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    Dopo che la scorsa settimana i leader Ue hanno incaricato la Commissione europea di preparare misure adeguate a proteggere la Corte penale internazionale e mitigare le sanzioni statunitensi, l’Alto rappresentante per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, ha invitato a sfruttare i sei mesi previsti prima dell’entrata in vigore delle misure Usa per proseguire il dialogo diplomatico con Washington. “In questo arco di tempo”, ha dichiarato Kallas, “possiamo cercare di ottenere la revoca delle misure il cui obiettivo è minare l’indipendenza e l’integrità della corte”.
    Nel corso del dibattito a Strasburgo, numerosi eurodeputati hanno sollecitato la Commissione ad attivare il cosiddetto “blocking statute”, lo strumento che tutela cittadini e imprese europee dagli effetti delle sanzioni imposte da Paesi terzi.
    La Slovenia si era già mossa in questa direzione lo scorso anno, in concomitanza con l’introduzione delle sanzioni statunitensi contro la giudice Beti Hohler; un elemento sollevato durante il dibattito dall’eurodeputato Matjaž Nemec: “È inammissibile che la richiesta avanzata lo scorso anno da Belgio e Slovenia rimanga senza risposta”, ha detto. “Solo attraverso un’azione chiara da parte degli Stati membri potremo proteggere le imprese e le banche europee dalle sanzioni statunitensi”, ha aggiunto Nemec.
    Kallas ha risposto ai deputati che, in caso di un eventuale utilizzo dello strumento di blocco, l’Unione europea avrebbe a disposizione una sola opportunità per portare a termine questa procedura correttamente.

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