Rimini, 15 ottobre 2026 – Prima la vittoria del concorso, poi le proteste. Nel giro di pochi giorni, il progetto di due architetti italiani (di cui uno riminese) per il nuovo stadio Maksimir di Zagabria è passato dal successo al centro di una bufera. In Croazia si sono moltiplicate le critiche, soprattutto da parte di una frangia di tifosi della Dinamo, la squadra della città, e di alcuni architetti croati. Ma la contestazione è arrivata anche nelle stanze della politica, fino al premier Andrej Plenkovic, che ha chiesto di trovare un modo “per annullare il concorso in maniera legale e ripartire da una nuova gara”.

    Gli architetti Alberto Rossi e il riminese Tommaso Fantini

    Gli architetti Alberto Rossi e il riminese Tommaso Fantini

    A firmare il progetto sono i riminesi Fantini e Rossi insieme a Garzanti

    Ma torniamo sulla carta, a firmare il progetto sono i riminesi Tommaso Fantini e Alberto Rossi, dello studio Vg13 Architects con sede a Milano, insieme all’ingegnere Alessandro Garzanti, anche lui riminese. La loro proposta era stata scelta all’unanimità da una giuria di architetti nazionali e internazionali in cui era presente anche l’ex campione del Milan Zvoimir Boban, presidente della Dinamo Zagabria, oltre al sindaco di Zagabria e al ministro del Turismo e dello Sport, tra 88 progetti provenienti da oltre venti Paesi. Il concorso era stato promosso dallo stesso governo croato insieme al comune di Zagabria. Adesso, però, l’esecutivo contesta l’esito della selezione.

    Il primo ministro della Croazia, Andrej Plenković

    Il primo ministro della Croazia, Andrej Plenković

    Il ministero dell’Economia ha presentato un ricorso

    Il ministero dell’Economia ha presentato un ricorso chiedendo una nuova valutazione e la sospensione dei successivi passaggi contrattuali. La partita dunque, è ancora aperta: nessuno ha formalmente cancellato il concorso, ma la realizzazione dello stadio è diventata incerta. “Abbiamo comunque fiducia nell’istituzione del concorso pubblico”, spiegano i due architetti, che seguono gli sviluppi della vicenda.

    Il progetto: un impianto da 35mila posti nei pressi del parco Maksimir

    Il progetto prevede un impianto da 35mila posti, inserito nel complesso sportivo Svetice, nei pressi del parco Maksimir. A convincere la giuria è stata una proposta che lega lo stadio alla città, con le superfici inclinate delle tribune e delle coperture a definire la forma dell’edificio. “I concorsi fanno parte del nostro modo di lavorare: in questo caso ci interessava molto la tipologia dello stadio”, raccontano Fantini e Rossi. Per loro, progettare un impianto sportivo significa organizzare i flussi di migliaia di persone, ma anche immaginare quello che accade prima del fischio d’inizio.

    L’esperienza comincia prima di sedersi: nel raggiungere lo stadio

    “L’esperienza comincia prima di sedersi: nel raggiungere lo stadio, incontrare gli altri, entrare e vedere finalmente il campo”. Il nodo però, è anche affettivo. Il Maksimir è un luogo che appartiene alla memoria sportiva della città e ogni trasformazione tocca un pezzo della sua identità. I progettisti dicono di comprendere le reazioni suscitate dal progetto.

    “Uno stadio custodisce ricordi personali e collettivi”

    “Uno stadio custodisce ricordi personali e collettivi. Il suo significato supera l’evento sportivo: rappresenta una città, crea appartenenza e rende le persone partecipi di una storia comune”. Le prime proteste raccontano, li hanno colpiti per l’attenzione riservata all’architettura nel dibattito pubblico. “Abbiamo visto quanto l’architettura potesse essere al centro del dibattito pubblico: è un segno di quanto un luogo possa essere importante per le persone; poi i toni si sono accesi”.

    Gli architetti aspettano che siano gli organi competenti a esaminare i ricorsi

    Ora gli architetti aspettano che siano gli organi competenti a esaminare i ricorsi. “Sul piano politico seguiamo il tutto e rispettiamo le responsabilità delle istituzioni”, precisano. E ribadiscono la disponibilità a raccogliere osservazioni da chi lo stadio dovrà viverlo, senza rinunciare all’idea che ha convinto la giuria. “Abbiamo anche molta fiducia nel nostro progetto”. Per il momento il nuovo Maksimir resta sulla carta e il concorso che avrebbe dovuto indicare la strada per costruirlo è diventato a sua volta oggetto di una contesa. Nel frattempo i due architetti italiani si trovano ad aspettare per una risposta e Zagabria per un nuovo stadio moderno.

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