Un corridoio energetico per trasportare l’elettricità verde e l’idrogeno attraverso Turchia e Italia verso l’Europa; un partenariato per la ricostruzione di Gaza, Siria e Libano che combini la capacità turca nel settore delle costruzioni con l’ingegneria, la finanza e la forza marittima italiane; un partenariato per lo sviluppo in Africa che colleghi il Piano Mattei alla politica africana della Turchia; una rete per la conoscenza e la tecnologia tra università, istituti di ricerca industria della difesa dei due paesi, che valorizzi i giovani talenti del Mediterraneo in ottica futura.

    APPROFONDIMENTI

    Sono queste le quattro proposte avanzate da Cagatay Ozdemir (member of Turkish Presidency Security and Foreign Policy Board) che ha tenuto una discorso su “Il Mediterraneo tra relazioni transatlantiche e nuovi equilibri geopolitici” nel corso della prima giornata del forum “Cambio di paradigma”. Proposte che, secondo il relatore turco, nascerebbero da un’alleanza quasi naturale tra i due paesi che condividono lo stesso mare e hanno caratteristiche complementari.

    Cambio di paradigma, economia e nuovo mondo: anche la crisi dei tir al forum

    Lo sviluppo

    Il professor Ozdemir ha sottolineato come «la sicurezza sia un fattore importante per arrivare alla prosperità» e come «la crescita economica possa portare ad una pace permanente». Eppure, ha aggiunto, «l’interdipendenza economica tra i paesi non ha garantito la pace, anzi si è trasformata una leva di potere per chi controlla i nodi centrali, da Hormuz al Mar Rosso, fino a tante altre zone in cui le navi sono diventate degli obiettivi». Motivo per cui, «è necessario superare i punti di strozzatura attraverso corridoi alternativi che possono rappresentare un’opportunità per costruire una politica della sicurezza meno costosa», come il Development Road, il collegamento Turchia-Siria, e una direttrice che connetta Turchia e Italia mediterranea come l’Imec, il corridoio economico che punta a collegare l’India all’Europa (passando per il Medio Oriente) tramite porti, ferrovie, gasdotti e reti digitali, rappresentando un’alternativa occidentale alla Nuova Via della Seta. «Investire su questi corridoi alternativi è un’opportunità che vede proprio la Turchia e l’Italia come paesi di transito naturali» ha osservato Ozdemir, che poi ha spiegato: «Queste linee raggiungono il Mediterraneo attraverso i porti, ed entrano in Europa attraverso i porti italiani, riportando il Mediterraneo al centro».

    Video Il gasdotto

    Poi c’è il gas dell’Azerbaijan che entra in Italia attraverso il Tap, a sua volta collegato al Tanap, il grande gasdotto che attraversa la Turchia. «Domani, l’elettricità verde e l’idrogeno seguiranno questo tipo di canale. Questi corridoi porteranno al vantaggio degli investimenti fatti in questa zona» ha affermato il relatore turco, che poi ha ricordato come nel Mediterraneo esistano tre aree di crescita convergenti: Africa, Asia e Medio Oriente. Zone in cui Turchia e Italia devono collaborare perché «nessuna delle due può fare a meno dell’altra». Vale per l’Asia «che entra in Europa attraverso due porte, quella terrestre dell’Anatolia e quella marittima dell’Italia, due linee che devono essere dei punti di riferimento fondamentali e possono generare crescita in entrambe le direzioni». Ma anche per l’Africa dove «alla forte presenza turca si affianca il Piano Mattei italiano, con iniziative complementari e non concorrenti» ha sottolineato il professore turco che, per quanto riguarda il Medio Oriente, ritiene centrali le questioni relative alla ricostruzione di Gaza, Siria e Libano, ma anche alla sicurezza, «che viene rafforzata dall’Accordo di difesa della Mecca, che coinvolge Arabia Saudita, Pakistan e Turchia, creando un quadro di sicurezza regionale e un’opportunità di partenariato con l’Europa».

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