Il segretario di Stato ha celebrato la Messa presso la tomba del Papa polacco, nel giorno della sua memoria liturgica. Presenti numerosi fedeli e un centinaio di sacerdoti. “In questo tempo martoriato dalle guerre”, il cardinale richiama le parole del santo Pontefice nel 2005: “La pace è un bene da promuovere con il bene, è però un bene da custodire e coltivare mediante scelte e opere di bene”

    Wojciech Rogacin – Città del Vaticano

    “Sull’esempio dell’apostolo Pietro, San Giovanni Paolo II è diventato colui su cui si è fondata la fede di così tante persone che si sono avvicinate a Cristo. In questo tempo segnato dalle guerre, chiediamo per sua intercessione la pace nel mondo”. È quanto ha affermato il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, nell’omelia della Santa Messa presso la tomba di San Giovanni Paolo II nella Basilica di San Pietro. Un luogo di preghiera e memoria dove ogni giovedì si riuniscono numerosi pellegrini – in particolare polacchi – che questa mattina, giovedì 22 ottobre, giorno della memoria liturgica del Pontefice polacco, ha visto la partecipazione di centinaia di fedeli. Hanno concelebrato oltre cento sacerdoti; tra loro, l’arcivescovo maggiore Sviatoslav Shevchuk, capo della Chiesa greco-cattolica ucraina.

    Il cardinale durante la celebrazione eucaristica

    Il cardinale durante la celebrazione eucaristica

    Essere “pavimento” gli altri

    Nella sua omelia, il cardinale Parolin ha ricordato nella sua omelia la riflessione del giovane vescovo Karol Wojtyła che, nel 1962, vedendo il pavimento della Basilica di San Pietro e riferendosi alla figura dell’Apostolo scrisse nel poema Il pavimento: “Vuoi essere qui il pavimento su cui camminano gli altri per giungere là dove guidi i loro passi?”.  “Sull’esempio dell’apostolo Pietro, San Giovanni Paolo II è stato anch’egli il pavimento su cui la fede di tante persone ha avanzato verso Cristo. Il pavimento, ossia il suo aderire a Cristo, è diventato non soltanto modello, ma anche sostegno, punto di appoggio, bussola per tanti credenti”, ha affermato il porporato.

    Assorbito dal dialogo con Dio

    Riferendosi poi al Vangelo del giorno, nel quale Gesù chiede a Pietro per tre volte: “Mi vuoi bene?”, ha sottolineato che lo stesso Wojtyła si è probabilmente posto più volte questa domanda e, al contempo, ha eseguito il comando di Gesù di confermare i fratelli nella fede. Proprio come la risposta di Pietro alla domanda di Cristo indica l’intima comunione del suo rapporto con il Signore, così Giovanni Paolo II visse una speciale intimità con il Signore, soprattutto nei momenti in cui si immergeva nella preghiera. “In quei momenti lo si vedeva interamente assorbito dal dialogo intimo ed affettuoso con Gesù”, ha ricordato Parolin.

    I fedeli presenti alla Messa presso la tomba di San Giovanni Paolo II

    I fedeli presenti alla Messa presso la tomba di San Giovanni Paolo II

    La pace, bene da coltivare

    Il segretario di Stato ha infine esortato a invocare l’intercessione del santo Pontefice polacco per il mondo di oggi. “Oggi ci rivolgiamo a lui perché continui ad intercedere presso il Signore per tutto il mondo, in questo tempo martoriato dalle guerre. Per suo tramite chiediamo a Dio il dono della pace che si imprima nelle coscienze, ciò che egli dichiarò nel 2005: ‘La pace è un bene da promuovere con il bene… È però un bene da custodire e coltivare mediante scelte e opere di bene’”.

    “La Madre di Dio – ha concluso il porporato – tocchi le coscienze di tutti, accompagnando ciascuno di noi verso costruttivi disegni di pace nella verità e nella giustizia”.

     

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