Roma, 15 ottobre 2026 – Fumo nero sopra il centro di Tirana e bidoni dati alle fiamme in strada, palazzi di ministero, parlamento e Corte costituzionale assaltati e banche e negozi vandalizzati, pietre contro la polizia e lacrimogeni per disperdere la folla. Da due giorni la capitale dell’Albania è teatro di una delle manifestazioni di protesta più violente contro il governo di Edi Rama, una contestazione studentesca che segue la scia di quella scoppiata da settimane in Francia ma che, inoltre, si salda alla rivolta ambientalista e antimperialista del movimento dei fenicotteri in corso da 137 giorni. Decine di migliaia di studenti sono scesi in strada mercoledì con l’obiettivo di protestare soprattutto davanti al ministero dell’Istruzione ma alcuni manifestanti hanno iniziato ad appiccare incendi, a danneggiare edifici e attività commerciali, secondo Reuters, sono andate a fuoco anche 2 filiali bancarie, e quando è stato tentato un attacco anche al palazzo del governo la polizia è intervenuta con cannoni ad acqua e gas lacrimogeni.
Le ragioni della protesta
La protesta era cominciata martedì in modo pacifico ma ha rapidamente cambiato tono, trasformando l’azione sociale per i diritti degli studenti in una più ampia contestazione politica contro il governo. “Questa è una rivoluzione. Siamo stanchi delle proteste pacifiche. Non ci fermeremo finché Rama non si dimetterà”, sono le parole riportate da Reuters di Lora, una studentessa che ha rifiutato di fornire il cognome, mentre lanciava pietre contro gli agenti. L’origine delle manifestazioni arriva dalle università dove le condizioni per gli studenti sono giudicate inadeguate, i costi dell’istruzione in aumento, i sostegni economici insufficienti e le prospettive di lavoro e di salario deludenti dopo la laurea. Una rabbia covata negli atenei che si è allargata alla situazione generale del Paese con gli studenti in piazza che hanno anche denunciato la corruzione della classe dirigente e chiesto le dimissioni del premier socialista Rama, al quarto mandato dopo l’ultima vittoria elettorale del 2025.
La reazione del governo è stata di condanna e repressione delle violenze con la vicepremier Albana Kociu che, con un post su Facebook, ha invitato studenti e cittadini a prendere le distanze da vandalismi e aggressioni. “Protestare è un diritto legittimo – ha scritto -, ma non può essere usato come scusa per la violenza, la distruzione della città o scontri indecorosi in mezzo alla strada”. Ha fatto quindi seguito l’avvertimento della polizia che chi incendia, distrugge beni o attacca gli agenti risponderà individualmente davanti alla legge.

Cassonetti dati alle fiamme e scontri durante la protesta degli studenti albanesi (Ansa)
Il precedente della mobilitazione contro il resort di Kushner
L’ampia partecipazione in Albania viene vista come una un’ondata di attivismo che si innesta alle altre mobilitazioni del mondo giovanile europeo, a partire dalla Francia, dove da settimane studenti delle scuole superiori organizzano proteste e blocchi per chiedere più insegnanti, strutture migliori e classi meno affollate. In più a Tirana assieme alla contestazione studentesca si innesta su una protesta in corso ininterrottamente da fine maggio e ormai ribattezzata come la “rivoluzione dei fenicotteri”. È la mobilitazione ambientalista che prende il nome dagli uccelli che abitano la zona costiera dell’Albania subito a nord della baia di Valona, un’area nazionale protetta ma minacciata dal progetto turistico sull’isola di Sazan, un territorio disabitato sull’altra sponda dell’Adriatico rispetto alla costa pugliese tra Brindisi e Lecce. Il piano prevede la costruzione di un maxi resort di lusso da 10.000 posti letto, la cui realizzazione è legata ad Affinity Partners, società dell’imprenditore Jared Kushner, marito di Ivanka Trump e quindi genero del presidente degli Stati Uniti. Da quando il progetto è diventato di dominio pubblico, è iniziata una mobilitazione di migliaia di persone la salvaguardia dell’area protetta di Vjosa-Narta, habitat di fenicotteri, tartarughe marine e foche, e se la protesta contro l’ecomostro è cominciata per motivi ambientalisti, con il tempo è diventata una contestazione del sistema politico corrotto e piegato alle volontà dei più potenti. Il movimento dei fenicotteri ha accusato le autorità albanesi di sacrificare un’area naturalistica sotto tutela agli investimenti privati e ai profitti della famiglia Trump contro l’interesse pubblico, e a giugno ha ottenuto un primo risultato. La procura speciale anticorruzione Spak ha infatti avviato un’indagine sul progetto del maxi resort e ha disposto il sequestro preventivo di 128 milioni di euro ricavati dalla vendita di terreni da parte dell’imprenditore Artur Shehu, accusato insieme ad altre persone in un’inchiesta su traffico internazionale di droga e riciclaggio. Il governo albanese sostiene che l’indagine anticorruzione su Shehu sia scollegata dal progetto del maxi resort, e ha anche cercato di intestarsi i meriti dell’indagine della Spak sostenendo che l’Albania non abbia mai lottato così tanto contro la corruzione, ma il coinvolgimento dei terreni nella vicenda alimenta i sospetti dei manifestanti.
Il caso della ministra incriminata
E inoltre sul fondo c’è anche il caso di Belinda Balluku, ex vicepremier e ministra delle Infrastrutture, che è stata rimossa dopo essere stata incriminata dalla Spak ma per cui il Parlamento, con maggioranza dei socialisti, ha finora respinto la richiesta di revocarle l’immunità. La vicenda ha avuto un’ampia risonanza tanto che è intervenuto anche il Parlamento europeo che il 10 giugno ha inoltrato una richiesta per sospendere nuove autorizzazioni edilizie nelle aree protette dell’Albania, senza tuttavia citare nella versione finale della risoluzione il progetto del complesso turistico a Sazan del genero di Trump. Sono tensioni e sospetti di corruzione che pesano sull’ambizione albanese di entrare a far parte dell’Unione europea, e finora la posizione del premier Rama è stata ferma nel respingere ogni critica, sostenendo che gli oppositori ostacolino la crescita e lo sviluppo economico del Paese che passa anche dal potenziamento dell’offerta turistica che avrebbe l’ambizione di far diventare l’Albania le “Maldive d’Europa”, ha detto il premier. Resta però una posizione esposta a contestazioni di diverso tipo, quelle studentesche come quelle ambientaliste, ma che sembrano avere tutte lo stesso denominatore comune che riguarda la fiducia delle istituzioni e la credibilità della classe politica albanese.
