La Polonia è diventata una delle economie più dinamiche dell’Europa: gli stipendi aumentano, il divario con i Paesi occidentali si riduce e sempre più emigrati scelgono di tornare in patria. Dopo anni in cui molti polacchi hanno lasciato il Paese per cercare migliori opportunità all’estero, il mercato del lavoro è diventato decisamente attrattivo. Ma il boom ha anche un rovescio della medaglia. Il rapido sviluppo ha infatti fatto salire il costo della vita e ora il Paese deve affrontare una sfida decisiva: passare da un’economia competitiva soprattutto per i costi contenuti a un modello fondato su tecnologia e produttività.

    Stipendi triplicati

    Secondo i dati del Guardian, dal 2016 lo stipendio netto mensile a Varsavia è aumentato del 120%, superando i livelli di Roma e Lisbona. A livello nazionale, il salario medio mensile è più che triplicato dal 2004, arrivando a 8.904 zloty nel 2025, pari a circa 2.035 euro. La crescita si riflette anche nel peso dell’economia polacca. Nel 2025 il reddito nazionale ha superato i mille miliardi di dollari e il Paese è entrato tra le prime 20 economie mondiali considerando la parità di potere d’acquisto. La convergenza con il resto dell’Unione europea è evidente: il reddito pro capite polacco è passato dal 40% della media Ue a metà degli anni Novanta all’81% nel 2025.

    Tornano gli emigrati

    Il cambiamento emerge anche dai flussi migratori. Dal 2021, anno in cui la Brexit è diventata pienamente operativa, ogni anno il numero di cittadini polacchi che lasciano il Regno Unito è stato doppio rispetto a quello di chi vi si trasferisce. Nel 2024, inoltre, la Germania ha registrato per la prima volta più cittadini stranieri diretti in Polonia che persone che hanno compiuto il percorso inverso. Tra chi è tornato ci sono professionisti che avevano costruito la propria carriera all’estero. Gli architetti Jędrzej Kolesiński e Krzysztof Górnicki, per esempio, hanno lasciato Londra per rientrare a Varsavia, dove hanno lavorato alla torre Varso, alta 310 metri, e ora sono impegnati nel progetto del nuovo aeroporto. Il boom, tuttavia, ha un prezzo. Il costo di un cappuccino è raddoppiato e una cena per due a Varsavia può costare più che a Tokyo. I salari crescono, ma aumentano anche le spese quotidiane, riducendo in parte il vantaggio economico che aveva reso la Polonia particolarmente conveniente.

    Tecnologia e produttività

    Il costo del lavoro resta comunque inferiore a quello delle principali economie occidentali. In Polonia raggiunge in media 19,10 euro l’ora, includendo retribuzioni, imposte e altri oneri: circa la metà rispetto a Germania e Francia. Il divario, però, si sta riducendo. Per Rafał Brzoska, fondatore di InPost, il futuro non può dipendere soltanto dal lavoro meno costoso. La Polonia deve aumentare la produttività, investire in tecnologia, disporre di energia a prezzi competitivi e migliorare la regolamentazione per sostenere le imprese.

    Il Paese sta già cercando di compiere questo passaggio. Un fondo pubblico-privato da un miliardo di dollari punta a finanziare startup tecnologiche e progetti legati all’intelligenza artificiale. Tra le realtà emerse c’è ElevenLabs, società specializzata nella generazione e nella clonazione vocale tramite IA, valutata 11 miliardi di dollari. Anche CD Projekt Red, lo studio che ha creato The Witcher e Cyberpunk 2077, dimostra come un’impresa polacca possa competere sui mercati globali. La crescita ha trasformato la Polonia e convinto molti emigrati a tornare. Per consolidare i risultati, però, non basterà continuare ad aumentare gli stipendi: serviranno innovazione, investimenti e una maggiore capacità di produrre valore.


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