuole creare problemi al mondo intero: gli avevamo detto che poteva fare quello che voleva alla Russia, ma non colpire le raffinerie perché è un problema che riguarda tutto il mondo», ha affermato il presidente americano parlando di Zelensky ai giornalisti alla Casa Bianca. Poi l’affondo contro la leadership di Kiev: «Per porre fine alla guerra con la Russia l’Ucraina dovrebbe avere un nuovo presidente, in grado di concludere un accordo», ha detto. Zelensky «non ha fatto abbastanza, perché, per qualche ragione non riesce a chiudere un’intesa», ha poi incalzato.

    La bozza

    Il nuovo strappo tra Washington e Kiev sarà l’ulteriore stress test del difficile equilibrio nelle relazioni con gli Stati Uniti di cui si parlerà giovedì prossimo al vertice dei capi di Stato e di governo dell’Ue a Bruxelles. «Il Consiglio europeo esorta i partner internazionali a intensificare il proprio sostegno per» soddisfare «le esigenze finanziarie e militari dell’Ucraina», si legge nella bozza di conclusioni del summit.

    E nel testo viene riaffermato l’impegno a «contrastare l’elusione delle sanzioni» imposte alla Russia. La linea ha portato fino a ora a misure restrittive anche nei confronti di attori di Paesi dichiaratamente al fianco di Mosca come Cina, Iran e Corea del Nord. Ora l’affronto diretto con un alleato considerato storico è inevitabile.


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