L’Europa deve sedersi al tavolo delle trattative tra Russia e Ucraina. Per farlo serve nominare un negoziatore. Siamo pronti a difenderci da una possibile minaccia russa, ma evitiamo messaggi che portino a un’escalation. A sostenerlo è Petr Macinka, ministro degli Esteri e vicepremier della Repubblica Ceca. Fa parte del governo di destra guidato da Andrej Babiš ed è leader del partito Motoristé sobě (Motoristi per se stessi), nato in difesa degli automobilisti. Macinka ieri era a Roma, dove ha incontrato il ministro degli Esteri Antonio Tajani.

    L’Unione Europea deve continuare a sostenere l’Ucraina?
    «L’Europa ha aiutato l’Ucraina fin dall’inizio della guerra. Il sostegno occidentale ha fatto sì che a scontrarsi siano due forze e potenze simili, rendendo la guerra simmetrica. All’inizio non era così. Questa simmetria crea le condizioni per i negoziati e la diplomazia. Ho sentito la presidente Giorgia Meloni dire all’inizio di quest’anno che l’Europa dovrebbe essere in grado di mettere qualcuno al tavolo durante i colloqui di pace. Lo sostengo anch’io fin dall’inizio. L’Occidente ha investito molto per sostenere l’Ucraina, dovremmo essere al tavolo delle trattative. Sfortunatamente non vedo nessuno sul lato europeo che sia disposto o in grado di svolgere questo ruolo. Serve qualcuno che sia rispettato dall’Occidente e accettato dall’Est».

    Putin vuole negoziare? Gli Stati Uniti hanno provato a mediare, ma siamo sempre allo stesso punto.
    «La Repubblica Ceca non è abbastanza forte da obbligare la Russia a sedersi al tavolo, ma credo che in questo momento l’unica superpotenza in grado di costringere Putin a negoziare siano gli Usa».

    L’accordo sul gas tra Trump e Putin non è il modo migliore per convincere il Cremlino a trattare.
    «Il tentativo di Trump di usare motivazioni economiche e commerciali al posto della pressione delle sanzioni ha sorpreso molto la maggior parte dei leader europei. E capisco la risposta tagliente di Kiev. Vedremo. Ho sentito Trump dire una settimana fa che la guerra sta per finire presto. Suona ottimista, ma ci sono ancora più domande che risposte».

    L’Europa teme la minaccia russa. È in grado di difendersi? La Polonia ha lanciato l’allarme.
    «I paesi occidentali e la Nato sono ben preparati ad affrontare qualsiasi minaccia: la Nato è la più forte organizzazione militare al mondo, e questo è evidente anche per la Russia. Abbiamo forti servizi di intelligence che informano i governi sulla realtà dei fatti. Non sottovaluto la potenza della nostra alleanza. D’altra parte, sento a volte da alcuni leader una retorica più da escalation rispetto a 3-6 mesi fa. Si arriva a dire che siamo in guerra con la Russia. Vorrei mettere in guardia contro questa retorica: siamo preparati a vivere in un mondo di minacce, ma non vogliamo vivere in un mondo di guerra. Passare dalle minacce alla guerra nella retorica è estremamente pericoloso».

    La Repubblica Ceca è favorevole all’allargamento dell’Unione Europea ai Paesi dei Balcani occidentali?
    «Sì. Facciamo parte del gruppo di amici dei Balcani occidentali e siamo molto attivi: è nostra priorità aiutarli a entrare nell’Ue. Ci sono ragioni pragmatiche: la regione dell’Europa centrale è diversa da alcuni paesi dell’Occidente. Gli standard di vita sono diversi, ad esempio, nei paesi del gruppo di Visegrád. Alcune normative europee hanno un impatto diverso sui nostri cittadini rispetto a quelli occidentali. C’è poi una ragione storica: ci accomuna il fatto di aver vissuto sotto un regime totalitario ai tempi della Cecoslovacchia, nel blocco orientale comunista. Pertanto, siamo ipersensibili ad alcune tendenze che vanno contro un certo modo di vivere liberale. Alcune politiche dell’Unione Europea sembrano belle, ma noi abbiamo già visto come può andare a finire se non si è prudenti. E altri Paesi con la stessa esperienza possono aiutarci a lanciare questo avvertimento: ad esempio, il contrasto alla disinformazione rischia di trasformarsi in censura».

    Sull’immigrazione voi siete contrari alle quote?
    «Io critico persino Schengen per aver cancellato i confini e aver permesso il libero movimento di persone senza passaporto e senza sapere chi siano».

    Cosa c’è di male se un francese viene in Italia senza passaporto?
    «Non è un problema per un francese, ma lo è per chi proviene dal Nord Africa o dal Medio Oriente. Una volta entrati, possono spostarsi dove vogliono: è un problema di sicurezza. Penso che la capacità di proteggere il confine sia importante. Quando milioni di persone sono entrate nell’Ue (in Italia, Germania, Austria, Svezia, Francia), si è creato un problema di sicurezza. Noi non abbiamo questo problema nella Repubblica Ceca perché abbiamo sempre detto no alla migrazione e a qualsiasi quota di ricollocamento».

    Lei è leader di un partito che dice di difendere automobilisti. Cosa pensa del Green Deal e della scelta dell’Ue di ridurre la vendita di auto con motore termico nel 2035?
    «Abbiamo fondato il Partito dei Motoristi perché vogliamo usare l’auto come simbolo dei bisogni personali di milioni di persone e difenderla dall’attacco aggressivo di questi ideologi ecologisti che vogliono bandire i motori a combustione interna distruggendo l’industria automobilistica. Il limite del 2035 è una follia: favorisce i produttori cinesi».

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