Al festival, la première del lungometraggio con Chris Pratt, diretto da Paula Ortiz. A 400 anni dalla consacrazione della Basilica vaticana, un racconto di fede, di storia e di archeologia nel tempio dedicato al Principe degli Apostoli. Nelle sequenze finali, Leone XIV racconta la figura di Pietro e il significato della presenza della sua tomba sotto la chiesa a lui dedicata

    Fabio Colagrande e Eugenio Murrali – Città del Vaticano

    La première di Pétros ení. Alla scoperta delle origini alla Festa del Cinema di Roma si è aperta, nella mattina di oggi, 16 ottobre, con un grande applauso per Leone XIV. Un omaggio spontaneo e sentito, quando il prefetto del Dicastero per la comunicazione, Paolo Ruffini, ha augurato che la ripresa del Papa “dopo l’intervento continui a procedere per il meglio”.

    Realizzato da AF Films in collaborazione con Vatican Media e con la Fabbrica di San Pietro, in occasione dei 400 anni dalla consacrazione della Basilica, avvenuta il 18 novembre 1626, il documentario – diretto da Paula Ortiz e scritto da Andrea Tornielli – ha come narratore Chris Pratt e vede la partecipazione del Pontefice.

    Chris Pratt in una scena del film

    Chris Pratt in una scena del film

    Pietro, un uomo imperfetto

    L’attore statunitense, in un videomessaggio destinato alla platea della Festa del Cinema di Roma – trasmesso prima della proiezione che si è tenuta nel Teatro Studio “Gianni Borgna” dell’Auditorium Parco della Musica –, ha rivelato quanto lavorare a Pétros ení lo abbia coinvolto.

    Anche in un’intervista realizzata in Vaticano, Pratt, “tornato alla fede cattolica da circa sei anni”, si è detto profondamente toccato da quel che ha vissuto a San Pietro – “un luogo speciale e sacro” – durante le riprese del film. Ha parlato del lungometraggio come di un’esperienza personale che lo sta “aiutando a definire la propria fede”. “Ciò che vorrei che il pubblico capisse di Pietro dopo questo documentario – ha aggiunto l’attore – è che era un uomo imperfetto. Era un uomo debole. Era un essere umano. E credo che siamo tutti spezzati, siamo imperfetti e deboli. Ma la sua forza sta nella grazia di Gesù e nella sua fede in Dio. E con quella forza della grazia e della fede puoi essere incredibilmente forte”. Una realtà che emerge dal film dove, come ha sottolineato nei suoi ringraziamenti il prefetto Ruffini, il fascino più grande “è rappresentato dal paradosso cristiano, quello di una Chiesa che Gesù ha affidato alla guida di un uomo debole e peccatore, quel pescatore di Galilea che lo aveva rinnegato ma che incrociando il suo sguardo è stato perdonato”.

    Durante la presentazione del film, da sinistra la regista Paula Ortiz, Manu Vega di AF Films e il prefetto Paolo Ruffini

    Durante la presentazione del film, da sinistra la regista Paula Ortiz, Manu Vega di AF Films e il prefetto Paolo Ruffini

    Un viaggio nel tempo

    Nel film, Chris Pratt guida lo spettatore alla scoperta della tomba dell’Apostolo, della sua vita, della sua umanità, immerso nella bellezza, nel silenzio, nella santità dei luoghi di Pietro. Immagini la cui meraviglia è tanto più significativa, perché – come dichiarato esplicitamente nei titoli di testa – non sono state trattate in nessun modo con l’intelligenza artificiale.

    In circa 60 minuti, Pratt, facendosi pellegrino insieme a chi guarda, compie un percorso profondo, fino al cuore della Necropoli vaticana. Appare già all’esterno della chiesa, nelle atmosfere di una piazza San Pietro notturna, come un semplice uomo che cammina. Quando entra da solo nella Basilica illuminata lo stupore è tangibile. Lentamente attraversa la navata, percependo i sussurri di una storia millenaria, di statue, di pietre, di simboli della cristianità, voci che si fondono con delicatezza alla colonna sonora e giungono anche agli spettatori. Racconta con parole nette, ma senza nascondere la propria emozione, una Chiesa le cui fondamenta poggiano sul sangue dell’Apostolo. La narrazione riporta indietro lo spettatore, alla Basilica costantiniana, e ancora indietro, alla necropoli romana, così bene conservata nel ventre di San Pietro.

    Pétros ení

    Dai primi scavi, voluti da Pio XII negli anni della Seconda guerra mondiale, fino alla conferma definitiva del ritrovamento dei resti di Pietro, sotto Paolo VI, Chris Pratt ripercorre una vicenda archeologica piena di spiritualità, ma anche di rigore e di fascino scientifico. Regia, sceneggiatura, il montaggio di Pablo Gómez-Pan concorrono a comporre sapientemente documenti dell’Archivio della Fabbrica di San Pietro, interventi di Pietro Zander, uno dei massimi esperti della Necropoli vaticana, di cui è anche responsabile, immagini e audio dei Pontefici e un video d’epoca in cui la grande epigrafista Margherita Guarducci spiega con passione e competenza le sue ricerche. 

    L’itinerario di Chris Pratt si arricchisce così delle evidenze documentali, di quel lavoro che, iniziato dai “sampietrini” e dai “fossori” con il delicato scavo in tempo di guerra, è arrivato a identificare la sepoltura di Pietro e quella semplice cassetta che conteneva le sue ossa. Una discesa nelle viscere della terra, per riportare in superficie la verità, l’umanità e la potenza della fede del Principe degli Apostoli, di quell’umile pescatore su cui Cristo ha fondato la sua Chiesa.

    La platea della Festa del Cinema di Roma al Teatro Studio Gianni Borgna dell'Auditorium Parco della Musica

    La platea della Festa del Cinema di Roma al Teatro Studio Gianni Borgna dell’Auditorium Parco della Musica

    Nessuna catena è più forte del suo anello più debole

    Nelle sequenze finali, le più emozionanti e sorprendenti, all’interno della Basilica, è il Papa stesso a raccontare il significato della presenza della tomba di Pietro sotto la chiesa: “Quando guardiamo allo splendore di San Pietro, al colonnato che si apre con un abbraccio al mondo, è bello ricordare perché questa Basilica è stata costruita proprio qui. Il motivo è che questa terra è bagnata del sangue dell’Apostolo. Perché è qui che subì il martirio Simone di Betsaida, il pescatore che Gesù chiamò Pietro e al quale disse: ‘Su questa pietra edificherò la mia Chiesa’”.

    E l’umanità dell’Apostolo, la sua debolezza, che è la sua forza, emerge chiara dalle parole del Pontefice: “Chesterton disse che la Chiesa cristiana è stata fondata su un uomo debole e che proprio per questo è indistruttibile, perché nessuna catena è più forte del suo anello più debole”.

    Nelle ultime battute dell’intervento che chiude il film, Leone XIV descrive la continuità di questa catena che arriva fino a lui: “È così che, anello dopo anello, quella fragile catena dei successori di Pietro è giunta fino a noi. E anch’io, Vescovo di Roma, consapevole della mia debolezza, ripeto la professione di fede dell’Apostolo che Gesù trasformò in pescatore di uomini. ‘Sì, tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente’”.  Ed è indubbio che la testimonianza sulla fragilità di Pietro offerta dal Papa nel documentario, già di per sé coinvolgente, acquisti un significato speciale in questo momento particolare.

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