Alla presentazione ieri a Palazzo Borromeo, sede dell’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, anche il cardinale Zuppi: si tratta di uno strumento creato da cattolici e musulmani “che rappresenta un grande antidoto alla violenza e all’ignoranza”, ha detto il presidente della Conferenza Episcopale italiana. Il preside del Pontificio Istituto di Studi arabi e islamistica Salman ha sottolineato l’importanza dell’approfondimento per contrastare lo scontro di civiltà

    Giordano Contu – Città del Vaticano

    Il pregiudizio alza muri, la conoscenza costruisce ponti. Sono i due temi emersi con chiarezza nel corso della presentazione delle Schede per conoscere l’islam, a cura della Conferenza Episcopale italiana (CEI) e del Pontificio Istituto di Studi arabi e d’islamistica (Pisai). Se n’è parlato mercoledì 21 ottobre a Palazzo Borromeo, sede dell’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede.

    Zuppi: La conoscenza come antidoto alla violenza

    “È molto importante conoscersi, soprattutto quando si vive vicini. Spesso noi pensiamo di conoscere qualcuno ma in realtà non lo conosciamo affatto, se non attraverso il pregiudizio”, ha dichiarato ai media vaticani il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana. “A scuola l’ignoranza non dovrebbe avere dimora, ma purtroppo tante volte è l’ignoranza a fare lezione. Accade così che ognuno si sente in diritto di sentenziare sugli altri, pur senza conoscerli. Queste Schede sull’Islam, create insieme da cattolici e musulmani, rappresentano perciò un grande antidoto alla violenza e all’ignoranza”.

    Andare oltre i luoghi comuni

    Le undici schede vanno oltre i luoghi comuni. Si comincia da “Che cos’è l’islam?” e “Breve storia dell’islam”, per affrontare fede e teologia, il Corano come parola rivelata di Dio, l’imitazione del modello profetico e l’adorazione (‘ibāda). Seguono la comunità islamica (Umma), la spiritualità, le convergenze e le divergenze tra cristianesimo e islam, la presenza dell’islam in Italia e la sfida del dialogo interreligioso. La pubblicazione nasce da anni di lavoro tra il Pisai e tre organismi Cei per il dialogo interreligioso, la scuola e l’insegnamento della religione cattolica. Esperti cristiani e musulmani hanno preparato questi testi come strumento per i docenti, nel rispetto delle differenze e della complessità dell’Islam. Nell’introduzione si trovano richiami alla Dichiarazione Nostra aetate e alla conoscenza come via alla pace.

    No alla logica dello scontro di civiltà

    L’ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, Francesco Di Nitto, ha aperto la presentazione ricordando il ruolo della conoscenza nella coesione sociale. Il vescovo ausiliare di Napoli, Gaetano Castello, presidente della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo della Cei, ha poi richiamato il Concilio Vaticano II e la necessità di portare il dialogo nelle aule. Il preside del Pisai, Wasim Salman, ha contrapposto studio e approfondimento alla logica dello scontro di civiltà. Il videointervento di Livia Ottolenghi, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, ha ricordato le precedenti Schede sull’ebraismo, definendole strumenti di amicizia fra i popoli.

    Un testo condiviso tra cristiani e musulmani

    La metodologia è stata illustrata da don Valentino Cottini: un’équipe paritetica formata da cristiani e musulmani ha discusso le divergenze fino a giungere a un testo condiviso. Il professor Adnane Mokrani ha spiegato la sfida di essere sintetici senza banalizzare l’islam, indicando nella scuola uno spazio di inclusione; la professoressa Nadjia Kebour ha richiamato il sufismo e la spiritualità, aspetti spesso trascurati. Sul valore educativo dell’opera, Yassine Baradai, presidente dell’Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia (Ucoii), ha ricordato la propria esperienza all’oratorio cattolico come segno di apertura che gli ha permesso di capire meglio se stesso. Massimo Cozzolino, presidente della Confederazione islamica italiana (Cii), ha sottolineato che conoscere significa riconoscere le differenze senza ridurle a caricature. Alfonso Moretta, presidente della Comunità religiosa islamica Italiana (Coreis), ha citato attività nelle scuole e visite alle moschee come strumenti contro i pregiudizi. Infine, Mustafa Cenap Aydin, dell’Istituto Tevere, ha parlato dell’uso di queste schede in alcuni corsi. Hanno moderato l’incontro don Giacomo Pompei e don Giuliano Savina, rispettivamente direttore dell’Ufficio scuola e servizio insegnamento della religione cattolica (Irc) e direttore dell’Ufficio nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso (Unedi).

    Abitare le differenze senza paura

    Il senso della giornata è stato quello di imparare ad abitare le differenze senza paura. Lo ha ribadito ai media vaticani il vescovo Castello: “L’elaborazione e la presentazione delle schede per il dialogo, prima con l’ebraismo e adesso con l’islam, rappresentano tappe di un percorso che abbiamo avviato con l’intento di avviare un processo, senza limitarci a confermare le cose già dette e già fatte”. È un rilancio della responsabilità educativa. Perché la pace comincia là dove il pregiudizio smette di fare lezione.
     

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