Il bilancio operativo del centro di trattenimento e rimpatrio di Gjadër, in Albania, riporta l’attenzione sui costi reali e sulle dinamiche di gestione dei flussi migratori. In base ai dati elaborati da ActionAid Italia e dal Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Bari, su rilevazioni ufficiali della Prefettura di Roma aggiornate al 31 dicembre 2025, nel corso del 2025 l’impianto albanese ha registrato 307 ingressi e 59 rimpatri, con un tasso di esecuzione delle espulsioni pari al 19,2%.
L’aspetto finanziario più rilevante emerso dall’analisi riguarda il rapporto tra la spesa sostenuta e i risultati conseguiti: per ciascun rimpatrio eseguito a Gjadër l’indicatore economico calcolato è pari a 68.116 euro. Come precisano gli autori, tale cifra non rappresenta una tariffa individuale né il costo del solo viaggio verso il Paese d’origine, bensì un indice sintetico di rendimento che mette in relazione le risorse pubbliche assorbite dal presidio con gli esiti operativi ottenuti, misurando quanti fondi siano stati necessari per ogni allontanamento definitivo.

Il confronto con le strutture in Italia evidenzia uno scarto significativo. Nel 2025 il Centro di Permanenza per il Rimpatrio di Ponte Galeria (Roma) ha contabilizzato 1.203 ingressi e 165 rimpatri, per un tasso di riuscita del 13,7%. Pur a fronte di una percentuale di esecuzione più bassa rispetto a Gjadër, la resa economica risulta opposta: a Ponte Galeria la spesa per rimpatrio si attesta intorno a 16.568 euro, contro i 68.116 del sito albanese.
Entrambi i centri, tuttavia, risultano al di sotto della media nazionale del 2025, quando l’indice generale di esecuzione è sceso al 25,3% (dal 41,8% del 2024), a fronte di 6.847 ingressi complessivi nei CPR italiani. A complicare ulteriormente il quadro contabile del progetto all’estero intervengono le spese accessorie. Tra il 2025 e l’aprile 2026 sono stati impegnati almeno 7,4 milioni di euro per servizi logistici, trasferimenti, interventi sanitari, presidi di sicurezza e attività giudiziarie. Tali importi non includono i costi dei trasferimenti intermedi dai CPR italiani verso l’Albania e dei successivi rientri in Italia. Sotto il profilo metodologico, i ricercatori richiamano la necessità di distinguere i costi di allestimento e investimento infrastrutturale iniziale dalle spese di gestione corrente e ricorrente.
Sebbene gli oneri di avvio possano essere ammortizzati nel tempo in previsione di futuri impieghi, l’impatto immediato sul bilancio pubblico esige una rendicontazione trasparente che separi le risorse già impiegate dagli esiti effettivamente conseguiti. L’evoluzione del complesso di Gjadër nel 2025 mostra una progressiva ridefinizione della sua funzione. A marzo 2025, le linee programmatiche del Ministero dell’Interno ne prevedevano l’utilizzo prioritario per procedure di frontiera e l’ampliamento della capacità detentiva per soggetti ritenuti pericolosi. Con il provvedimento convertito in legge nel maggio 2025, il sito albanese è stato equiparato ai CPR sul territorio italiano ai sensi dell’articolo 14 del Testo unico sull’immigrazione. A dicembre 2025, la gestione istituzionale ha confermato l’uso parziale della struttura come centro per persone da rimpatriare, ribadendo l’intenzione di attivare anche le procedure accelerate di frontiera.
Sul piano operativo, le rilevazioni del Tavolo Asilo e Immigrazione (TAI) del febbraio 2026 indicano un elemento cruciale: la quasi totalità dei rimpatri riconducibili a Gjadër si è concretizzata soltanto dopo la riammissione o il trasferimento delle persone in Italia, con l’eccezione di cinque cittadini egiziani espulsi direttamente attraverso lo scalo di Tirana nel maggio 2025. I dati raccolti tramite richieste di accesso civico generalizzato (FOIA) sulla piattaforma Trattenuti confermano che la disponibilità di posti di trattenimento, in Italia come all’estero, è solo una delle variabili del processo di espulsione.
L’effettiva esecuzione degli allontanamenti dipende in larga misura da fattori estranei alla mera infrastruttura detentiva, come la collaborazione delle autorità consolari dei Paesi d’origine, le procedure di identificazione e il rilascio dei documenti di viaggio. Nel complesso, l’analisi suggerisce che la valutazione sulla convenienza e sostenibilità del modello albanese non possa ridursi al numero delle presenze. Occorre misurare con rigore i costi unitari, l’efficienza procedurale e l’eventuale valore aggiunto rispetto ai centri ordinari già operativi sul territorio nazionale.
