Roma, 20 ottobre 2026 – Un milione di mine antiuomo, con un investimento di oltre cento milioni di euro, per iniziare a realizzare dal 2028 la nuova cortina di ferro del XXI secolo tra l’Europa e la Russia. Un confine minato lungo i 1.340 chilometri di frontiera orientale della Finlandia che poi dovrebbe scendere verso sud, passare da Estonia, Lettonia e Lituania fino alla Polonia. È lo scenario con cui la Finlandia prepara il ritorno all’uso delle mine antiuomo, un’arma che l’Europa aveva bandito ma che ora serve a tracciare un nuova linea di difesa contro le minacce di Putin. È stato confermato ieri dalle Forze di difesa finlandesi (Fdf) l’intenzione di acquistare un milione di mine antiuomo, con una spesa prevista di circa 100 milioni di euro, e, come ha spiegato all’agenzia di stampa nazionale Stt il colonnello Riku Mikkonen del Comando dell’esercito, sono già stati presi contatti con i fornitori. L’obiettivo è arrivare a firmare i contratti entro la fine del 2027 preferibilmente con industrie nazionali, per poter avviare la produzione di mine a partire dal 2028. “Sarebbe utile sotto molti aspetti se le aziende finlandesi producessero in Finlandia le mine antiuomo” ha spiegato alla stampa il colonnello, precisando che ci sono circa mezza dozzina di imprese sul territorio nazionale con i requisiti, ma lasciando aperte anche altre opzioni dicendo che “in questa fase l’acquisto all’estero non è del tutto escluso”.

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    Un soldato finlandese

    Conseguenza dell’uscita dalla Convenzione di Ottawa

    Il ritorno delle mine nell’arsenale militare della Finlandia non è una novità dell’ultimo periodo ma è la conseguenza diretta dell’uscita decisa più di un anno fa dalla Convenzione di Ottawa, il trattato internazionale del 1997 che vieta l’uso e la proliferazione delle mine antiuomo. La Finlandia aveva aderito alla convenzione nel 2012, ultimo Stato membro dell’Ue a farlo, ma il 10 luglio 2025 il governo aveva formalmente notificato la fuoriuscita dal trattato, una decisione che, secondo le regole della convenzione, sarebbe diventata effettiva dopo 6 mesi dalla ricezione della volontà di recesso da parte del segretario generale dell’Onu. Una scadenza raggiunta lo scorso gennaio, quando Helsinki ha smesso formalmente di essere vincolata dal divieto di uso e proliferazione delle mine. Si tratta di una svolta nella politica di relazioni internazionali e di strategie di difesa che il governo finlandese aveva annunciato ad aprile 2025, quando il primo ministro Petteri Orpo aveva spiegato che anche se “la Finlandia non affronta al momento una minaccia militare immediata”, l’uscita dai vincoli della Convenzione di Ottawa, “ci darà la possibilità di prepararci ai cambiamenti del contesto di sicurezza in modo più versatile”, con lo stesso Orpo che aveva indicato nella Russia una minaccia di lungo periodo per la Finlandia e per l’Europa.

    Un rapporto del ministero della Difesa finlandese, riportato dall’emittente pubblica nazionale Yle, sostiene che le mine antiuomo siano adatte alla difesa del territorio perché permettono di rallentare l’avanzata di un aggressore e di ridurre le perdite di chi difende, mentre lo stesso documento sottolinea anche la semplicità tecnica, la facilità d’uso nel sistema e la facilità di produzione delle mine. Inoltre il piano da oltre 100 milioni di euro per dotarsi di mine si inserisce in un progetto più ampio di forte riarmo da parte di Helsinki che porterà la spesa per la difesa al 3% del Pil entro il 2029, pari a circa 3 miliardi di euro in più destinati soprattutto alle forze di terra.

    La tensione sul fronte orientale dell’Europa

    La corsa agli armamenti finlandese segue il clima di crescente tensione sul fronte orientale dell’Europa innescato dall’avvio dell’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, una situazione in cui la Finlandia si sente particolarmente esposta perché condivide con la Russia una frontiera di circa 1.340 chilometri dove, negli ultimi anni, si sono verificati episodi ostili oppure incursioni da parte di migranti indotti a oltrepassare il confine da est. E la Finlandia non è sola a convivere con un vicino come la Russia di Putin, tanto che nel marzo 2025 anche Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia hanno annunciato congiuntamente l’uscita dalla Convenzione di Ottawa contro le mine. Tutti citano nelle motivazioni la minaccia di Mosca, accusata di condurre una guerra ibrida contro i sostenitori di Kiev e di preparare provocazioni militari verso i Paesi confinanti soprattutto dell’area baltica. Oltre al fronte difensivo interno la Finlandia sta premendo anche sui canali diplomatici e il 19 ottobre la ministra degli Esteri Elina Valtonen ha chiesto all’Ue di sospendere i visti turistici ai russi finché dura la guerra. “Finché la Russia continua l’invasione, ai cittadini russi non dovrebbero essere rilasciati visti turistici”, ha detto, giudicando “non giusto” che godano delle libertà europee “mentre il loro Paese bombarda le case degli ucraini”. La ministra Valtonen ha poi aggiunto che i Paesi dell’area Schengen hanno concesso quasi mezzo milione di visti turistici ai cittadini russi nel solo 2025, mentre è stato ricordato che la Finlandia ha vietato i visti ai russi dal 2022 e anche il resto del blocco europeo dovrebbe fare altrettanto.

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