Si allarga l’inchiesta giudiziaria sul basket greco, con sei persone arrestate, tra cui il presidente della Federazione nazionale di pallacanestro, Vangelis Liolios, e oltre 931mila euro in contanti sequestrati. Al centro delle indagini ci sono presunti episodi di corruzione e manipolazione dei risultati sportivi, anche in relazione ad attività di scommesse effettuate sui mercati nazionali e internazionali.


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    La Polizia greca ha confermato ufficialmente, il 22 ottobre, il sequestro di 931.463 euro nel corso delle perquisizioni effettuate nell’ambito dell’operazione condotta il giorno precedente dalla Direzione per il contrasto alla criminalità organizzata. Gli interventi hanno interessato le regioni dell’Attica e dell’Acaia e l’area di Katerini.

    Cinque persone sono state arrestate in esecuzione di provvedimenti dell’autorità giudiziaria, mentre una sesta si è presentata spontaneamente presso gli uffici della Polizia specializzata nel contrasto alla criminalità sportiva, dove è stata successivamente arrestata.

    Secondo quanto comunicato dalle autorità, le contestazioni riguardano possibili accordi illeciti finalizzati a influenzare lo svolgimento o il risultato di partite di pallacanestro. Le ipotesi investigative comprendono la richiesta, l’accettazione, l’offerta o la promessa di denaro e altri benefici destinati ad arbitri, dirigenti sportivi e soggetti collegati a giocatori e società.

    Gli investigatori stanno verificando anche gli eventuali collegamenti tra le presunte alterazioni delle competizioni e le scommesse sportive. L’obiettivo è accertare se le condotte contestate abbiano consentito di ottenere vantaggi economici attraverso giocate effettuate su incontri il cui andamento sarebbe stato condizionato illecitamente.

    Le indagini, secondo le ricostruzioni della stampa greca, interesserebbero circa 50 partite disputate tra il 2016 e il 2026, comprese gare dei campionati nazionali e delle categorie giovanili. Si tratta di incontri sottoposti a verifica, non di partite per le quali sia già stata accertata una manipolazione.

    Particolarmente consistente il materiale acquisito durante le perquisizioni. Oltre ai 931.463 euro in contanti, gli agenti hanno sequestrato 14 telefoni cellulari, sei computer portatili, 22 dispositivi USB, due tablet e altri supporti informatici. Sono stati inoltre acquisiti documenti e oggetti riconducibili all’attività sportiva.

    Secondo quanto riportato dai media greci, in due abitazioni sarebbero state rinvenute somme rispettivamente vicine a 820mila e 102mila euro. Uno degli interessati ha sostenuto di poter documentare la provenienza lecita del denaro. Saranno gli accertamenti patrimoniali e finanziari a stabilire se le somme sequestrate abbiano collegamenti con le condotte oggetto dell’inchiesta.

    La vicenda ha avuto immediate ripercussioni anche sulle competizioni europee. EuroLeague Basketball ha annunciato la sospensione dell’arbitra internazionale greca Vasiliki Tsaroucha, coinvolta nel procedimento, da tutte le competizioni organizzate dalla società.

    «L’arbitra Vasiliki Tsaroucha è sospesa dalla direzione delle gare in tutte le competizioni organizzate da Euroleague Basketball fino alla conclusione sia dell’indagine delle autorità locali sia della verifica interna condotta da Euroleague Basketball», ha precisato l’organizzazione in una comunicazione ufficiale.

    Tra le persone coinvolte nell’inchiesta figurano anche gli ex arbitri internazionali Ilias Koromilas, Petros Papapetrou e Anastasios Piloidis, che hanno maturato esperienze nelle competizioni europee.

    Il presidente della Federazione greca, Vangelis Liolios, attraverso la propria difesa, ha respinto le accuse, sostenendo di essere vittima di una vicenda costruita ai suoi danni.

    I sei arrestati sono stati condotti davanti all’autorità giudiziaria il 22 ottobre. L’inchiesta dovrà ora chiarire l’effettiva esistenza di un sistema di condizionamento delle competizioni, individuare eventuali responsabilità personali e verificare il possibile utilizzo delle scommesse sportive per trarre profitto dalle presunte manipolazioni.

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