Briefing nella Sala Stampa della Santa Sede sui lavori in corso al summit “A dieci anni di Amoris laetitia”. Padre Costa: scambio franco di esperienze. I giovani al centro: come accompagnarli nella vocazione e come aiutarli in mezzo a ostacoli quali “precarietà lavorativa, difficoltà a trovare casa, costi delle nozze e della dote, progetti migratori”. La testimonianza di una psicoterapeuta dal Libano, attiva tra i prigionieri di guerra: mai parole di condanna, solo presenza
Salvatore Cernuzio e Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano
Si è aperta con una preghiera per le vittime del terremoto dei giorni scorsi a Panama la sessione di questa mattina, 12 ottobre, del summit su Amoris laetitia, dieci anni dopo la sua pubblicazione. All’inizio della quinta giornata di lavori, il presidente della Conferenza Episcopale della Colombia, Francisco Javier Múnera Correa, ha ringraziato per la vicinanza che tutte le Chiese del mondo hanno mostrato verso le popolazioni di Colombia, Venezuela, Panama durante questi momenti di tragedia.
Scambio di esperienze ricco e franco
Poi i lavori sono proseguiti in un «clima sereno», ha detto in un briefing coi giornalisti nella Sala Stampa della Santa Sede padre Giacomo Costa, consultore della Segreteria generale del Sinodo e responsabile della metodologia dell’incontro. Certo, tutti i programmi per il summit cambiano dopo l’annuncio della operazione del Papa di rimozione di un nodulo al polmone. Ma l’incontro, voluto dal Pontefice stesso, rimane e rimane lo scambio di esperienze «ricco e franco». In particolare testimonianze e interventi «hanno alimentato la riflessione e aiutato i partecipanti a rileggere le proprie esperienze alla luce di quelle degli altri».
Quarta giornata in Vaticano per condividere, a dieci anni dall’esortazione apostolica, esperienze di accompagnamento pastorale a livello globale. La teologa americana Rubio: …
Focus sui giovani
Il focus è stato ancora una volta sui giovani: «cosa cercano», «come accompagnarli nella scoperta del senso del matrimonio» e della loro «vocazione». Quindi riflessioni sui primi anni di unione, sul «desiderio di un amore duraturo» che «resta forte», come quello di «avere una famiglia felice, una casa felice», ma che va sostenuto per il resto della vita. In mezzo, ci sono infatti «paure e ferite»: sbagliare, perdere la libertà, ripetere le sofferenze della famiglia di origine, assumere responsabilità che sembrano troppo grandi. «Per alcuni il matrimonio resta desiderabile; per altri è difficile persino immaginarlo», ha detto Costa. A pesare ci sono poi «ostacoli» comuni in tante realtà del mondo: «Precarietà lavorativa, difficoltà a trovare casa, costi delle nozze e della dote, progetti migratori che rinviano altre decisioni». «Effettivamente è difficile promettersi un futuro quando non si sa se si avrà un lavoro o una casa».
I rapporti uomo-donna
Tra le domande emerse anche quella sui rapporti uomo-donna: «Alcuni giovani, uomini e donne, esitano davanti a un matrimonio nel quale non intravedono sufficiente uguaglianza, reciprocità e rispetto a causa delle pratiche culturali o delle leggi del Paese. Altri interventi hanno richiamato l’immaturità affettiva e la distribuzione delle responsabilità. Ascoltare queste attese aiuta a capire quale vita di coppia desiderano e quale temono», ha spiegato ancora il relatore.
Tutti questi interrogativi sono stati analizzati alla luce delle indicazioni e proposte di Amoris laetitia, della quale resta valido l’invito «a conoscere aspirazioni e condizioni concrete delle persone».
A margine dell’incontro dedicato ad Amoris Laetitia, la psicoterapeuta familiare libanese Valerie Daou racconta ai media vaticani le difficoltà delle famiglie segnate dal …
Il tema della “convivenza”
Un’altra parola tornata ricorrente in questi tre giorni è «convivenza», realtà che «accomuna situazioni diverse» che «chiedono di essere comprese una per una: coppie che maturano un progetto familiare, persone segnate dalla paura, giovani bloccati dalle condizioni economiche, altri che seguono pratiche diffuse nei media». In alcuni contesti «esistono già un matrimonio consuetudinario o civile e responsabilità familiari condivise, mentre la celebrazione sacramentale viene rinviata», ha evidenziato Costa. «Quando la convivenza è sostenuta da un progetto, per queste coppie non è un modo per aggirare la Chiesa o soltanto una prova, ma veramente un modo per affrontare tratti della personalità e fragilità che si scoprono solo condividendo il quotidiano». La convivenza di per sé, in ogni caso, non è «una via desiderabile di preparazione al matrimonio», né «una garanzia di maggiore libertà, maturità o stabilità coniugale», è stato ribadito in aula. Dove «molti, moltissimi» hanno affermato la necessità di incontrare queste coppie conviventi, così da aiutarle a «capire se entrambi siano realmente capaci di acconsentire liberamente a ciò che la Chiesa intende per matrimonio: un’alleanza pubblica, fedele, indissolubile e aperta alla vita». Perché «la vita comune può diventare il punto di partenza per un discernimento serio».
