I paragoni si faranno a tempo debito, con la stagione di Superlega avviata e le prospettive della Tinet Prata di Pordenone un po’ più definite. Di sicuro, già ora, c’è che Nooa Marttila è arrivato in Italia determinato a lasciare il segno. Dentro alla valigia si è portato il bronzo europeo con la sua Finlandia, che ha fatto tanto male agli azzurri di Fefè De Giorgi, e una nomina all’interno del dream team della competizione continentale, con una prestazione contro l’Italia davvero impressionante, soprattutto a servizio. E, forse, anche una lettera di appunti dal fratello Luka, ora in Turchia dopo aver vestito la maglia del Vero Volley Monza. Lo schiacciatore ventunenne è un colpaccio vero, per Prata, dopo la rescissione con Efe Bayram.
Ripartiamo dall’Europeo, dalla partita contro quell’Italia che doveva essere invincibile…
“Sapevamo bene che erano i campioni assoluti, la miglior Nazionale del mondo. Ma noi in quella gara non avevamo niente da perdere, quindi paradossalmente era più semplice. Loro avevano tutta la pressione addosso, giocavano davanti al pubblico di casa, dovevano vincere assolutamente. Noi invece siamo riusciti a trovare la mentalità giusta, a divertirci e poi a combattere. E abbiamo visto che ci soffrivano, che non erano più così sicuri di loro. E che forse ci avevano un po’ sottostimati”.
Merito vostro? Demerito degli azzurri? O un equilibrio dei due?
“Direi un equilibrio. Loro non hanno giocato come sanno fare, noi abbiamo fatto una delle nostre migliori partite. Ma se giochiamo al nostro meglio, possiamo davvero sfidare tutti”.
La corsa non è finita lì, è arrivato il bronzo e la sua nomina nel dream team dell’Europeo.
“Il bronzo è il risultato più grande, per me. La Finlandia non aveva mai vinto una medaglia nel volley, è stato davvero speciale. Una estate perfetta. Prima la vittoria in European League e poi il terzo posto. Sapevo che avevamo una chance, ma non credevo sinceramente di arrivare a medaglia. La nomina nel dream team è stata la ciliegina, non ci credo ancora. Quando sono andato sul palco a ritirare il riconoscimento mi sembrava di essere fuori dal mondo”.
Il suo mondo, ora, è l’Italia e la Superlega. Come procede l’ambientamento?
“Sono arrivato da pochi giorni, mi sto ancora adattando al ritmo e sto creando il mio equilibrio con i compagni. L’Europeo è stato molto lungo, e la firma è arrivata molto velocemente. Venire in Superlega era un sogno, anche sapendo che all’inizio sarà tosta. Non vedo l’ora di scoprire cosa possiamo fare”.
Suo fratello Luka le ha dato qualche consiglio?
“Certo, ha giocato qui e conosce bene il campionato. Mi ha detto che sarà dura, ma che devo vivere il momento senza stressarmi troppo se una partita non va per il verso giusto. Siamo consapevoli, come squadra, che il nostro obiettivo è consolidarci e migliorare, non puntiamo ai trofei”.
Pordenone può provare a essere come la Finlandia? La sorpresa inaspettata?
“Io ci credo. È un paragone che può realizzarsi. Nessuno si aspetta che andremo lontano, ma mi piace molto di più essere un underdog, giocare lasciando che la pressione sia sugli avversari. Noi siamo quelli nuovi, possiamo usarlo come vantaggio contro squadre che hanno più bisogno di noi di vincere”.
E lei personalmente cosa si aspetta dalla sua stagione?
“Di trovare il mio ritmo, il mio flow. Quando ci riesco, posso sorprendere. Darò il meglio in ogni aspetto del gioco, voglio essere felice dopo ogni gara, anche se non è andata bene, perché avrò dato tutto quello che posso. E, dal punto di vista tecnico, la mia skill migliore è la ricezione, ma ho già fatto passi avanti anche in servizio e in attacco”.
