Idranti e lacrimogeni contro i manifestanti, nuovi lanci di pietre e tensioni davanti al ministero dell’Istruzione. Per il terzo giorno consecutivo la protesta scuote Tirana e si allarga ad altre città dell’Albania. Gli studenti chiedono aiuti economici, università migliori e le dimissioni del primo ministro Edi Rama. Il premier, però, esclude di lasciare: “I governi si cambiano attraverso elezioni democratiche. Abbiamo avuto le elezioni l’anno scorso, non una rivoluzione”, ha dichiarato all’agenzia Reuters.

    Nella capitale i nuovi disordini hanno spinto il Parlamento a cancellare la propria seduta. Gruppi di giovani, alcuni incappucciati e con il volto coperto, hanno scagliato sassi contro gli agenti nei pressi del ministero dell’Istruzione, già preso di mira nelle giornate precedenti. La polizia ha risposto con idranti e gas lacrimogeni e ha fermato alcuni manifestanti.

    Ministeri colpiti e barricate nelle strade

    Il centro di Tirana porta i segni delle violente proteste delle ultime ore: cassonetti bruciati, fermate degli autobus distrutte, semafori danneggiati e barricate lungo alcune delle principali strade. Durante gli scontri sono stati colpiti edifici pubblici, tra cui le sedi dei ministeri dell’Istruzione e delle Finanze, e sono divampati incendi in negozi e altre strutture.

    Le immagini delle emittenti locali hanno mostrato anche un gruppo di persone fare irruzione in una stazione di polizia e devastarne i locali, mentre altri manifestanti lanciavano molotov contro edifici governativi. Secondo il bilancio riferito dall’emittente pubblica RTSH sulle violenze di mercoledì 14 ottobre, sono state arrestate 65 persone e 51 agenti sono rimasti feriti.

    Diversi studenti hanno preso esplicitamente le distanze dagli atti di violenza. Intanto la mobilitazione si è estesa fuori dalla capitale, con boicottaggi delle lezioni e iniziative di protesta anche a Scutari, Elbasan, Durazzo e Coriza.

    Perché protestano gli studenti

    Al centro delle rivendicazioni ci sono il costo degli studi e della vita, le condizioni delle strutture universitarie, la carenza di sostegni economici e le difficoltà nel trovare lavoro dopo la laurea. Alla richiesta di interventi sull’istruzione si affiancano le accuse di corruzione e la contestazione della classe politica.

    Il movimento si inserisce in una mobilitazione più ampia, avviata nei mesi scorsi contro un progetto turistico di lusso sulla costa meridionale, sostenuto da Jared Kushner, genero del presidente statunitense Donald Trump. Le proteste, inizialmente incentrate sulla tutela di una zona umida, hanno progressivamente coinvolto altri temi e preso di mira sia il governo sia l’opposizione conservatrice.

    Rama accusa l’opposizione: “Pronto a discutere con gli studenti”

    Rama, riconfermato per un quarto mandato alle elezioni dello scorso anno, sostiene che dietro le devastazioni ci siano esponenti dell’opposizione. Un’accusa che il premier ha ribadito in un video girato tra i danni al College d’Europa di Tirana, distinguendo i responsabili delle violenze dagli studenti.

    Il capo del governo si è detto disponibile a discutere del costo dell’istruzione e delle altre richieste, ma ha condannato gli attacchi alle istituzioni. A Reuters ha inoltre affermato che non permetterà alle violenze di compromettere il percorso di adesione dell’Albania all’Unione europea.

    Il presidente della Repubblica Bajram Begaj ha richiamato il diritto alla protesta pacifica, chiedendo alle forze dell’ordine di rispettare la legge e il principio di proporzionalità. Preoccupazione per l’escalation è stata espressa anche dalla delegazione dell’Unione europea in Albania, che ha auspicato una risposta proporzionata della polizia.

     

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