Come accompagnare gli sposi dopo le nozze
Dalle discussioni e dai report dei diversi gruppi sono emerse poi diverse tematiche: i primi anni di matrimonio, la vita comune, la comunicazione reciproca, la gestione del denaro e dei conflitti, l’intimità, l’arrivo dei figli con il conseguente cambiamento di «abitudini, responsabilità e relazioni» ma anche la mancanza di figli che «può diventare una prova dolorosa, aggravata dalle pressioni dell’ambiente». In tutte queste situazioni è stata ribadita l’importanza di un «accompagnamento». Dopo Amoris laetitia sono state numerose le «risorse preziose» offerte da gruppi e movimenti, in tal senso, ma resta «fragile» la continuità pastorale: «Il giorno delle nozze sappiamo dove incontrare gli sposi. Un anno dopo, dove siamo?».
Su questa scia, una proposta ricorrente è stata quella di «valorizzare le coppie sposate nell’accompagnamento di altre coppie». Rimane, però, il quesito di come «strutturare» l’accompagnamento delle coppie e delle famiglie nella missione della Chiesa. Accompagnare le famiglie mette infatti alla prova orari, attività, priorità pastorali. «La vicinanza alle famiglie si vede anche dagli orari della parrocchia e da come vengono accolti i bambini nelle celebrazioni», è stato notato in aula. Questioni molto concrete ma, al contempo, decisive: «Bisogna offrire agli sposi tempo insieme anche negli spazi parrocchiali».
Primo briefing nella Sala Stampa della Santa Sede dall’inizio dei lavori del summit voluto da Leone XIV per i 10 anni della esortazione apostolica di Francesco. Dopo le prime …
Imparare dalle famiglie
Più volte, ha ribadito padre Costa, «è tornato l’invito a imparare di più dalle famiglie». E la domanda rimane «quanto Amoris laetitia sia diventata vita ordinaria delle nostre comunità. Rileggere questi anni permette di riconoscere frutti e fatiche: alcune intuizioni trovano conferma, altre attendono di diventare pratica ordinaria e condivisa».
La parola ai partecipanti
Dopo l’intervento di padre Giacomo Costa, diversi partecipanti all’incontro, esperti e famiglie si sono resi disponibili a rispondere alle domande dei giornalisti presenti in Sala Stampa. Il cardinale arcivescovo metropolita di Québec, in Canada, Gérald Cyprien Lacroix ha constatato quanto il mondo sia cambiato, «ma non il bisogno di amare ed essere amati». L’arcivescovo metropolita di Olomouc, in Cechia, Josef Nuzík si è soffermato sul sostegno che ogni Diocesi del suo Paese offre alle famiglie, a partire dalla preparazione al matrimonio arrivando alla risoluzione di problemi tra coniugi. Suor Ester Lucas José Maria, dal Mozambico ha raccontato del suo lavoro di assistenza a famiglie povere del Paese, «che hanno difficoltà a vivere il matrimonio come viene proposto dalla Chiesa». La professoressa Claudia Cristina Leal Luna, dal Cile, ha sottolineato l’impegno dell’istituto dove opera, dedicato a Giovanni Paolo II, attraverso una comunità internazionale che approfondisce la famiglia e la sessualità. I coniugi Marcelline Mendoume e Pierre-Flavien Mendoume Ba N’Nang, dal Gabon, hanno raccontato la loro personale storia familiare, fatta di difficoltà economiche, di «shock», di crisi e perdono, ma anche momenti di gioia dovuti alla nascita di quattro figli. Infine, Valérie Daou, proveniente dal Libano, ha sottolineato l’importanza dell’ascolto nella condivisione di problemi legati alla vita familiare. Lei come psicoterapeuta segue i prigionieri di guerra nel suo Paese e con loro affronta, oltre ai traumi dovuti al conflitto, anche questioni più personali come, appunto, quelle familiari. A tutti, ha detto Daou ai media vaticani a margine del briefing, offre parole di vicinanza, perché «quando le prime parole che si sentono sono una condanna, la conversazione rischia di interrompersi. L’unica risposta è la presenza: essere accanto a loro ed essere capaci di ascoltarli».
